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31 Maggio 2026

Cosa spinge i giovani veterinari a valutare un cambio di carriera

Una ricerca racconta il malessere delle nuove leve della veterinaria: eccesso di lavoro, retribuzioni ritenute basse e una formazione pratica che non sempre soddisfa. Circa un terzo dei giovani professionisti sta pensando di cambiare percorso.

Cosa spinge i giovani veterinari a valutare un cambio di carriera

Negli ultimi anni la professione veterinaria ha visto affluire nuove generazioni che, nonostante la passione, si scontrano con una realtà lavorativa complessa. La ricerca Young Vet Insight ha raccolto testimonianze e dati che rivelano un quadro fatto di stress lavorativo, aspettative non corrisposte e una forte richiesta di competenze pratiche. Questi elementi incidono sulle scelte di carriera e sul benessere personale dei giovani veterinari.

Il sondaggio mette in evidenza punti ricorrenti: la percezione di stipendi insufficienti, orari di lavoro prolungati e difficoltà a bilanciare attività professionale e vita privata. Le conseguenze vanno dalla frustrazione alla volontà, per una quota significativa, di abbandonare la professione o orientarsi verso ambiti diversi.

Principali fattori di disagio

Tra le cause più citate figura il sovraccarico di lavoro, spesso legato sia alla mole di pazienti sia alle responsabilità gestionali che ricadono sui giovani professionisti. Molti rispondenti segnalano turni lunghi, reperibilità e oneri amministrativi che sottraggono tempo alla pratica clinica e alla vita privata, generando uno stato di affaticamento cronico.

Retribuzione e valore percepito

Un altro elemento centrale è l’elemento economico: stipendi che appaiono non commisurati alle competenze richieste e al carico di lavoro. Questa discrepanza tra impegno e ricompensa alimenta il senso di svalutazione professionale e spinge molti giovani a considerare alternative lavorative o trasferimenti in altri settori o paesi dove la retribuzione è più favorevole.

Conciliazione lavoro-vita privata

La difficoltà a bilanciare impegni professionali e tempo personale è un problema ricorrente. Lavorare in cliniche aperte 24 ore o garantire reperibilità notturna influisce sulla qualità della vita e sulle relazioni personali. Per alcuni giovani professionisti questo squilibrio è diventato determinante nel valutare il futuro della propria carriera.

Formazione pratica e aspettative non soddisfatte

La formazione universitaria viene spesso ritenuta solida nella teoria ma carente nella parte pratica: molti intervistati esprimono la necessità di più stage, affiancamenti e opportunità di lavoro sul campo prima dell’ingresso nel mercato. La richiesta è chiara: esperienze pratiche che permettano di acquisire sicurezza nelle decisioni cliniche e nelle emergenze, riducendo l’ansia del primo periodo lavorativo.

Competenze richieste dal mercato

Oltre alla capacità clinica, il mercato moderno richiede competenze in gestione, comunicazione con i clienti e conoscenze amministrative. La carenza in questi ambiti può rendere l’attività quotidiana più complessa e frustrante; per questo i giovani veterinari chiedono formazione su strumenti pratici per la gestione dello studio e il rapporto con i proprietari degli animali.

Implicazioni per il futuro della professione

Se una parte consistente dei giovani veterinari sta valutando un cambio, la professione rischia di perdere energie e specializzazioni preziose. Investire in percorsi di formazione pratica, rivedere modelli retributivi e promuovere un equilibrio sostenibile tra lavoro e vita privata sono passaggi necessari per trattenere i talenti e garantire cure di qualità.

Possibili strategie di intervento

Tra le soluzioni pratiche emergono proposte come l’ampliamento degli stage obbligatori, programmi di mentoring con professionisti esperti, politiche che favoriscano orari più sostenibili e pacchetti retributivi competitivi. Anche il rafforzamento delle competenze manageriali e comunicative rappresenta un investimento a vantaggio sia del singolo professionista sia della qualità del servizio offerto ai clienti.

Ruolo delle istituzioni e delle associazioni

Le università, le associazioni professionali e le strutture formative possono svolgere un ruolo cruciale nell’implementare modifiche. Concertare iniziative concrete per supportare la transizione dal mondo accademico a quello lavorativo e monitorare le esigenze emergenti dei giovani veterinari può contribuire a ridurre l’abbandono e a migliorare il benessere collettivo della categoria.

In sintesi, il quadro che emerge è di una professione viva ma sotto pressione: la passione resta, ma senza adeguati strumenti e riconoscimenti rischia di affievolirsi. Dare risposta alle richieste di formazione pratica, migliorare le condizioni economiche e favorire un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata sono passi fondamentali per assicurare un futuro sostenibile alla veterinaria.

Francesca Galli
Autore

Francesca Galli

Francesca Galli, fiorentina con formazione bancaria, prese la decisione di cambiare carriera dopo un convegno a Palazzo Vecchio: oggi cura analisi di mercati e colonne su risparmio e investimenti. In redazione propone linee editoriali attente alla trasparenza e conserva l'agenda del primo impiego in banca.