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19 Maggio 2026

Come la crisi in Medio Oriente può colpire il mercato del lavoro globale

Un'analisi dell'OIL spiega come aumenti dei prezzi energetici e interruzioni delle filiere possano tradursi in milioni di posti di lavoro persi

Come la crisi in Medio Oriente può colpire il mercato del lavoro globale

Un rapporto pubblicato dall’Organizzazione internazionale del lavoro mette in luce come la crisi in Medio Oriente stia già trasmettendo effetti economici oltre i confini regionali. Tramite un insieme di canali di trasmissione — dall’aumento dei prezzi dell’energia alle interruzioni delle rotte commerciali e alle pressioni sulle filiere — lo shock sta comprimendo sia ore lavorate sia redditi da lavoro in molte economie.

Il documento, aggiornamento di maggio 2026 intitolato Tendenze occupazionali e sociali, aggiornamento di maggio 2026: aumento dei rischi per il mercato del lavoro a causa della crisi in Medio Oriente, avverte che gli effetti si dispiegheranno gradualmente e in modo disomogeneo, accentuando vulnerabilità già esistenti in mercati del lavoro segnati da crescita debole e da carenza di lavoro dignitoso.

Prospettiva globale e scenari di impatto

Nel caso considerato di riferimento, basato su un aumento dei prezzi del petrolio di circa il 50% rispetto alla media di inizio 2026, il rapporto stima una contrazione delle ore lavorate a livello mondiale dello 0,5% nel 2026 e dell’1,1% nel 2027. Questa riduzione equivale, rispettivamente, all’incirca a 14 milioni e 38 milioni di posti di lavoro a tempo pieno. Parallelamente, i redditi da lavoro reali verrebbero erosi dell’1,1% nel primo anno e del 3% nel secondo, cifre che corrispondono a perdite aggregate di circa 1.100 miliardi e 3.000 miliardi di dollari statunitensi.

Indicatori chiave e dinamiche

Oltre alla perdita di ore e redditi, l’analisi prevede un aumento più graduale della disoccupazione, stimata in +0,1 punti percentuali nel 2026 e in +0,5 punti percentuali nel 2027. L’OIL definisce questo fenomeno come uno shock lento: uno stress economico che, pur non esplodendo immediatamente, può erodere progressivamente le condizioni di lavoro, la qualità dei posti e la protezione sociale.

Regioni più esposte: Stati arabi e Asia e Pacifico

Gli effetti non sono omogenei: gli Stati arabi e i paesi dell’Asia e del Pacifico risultano particolarmente vulnerabili per l’elevata integrazione con i flussi energetici, le rotte commerciali e i movimenti di lavoratori. Nella regione araba il calo totale delle ore lavorate può variare sostanzialmente in base all’evoluzione del conflitto: dallo -1,3% in caso di rapida de-escalation fino al -10,2% in uno scenario di forte escalation. Queste percentuali sono più che doppie rispetto alla contrazione osservata durante la pandemia di COVID-19 nel 2026.

Settori e categorie a rischio

Circa il 40% dell’occupazione negli Stati arabi è concentrata in settori ad alta esposizione come costruzioni, manifattura, trasporti, commercio e turismo-alberghiero. Nella regione Asia-Pacifico, dove la dipendenza da importazioni energetiche e dalle migrazioni per lavoro crea catene di impatto, le ore lavorate potrebbero scendere dello 0,7% nel 2026 e dell’1,5% nel 2027, mentre i redditi reali si ridurrebbero rispettivamente dell’1,5% e del 4,3%. Circa il 22% dei lavoratori della regione opera in settori ad alta esposizione, inclusi agricoltura, trasporti, manifattura e costruzioni.

Migrazioni, rimesse e risposte di politica economica

La crisi influisce anche sui movimenti di persone e sui flussi finanziari connessi al lavoro. Dall’inizio dell’escalation i trasferimenti di lavoratori verso i paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo si sono ridotti e i rimpatri sono aumentati per via delle restrizioni ai voli, delle preoccupazioni per la sicurezza e della minore domanda in settori come le costruzioni e il turismo. Le rimesse, vitali per molte economie dell’Asia meridionale e sud-orientale, mostrano i primi segnali di contrazione, con possibili ricadute su consumi e povertà nei paesi d’origine.

Interventi adottati e raccomandazioni dell’OIL

Molti governi hanno già introdotto misure di breve termine — sussidi energetici, trasferimenti monetari, sostegni alle imprese e strumenti per tutelare i lavoratori migranti — ma le risposte restano spesso frammentate e limitate dai vincoli fiscali. L’OIL raccomanda di mettere al centro le politiche per occupazione e redditi, rivolgendosi in modo mirato ai gruppi più colpiti come lavoratori informali, migranti, rifugiati e piccole imprese, bilanciando stabilità macroeconomica e tutela dell’occupazione.

Dialogo sociale e monitoraggio

Secondo Sangheon Lee, capo economista dell’OIL, questo è «uno shock lento ma potenzialmente duraturo» che può trasformare il mercato del lavoro se non vengono adottate risposte incentrate sull’occupazione, fondate sul dialogo sociale e conformi alle norme internazionali del lavoro. L’Organizzazione continuerà a monitorare gli sviluppi e i diversi canali di trasmissione man mano che arrivano nuovi dati.

Niccolò Conforti
Autore

Niccolò Conforti

Niccolò Conforti ha seguito il lancio di una startup napoletana in un incontro al Centro Direzionale, sostenendo una linea editoriale pro-innovazione nel settore fintech. Analista fintech, porta un dettaglio biografico: mantiene un registro delle prime pitch a cui ha assistito a Napoli.