In un mondo del lavoro sempre più diversificato, comprendere come la diversità influenzi i rischi psicosociali è diventato fondamentale. Un recente rapporto di EU-OSHA, intitolato “Workforce diversity and psychosocial risks: towards healthier and more inclusive workplaces”getta luce su questo tema complesso, mostrando come fattori come discriminazione, stereotipi, precarietà e carichi di lavoro elevati possano avere impatti differenti su vari gruppi di lavoratori.
Il rapporto analizza come genere, età, origine, disabilità, orientamento sessuale, condizioni di salute e status socio-economico possano rendere alcuni lavoratori più vulnerabili a stress, discriminazione, violenza e molestie. L’obiettivo è promuovere ambienti di lavoro più sani e inclusivi, riconoscendo e affrontando le specifiche sfide che ogni gruppo deve affrontare.
I gruppi più esposti ai rischi psicosociali
Il rapporto identifica diversi gruppi di lavoratori che possono essere più esposti a rischi psicosociali. Tra questi, le donne, i lavoratori appartenenti a minoranze etniche, i lavoratori migranti, le persone LGBTIQ, le persone con disabilità o patologie croniche, i giovani, i lavoratori anziani e quelli con basso status socio-economico. Questi gruppi possono affrontare sfide uniche che amplificano l’esposizione a stress, discriminazione e insicurezza lavorativa.
Ad esempio, una lavoratrice migrante impiegata in attività di cura o pulizia può essere esposta non solo ai rischi tipici della mansione, ma anche a isolamento, precarietà, discriminazione, difficoltà linguistiche e maggiore esposizione a molestie o violenza da parte di terzi. Questo fenomeno, noto come intersezionalitàsottolinea come un lavoratore possa essere esposto a più fattori di vulnerabilità contemporaneamente.
I principali rischi evidenziati
Secondo EU-OSHA, i rischi psicosociali non derivano solo dal carico di lavoro o dai tempi stretti, ma anche dal modo in cui il lavoro è organizzato e dal contesto sociale in cui si svolge. Tra i fattori ricorrenti emergono:
- Discriminazione e trattamento ingiusto;
- Stereotipistigma e pregiudizi;
- Violenzamolestie, molestie sessuali e violenza da parte di terzi;
- Insicurezza lavorativalavoro precario e basso reddito;
- Carichi di lavoro elevatiintensità e pressione temporale;
- Scarso controllo sul lavoro e bassa autonomia;
- Isolamentobasso supporto da parte di colleghi e superiori;
- Difficoltà di conciliazione vita-lavoro.
Molti di questi rischi sono trasversali a tutta la forza lavoro, ma possono colpire con maggiore intensità alcuni gruppi. Per questo, la prevenzione deve combinare misure generali, valide per tutti, e misure mirate, calibrate sulle specifiche condizioni di esposizione.
Indicazioni operative per una prevenzione efficace
Per affrontare efficacemente i rischi psicosociali legati alla diversità, EU-OSHA suggerisce diverse indicazioni operative. Innanzitutto, è fondamentale integrare la diversità nella valutazione dei rischi psicosociali, senza trattarla come un tema separato rispetto alla salute e sicurezza sul lavoro.
È importante considerare discriminazione, molestie, esclusione, stereotipi e violenza da parte di terzi come possibili fattori di rischio psicosociale. Coinvolgere attivamente i lavoratori nella valutazione, attraverso strumenti anonimi, focus group, interviste, consultazioni mirate o segnalazioni protette, può aiutare a identificare e affrontare questi rischi in modo più efficace.
Analizzare i rischi tenendo conto di mansioni, turni, carichi di lavoro, autonomia, supporto organizzativo, precarietà e contatto con terzi è essenziale. Prevedere misure generali per tutta la forza lavoro e misure specifiche per gruppi maggiormente esposti può fare la differenza. Garantire canali di segnalazione sicuri, riservati e realmente accessibili è un altro passo cruciale.
Monitorare assenze, turnover, segnalazioni, episodi di violenza o molestie e dati sul clima organizzativo, nonché rafforzare la formazione e la sensibilizzazione interna sui fattori organizzativi, relazionali e culturali che possono incidere sull’esposizione ai rischi psicosociali, sono altre pratiche raccomandate. Aggiornare periodicamente la valutazione in caso di cambiamenti organizzativi, digitalizzazione, nuove modalità di lavoro o aumento dell’esposizione a terzi è infine fondamentale per mantenere un ambiente di lavoro sicuro e inclusivo.
Il rapporto EU-OSHA richiama l’attenzione su un aspetto spesso sottovalutato nella gestione dei rischi psicosociali: l’esposizione non è uguale per tutti i lavoratori. Le condizioni organizzative, i carichi di lavoro, il rapporto con il pubblico, la precarietà, l’isolamento, le molestie o la discriminazione possono produrre effetti diversi a seconda delle caratteristiche della forza lavoro e delle specifiche condizioni di impiego.
Per questo, la valutazione dei rischi psicosociali deve essere in grado di intercettare anche le situazioni meno visibili: lavoratori più esposti a violenza da parte di terzi, categorie con minore potere contrattuale, persone soggette a stereotipi o discriminazioni, lavoratori isolati, precari o con difficoltà di accesso ai canali di segnalazione.


