Il Rapporto Annuale Fermerci 2026 è stato presentato a Villa Lubin nell’ambito dei lavori del CNEL. Lo studio, giunto alla sua quarta edizione, aggiorna l’analisi sulle tendenze del trasporto ferroviario merci in Italia, confrontando performance nazionali ed europee, mappando le infrastrutture dell’ultimo miglio e misurando gli effetti economici e ambientali del comparto. La presentazione ha coinvolto istituzioni, operatori e centri di ricerca, offrendo un quadro complessivo che unisce dati quantitativi a raccomandazioni politiche.
All’apertura dei lavori sono intervenuti il presidente del CNEL, Renato Brunetta, e il presidente dell’Associazione Fermerci, Clemente Carta, che hanno evidenziato la necessità di scelte immediate per invertire la tendenza negativa. Il rapporto è stato redatto con il contributo di RFI per i dati e di un gruppo di lavoro composto da PwC Business Services, RSE e il Dipartimento di Ingegneria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, con ulteriori collaborazioni tecniche.
Trend dei volumi e dati chiave
Le evidenze del rapporto indicano una contrazione dei volumi di traffico: nel 2026 il sistema ha registrato un calo di circa 3,5% in termini di treni/km rispetto al 2026, consolidando una flessione iniziata nel 2026 che, complessivamente, arriva a circa 7,8% nel periodo 2026-2026. Il documento segnala inoltre che i traffici con origine o destinazione nei porti nazionali, negli interporti e nei terminal privati hanno mostrato una riduzione vicina al 3% nel 2026 rispetto al 2026 e del 7% rispetto al 2026. Viene anche riportata la criticità dei volumi globali, con segnalazioni che li collocano sotto la soglia dei 50 milioni di tonnellate*km.
Effetti su porti, interporti e corridoi
La diminuzione interessa l’intera filiera logistica: meno treni significa pressione sui servizi intermodali e minore capacità di valorizzare i corridoi strategici. Il Rapporto sottolinea come lavori infrastrutturali, tensioni geopolitiche e interruzioni ai valichi alpini abbiano influenzato negativamente l’operatività. Di conseguenza, la capacità degli operatori di competere sui mercati europei è stata indebolita dalla congiuntura e da limiti strutturali che richiedono coordinamento e priorità di rete.
Impatto economico e benefici ambientali
Oltre ai dati di traffico, lo studio quantifica i ritorni sul territorio: il territorial economic footprint del trasporto ferroviario per il 2026 è stimato superiore a 1,6 miliardi di euro, un valore ottenuto valutando le merci movimentate e i costi esterni evitati rispetto al trasporto su gomma. Il rapporto mette in evidenza anche i vantaggi energetici: un treno merci permette, in media, un risparmio di circa 3.800 litri di gasolio rispetto al trasporto equivalente su strada.
Valore intermodale e ricadute locali
La ricerca indica che i servizi intermodali mantengono una quota di valore maggiore nei territori attraversati rispetto al trasporto stradale: una stima pone questa incidenza intorno al 98% per l’intermodale contro il 75% nei traffici internazionali su gomma. Questo evidenzia come il potenziamento del cargo su rotaia possa tradursi in benefici occupazionali, economici e ambientali per le aree servite.
Richieste politiche, incentivi e raccomandazioni
Di fronte a questi dati, l’Associazione Fermerci e il suo presidente hanno chiesto misure urgenti per sostenere le imprese ferroviarie e prevenire danni irreversibili al settore. Le posizioni espresse sottolineano che gli incentivi devono essere pensati non come spesa corrente ma come investimenti capaci di generare esternalità positive in termini economici, sociali e ambientali. È stata rilanciata anche l’idea di utilizzare la potestà di iniziativa legislativa del CNEL per predisporre una proposta di legge che includa incentivi, semplificazioni regolatorie e regole chiare per garantire al trasporto ferroviario delle merci uno spazio adeguato sulla rete nazionale.
Ruolo delle risorse e integrazione di sistema
Secondo quanto emerso, per ridurre il divario con i competitor europei è necessario migliorare la produttività e impiegare in modo efficiente le risorse del PNRR e altri strumenti pubblici, assicurando che la rete ferroviaria sia integrata con le infrastrutture logistiche e i corridoi di scambio. L’approccio suggerito combina investimenti fisici, regole di governance e incentivi mirati per restituire centralità al cargo su rotaia.
Attori coinvolti e fonti del rapporto
All’evento hanno partecipato rappresentanti istituzionali e del settore, tra cui il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi, il presidente della IX Commissione Trasporti Salvatore Deidda e vari amministratori di imprese e enti di ricerca. I dati utilizzati provengono da RFI, Istat e Eurostat, e lo studio è stato realizzato con il supporto tecnico di PwC Business Services, RSE, l’Università degli Studi di Napoli Federico II e altri partner specialistici.
Il bilancio del Rapporto Fermerci 2026 è chiaro: il trasporto ferroviario merci in Italia sta affrontando una fase critica che richiede decisioni tempestive, investimenti mirati e una visione di sistema per trasformare i vantaggi ambientali e territoriali in opportunità concrete per l’economia nazionale.