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10 Ottobre 2026

Confronto salariali degli insegnanti europei: top e coda

I salari degli insegnanti variano da più di 70mila euro in Danimarca a meno di 20mila in Turchia: ecco i dati e le cause.

Confronto salariali degli insegnanti europei: top e coda

Le recenti proteste in Francia hanno riacceso il dibattito sui stipendi degli insegnanti in tutta Europa, ma il fenomeno non è nuovo. Secondo il rapporto Education at a Glance 2026 dell’OCSE le retribuzioni variano notevolmente da un sistema educativo all’altro, a seconda del reddito nazionale, delle scale retributive e delle politiche salariali. Per comprendere il panorama, è necessario analizzare sia i valori assoluti sia il potere d’acquisto, due metriche che insieme dipingono il quadro reale della vita di un docente.

Chi paga di più: la classifica europea dei salari

Nel 2025 il stipendio effettivo medio dei docenti della classe primaria si aggira da 18.669 euro in Turchia a ben 74.086 euro in Danimarca. La top five è guidata da Islanda (73.752 €), Irlanda (69.747 €), Germania (69.453 €), Austria (65.851 €) e, in chiusura, Danimarca. Oltre 50.000 euro guadagnano insegnanti in Norvegia, nella Comunità fiamminga del Belgio, in Irlanda del Nord, Scozia, Galles, Finlandia e Inghilterra. Al contrario, sette paesi registrano stipendi inferiori ai 25.000 euro: Cechia, Ungheria, Slovacchia, Romania, Lettonia, Grecia e Turchia.

Tra le grandi economie, la Germania emerge al vertice con più di 69 000 euro, mentre l’Italia chiude in fondo alla classifica con una media di 32.100 euro, la più bassa tra le potenze europee. I dati sulla Spagna non sono disponibili, ma la tendenza generale mostra un divario marcato tra Nord e Sud, con i paesi scandinavi e l’Irlanda al comando.

Potere d’acquisto: quando lo stipendio reale conta più del valore nominale

Un salario elevato non garantisce automaticamente un tenore di vita alto, perché il costo dei beni e dei servizi varia considerevolmente. Per tenere conto di queste differenze, gli importi sono stati convertiti in unità di potere d’acquisto (PPS) usando le parità di Eurostat. In questa classifica il Germania mantiene la prima posizione, con 64.143 PPS per la scuola primaria, seguita da Austria (58.265 PPS), Danimarca (53.036 PPS), Irlanda (51.226 PPS) e la Comunità fiamminga del Belgio (50.846 PPS). La Grecia, invece, si colloca all’ultimo posto con 21.456 PPS.

Per la scuola secondaria superiore la tendenza è simile: il Salario medio tedesco raggiunge i 74.034 PPS, mentre la Grecia rimane al capolinea con 23.289 PPS. Queste disparità confermano che le politiche retributive, i requisiti di qualifica e le opportunità di avanzamento professionale influiscono nettamente sul valore reale dei compensi, ben oltre le semplici differenze fiscali.

L’Italia nel lungo periodo: da docenti ben pagati a professione marginale

Negli anni Sessanta un professore senior percepiva l’equivalente di circa 3.360 euro di potere d’acquisto attuale, un livello che garantiva una vita dignitosa e persino una seconda casa. Fino agli inizi degli Ottanta, gli aumenti automatici legati all’inflazione mantenevano stabile il potere d’acquisto, nonostante picchi inflazionistici del 16,8 % nel 1976. Il cambiamento radicale avviene con il D.Lgs. 29/1993, che trasforma il rapporto di lavoro del pubblico impiego in un contratto di tipo privato, congelando i progressi salariali e introducendo scatti di anzianità molto più lenti.

Nel 2006 lo stipendio mensile lordo massimo di un docente di scuola secondaria era di circa 2.100 euro (circa 3.032 € attualizzati). Dieci anni dopo, nel 2026, il valore netto più alto si attesta a 2.356 euro al mese, ben al di sotto della media europea. In Francia un insegnante senior percepisce ancora 3.000 euro netti mensili, mentre in Germania supera i 4.500 euro, evidenziando un divario marcato che contribuisce alla percezione di povertà professionale in Italia.

Andrea Innocenti
Autore

Andrea Innocenti

Andrea Innocenti ha coordinato dall'estero il rientro di una cronista napoletana durante una crisi diplomatica, gestendo contatti con consolati; è corrispondente esteri che definisce linee editoriali sulla geopolitica. Nato a Napoli, parla dialetto locale e mantiene rapporti con ONG partenopee.