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16 Giugno 2026

Come la diversità influisce sui rischi psicosociali nei luoghi di lavoro

Un nuovo rapporto evidenzia come discriminazione, molestie e carichi di lavoro elevati possano influenzare diversamente i lavoratori in base a genere, età e altre caratteristiche

Come la diversità influisce sui rischi psicosociali nei luoghi di lavoro

In un mondo del lavoro sempre più diversificato, comprendere come la diversità influenzi i rischi psicosociali è diventato fondamentale. Un recente rapporto di EU-OSHA, intitolato “Workforce diversity and psychosocial risks: towards healthier and more inclusive workplaces”getta luce su questo tema complesso, mostrando come fattori come discriminazione, stereotipi, precarietà e carichi di lavoro elevati possano avere impatti differenti su vari gruppi di lavoratori.

Il rapporto analizza come genere, età, origine, disabilità, orientamento sessuale, condizioni di salute e status socio-economico possano rendere alcuni lavoratori più vulnerabili a stress, discriminazione, violenza e molestie. L’obiettivo è promuovere ambienti di lavoro più sani e inclusivi, riconoscendo e affrontando le specifiche sfide che ogni gruppo deve affrontare.

I gruppi più esposti ai rischi psicosociali

Il rapporto identifica diversi gruppi di lavoratori che possono essere più esposti a rischi psicosociali. Tra questi, le donne, i lavoratori appartenenti a minoranze etniche, i lavoratori migranti, le persone LGBTIQ, le persone con disabilità o patologie croniche, i giovani, i lavoratori anziani e quelli con basso status socio-economico. Questi gruppi possono affrontare sfide uniche che amplificano l’esposizione a stress, discriminazione e insicurezza lavorativa.

Ad esempio, una lavoratrice migrante impiegata in attività di cura o pulizia può essere esposta non solo ai rischi tipici della mansione, ma anche a isolamento, precarietà, discriminazione, difficoltà linguistiche e maggiore esposizione a molestie o violenza da parte di terzi. Questo fenomeno, noto come intersezionalitàsottolinea come un lavoratore possa essere esposto a più fattori di vulnerabilità contemporaneamente.

I principali rischi evidenziati

Secondo EU-OSHA, i rischi psicosociali non derivano solo dal carico di lavoro o dai tempi stretti, ma anche dal modo in cui il lavoro è organizzato e dal contesto sociale in cui si svolge. Tra i fattori ricorrenti emergono:

  • Discriminazione e trattamento ingiusto;
  • Stereotipistigma e pregiudizi;
  • Violenzamolestie, molestie sessuali e violenza da parte di terzi;
  • Insicurezza lavorativalavoro precario e basso reddito;
  • Carichi di lavoro elevatiintensità e pressione temporale;
  • Scarso controllo sul lavoro e bassa autonomia;
  • Isolamentobasso supporto da parte di colleghi e superiori;
  • Difficoltà di conciliazione vita-lavoro.

Molti di questi rischi sono trasversali a tutta la forza lavoro, ma possono colpire con maggiore intensità alcuni gruppi. Per questo, la prevenzione deve combinare misure generali, valide per tutti, e misure mirate, calibrate sulle specifiche condizioni di esposizione.

Indicazioni operative per una prevenzione efficace

Per affrontare efficacemente i rischi psicosociali legati alla diversità, EU-OSHA suggerisce diverse indicazioni operative. Innanzitutto, è fondamentale integrare la diversità nella valutazione dei rischi psicosociali, senza trattarla come un tema separato rispetto alla salute e sicurezza sul lavoro.

È importante considerare discriminazione, molestie, esclusione, stereotipi e violenza da parte di terzi come possibili fattori di rischio psicosociale. Coinvolgere attivamente i lavoratori nella valutazione, attraverso strumenti anonimi, focus group, interviste, consultazioni mirate o segnalazioni protette, può aiutare a identificare e affrontare questi rischi in modo più efficace.

Analizzare i rischi tenendo conto di mansioni, turni, carichi di lavoro, autonomia, supporto organizzativo, precarietà e contatto con terzi è essenziale. Prevedere misure generali per tutta la forza lavoro e misure specifiche per gruppi maggiormente esposti può fare la differenza. Garantire canali di segnalazione sicuri, riservati e realmente accessibili è un altro passo cruciale.

Monitorare assenze, turnover, segnalazioni, episodi di violenza o molestie e dati sul clima organizzativo, nonché rafforzare la formazione e la sensibilizzazione interna sui fattori organizzativi, relazionali e culturali che possono incidere sull’esposizione ai rischi psicosociali, sono altre pratiche raccomandate. Aggiornare periodicamente la valutazione in caso di cambiamenti organizzativi, digitalizzazione, nuove modalità di lavoro o aumento dell’esposizione a terzi è infine fondamentale per mantenere un ambiente di lavoro sicuro e inclusivo.

Il rapporto EU-OSHA richiama l’attenzione su un aspetto spesso sottovalutato nella gestione dei rischi psicosociali: l’esposizione non è uguale per tutti i lavoratori. Le condizioni organizzative, i carichi di lavoro, il rapporto con il pubblico, la precarietà, l’isolamento, le molestie o la discriminazione possono produrre effetti diversi a seconda delle caratteristiche della forza lavoro e delle specifiche condizioni di impiego.

Per questo, la valutazione dei rischi psicosociali deve essere in grado di intercettare anche le situazioni meno visibili: lavoratori più esposti a violenza da parte di terzi, categorie con minore potere contrattuale, persone soggette a stereotipi o discriminazioni, lavoratori isolati, precari o con difficoltà di accesso ai canali di segnalazione.

Edoardo Marchesi
Autore

Edoardo Marchesi

Edoardo Marchesi, voce delle notizie di Palermo, ricorda la notte in cui seguì il corteo in via Maqueda e decise di chiedere carte e nomi: da allora predilige verifiche sul campo. In redazione guida l’agenda delle emergenze e custodisce una collezione di vecchie mappe della città.