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14 Agosto 2026

Come l’Intelligenza Artificiale sta trasformando il mondo giuridico ed economico

Gli studi professionali italiani stanno abbracciando la trasformazione digitale con investimenti crescenti in tecnologie avanzate, tra cui l'Intelligenza Artificiale.

Come l'Intelligenza Artificiale sta trasformando il mondo giuridico ed economico

Il panorama delle professioni giuridiche ed economiche in Italia è in rapida evoluzione, grazie all’adozione sempre più diffusa di tecnologie digitali. Secondo i dati dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale della School of Management del Politecnico di Milano, gli investimenti in tecnologie digitali da parte degli studi professionali italiani hanno raggiunto i 2,01 miliardi di euro nel 2026, con una crescita prevista del 4% per il 2026.

Questa trasformazione non riguarda solo i grandi studi, ma coinvolge l’intero settore, riducendo il divario tra realtà di diverse dimensioni. Tuttavia, permangono differenze significative nella maturità digitale mentre il 68% dei micro-studi utilizza meno di due tecnologie digitali di base, l’89% dei grandi studi ne adotta almeno quattro.

L’adozione dell’Intelligenza Artificiale

L’intelligenza artificiale è uno dei principali driver di questa trasformazione. Le soluzioni di AI non integrate nei gestionali di studio sono adottate dal 62% dei grandi studi e dal 37% al 47% delle diverse professioni. Tra i grandi studi, l’adozione raggiunge il 62%, mentre tra i micro-studi si attesta al 27%.

L’IA viene utilizzata principalmente per attività di ricerca normativa, giurisprudenziale o contrattuale, con una percentuale compresa tra l’82% e l’87% a seconda della professione. La sintesi e rielaborazione di documenti è un’altra area di utilizzo significativo, con percentuali che variano dal 56% al 71%.

Applicazioni specifiche dell’IA

Le traduzioni in altre lingue sono un’altra applicazione comune dell’IA, con percentuali di utilizzo che variano dal 29% al 34%. La trascrizione e rielaborazione di riunioni è meno diffusa, con percentuali che vanno dal 12% al 21%. L’assistenza ai clienti tramite chatbot o assistenti virtuali è ancora limitata, con un utilizzo che varia dal 4% al 6%.

L’IA è anche utilizzata per la creazione di contenuti, l’analisi di atti e la predisposizione di report per i clienti, con percentuali di utilizzo che variano dal 44% al 51%. La generazione e revisione di pareri, contratti e atti è meno diffusa, con percentuali che vanno dal 23% al 34%. La creazione di contenuti di comunicazione e multimediali è adottata dal 17% al 35% degli studi, mentre l’IA viene utilizzata per l’aggiornamento e la formazione professionale dal 12% al 19%.

Le sfide del ricambio generazionale

Una delle principali sfide per gli studi professionali è il ricambio generazionale. La capacità di attrarre giovani professionisti è fortemente influenzata dalla dimensione organizzativa: il 90% dei grandi studi si considera mediamente o molto attrattivo per i giovani professionisti, mentre questa percentuale scende a meno del 35% tra i micro-studi.

Questo divario rischia di incidere sulla competitività futura delle realtà più piccole. Come afferma Claudio Rorato, Responsabile Scientifico e Direttore dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale, “l’IA si sta affermando come driver di innovazione, in grado di stimolare l’adozione di nuovi paradigmi organizzativi, di business e relazionali.”

Tuttavia, permangono barriere all’adozione dell’IA, tra cui i rischi di violazione della privacy e della sicurezza dei dati, la scarsa conoscenza delle potenzialità e dei rischi della soluzione e il timore di perdere la capacità critica e analitica. Tra le professioni, il timore di perdere nel tempo la capacità critica e analitica oscilla tra il 55% e l’81%.

Per il biennio -, i grandi studi spingono sull’acceleratore, con il 38% che ha già pianificato investimenti specifici in AI e il 50% che li ritiene probabili e sta valutando. Tra le professioni, la percentuale di chi ha già pianificato investimenti e ha intenzione di compierli oscilla tra il 39% e il 44%.

Il valore per i clienti

Solo una percentuale compresa tra il 22% e il 27% degli studi riesce a illustrare abitualmente ai clienti il valore dei servizi erogati e a quantificare anche i benefici prodotti. I grandi studi, pur rivelando una percentuale più elevata (38%), non esprimono una tendenza marcatamente diversa, segno che il tema accomuna professioni e dimensioni diverse.

Una quota di studi compresa tra il 51% e il 72% ha difficoltà a quantificare e far percepire gli impatti dei servizi erogati ai clienti o a individuare un metodo strutturato da applicare. Pochi manifestano disinteresse per il tema, ad eccezione del 24% della categoria legale.

Il processo di innovazione negli studi professionali è ancora lontano dalla maturità. Fanno eccezione i grandi studi, che si stanno muovendo in più direzioni, innovando i modelli organizzativi, di business e relazionali. La quasi totalità di questi (oltre 90%) ha attivato processi strutturati di innovazione, con pratiche utili a migliorare l’ascolto sistematico dei clienti e la circolazione interna delle informazioni, stimolare la creatività e il process improvement e collaborare, in ottica open innovation, con diverse tipologie di realtà.

I principali ostacoli all’implementazione di un processo strutturato di innovazione negli studi professionali riguardano la mancanza di tempo e risorse da dedicare all’innovazione, la difficoltà a valutare il ritorno economico delle nuove iniziative e la cultura organizzativa poco orientata al cambiamento.

In questo contesto, la formazione e il confronto con realtà più evolute diventano una leva per la crescita individuale e organizzativa. Il coinvolgimento di tutta la struttura nel percorso di cambiamento diventa strategico per poter amplificare positivamente gli effetti delle azioni intraprese.

Paolo Mariani
Autore

Paolo Mariani

Paolo Mariani, giornalista esperto di mercato del lavoro e politiche occupazionali, racconta contratti, carriere e trasformazioni del mondo professionale con taglio pratico e attento ai diritti dei lavoratori.