(Adnkronos) – “Abbiamo introdotto l’intelligenza artificiale nella giustizia amministrativa per aumentare l’efficienza, ma senza mai intaccare la centralità della decisione umana”, ha dichiarato Brunella Bruno, consigliera di Stato, in un'intervista all’Adnkronos durante la conferenza Comolake 2025. “La nostra piattaforma di intelligenza artificiale e business intelligence nasce da una strategia autonoma, definita prima ancora che esistessero l’AI Act e la legge nazionale del 2025”, ha spiegato. “Abbiamo scelto di usare l’AI generativa solo per attività di analisi e non per la creazione di testi, proprio per evitare ogni rischio di automatismo nella decisione giudiziaria”. Bruno ha sottolineato che “questa innovazione permette ai giudici di liberarsi da compiti ripetitivi e concentrarsi sul cuore della decisione, nel pieno rispetto dei principi di etica e trasparenza”. “La migrazione al cloud, in linea con il principio ‘cloud first’ della strategia nazionale, è stata il fattore abilitante del nostro percorso di trasformazione digitale”, ha spiegato Bruno. “Abbiamo lavorato su due livelli: da un lato l’ammodernamento dei sistemi, dall’altro la reingegnerizzazione dei processi interni, nel solco del processo amministrativo telematico, di cui siamo stati pionieri”, ha ricordato. Bruno ha aggiunto che “l’innovazione tecnologica è sostenuta da una governance interna robusta, con un team di magistrati, dirigenti e tecnici che garantiscono un controllo costante e indipendente sullo sviluppo delle soluzioni AI”. “L’obiettivo è una giustizia più efficiente e più accessibile, senza mai perdere di vista la tutela dei diritti fondamentali”. “Il successo del nostro progetto di intelligenza artificiale nella giustizia amministrativa nasce dall’integrazione di competenze interne e di un’alleanza virtuosa con partner esterni”, ha dichiarato Bruno. “Abbiamo costruito una piattaforma progettata interamente all’interno dell’amministrazione, con il contributo di tecnici, magistrati e personale altamente qualificato”, ha spiegato. “Ma la parte più importante è la condivisione dei valori: abbiamo visto come la consapevolezza del significato di ciò che si sta realizzando riesca a coinvolgere anche i partner privati, che lavorano con noi non solo per logiche commerciali, ma per la rilevanza pubblica del progetto”. Bruno ha concluso che “solo un’alleanza tra tecnologia, etica e servizio può generare vera fiducia nella giustizia digitale”.
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