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27 Giugno 2026

Come garantire la sostenibilità del lavoro nel Veneto instabile

Uno sguardo sulle trasformazioni, i numeri recenti e le politiche necessarie per un mercato del lavoro veneto sostenibile

Il lavoro resta al centro della vita sociale e individuale, e occasioni come il Primo Maggio stimolano riflessioni sul suo significato. Viviamo in una fase in cui l’instabilità non è un episodio passeggero, ma una condizione strutturale che attraversa famiglie, imprese e istituzioni: dal commercio internazionale alle tensioni geopolitiche, ogni elemento altera il quadro occupazionale.

Negli ultimi vent’anni il territorio ha subito ondate di cambiamento che hanno rimodellato il mercato del lavoro regionale: dalla globalizzazione all’introduzione dell’euro, dalla crisi del 2008 fino alla pandemia del 2026 e alle recenti turbolenze energetiche e geopolitiche. Questo percorso ha richiesto adattamenti continui, portando con sé opportunità ma anche punti di fragilità.

Un modello produttivo in evoluzione e le sue vulnerabilità

Il Veneto ha storicamente fondato la sua forza su un sistema di piccole e medie imprese specializzate e orientate all’export. Questo modello distrettuale, motore di esportazioni e occupazione, ha però mostrato limiti: dimensioni aziendali ridotte, capitale limitato e una forte concentrazione in settori tradizionali hanno reso alcune aziende sensibili a concorrenza esterna e delocalizzazioni. Le crisi ricorrenti, come quella finanziaria del 2008 e la recessione connessa al debito sovrano nel 2014, hanno accentuato questi limiti, spingendo verso una ridistribuzione della forza lavoro dal manifatturiero ai servizi e favorendo la selezione delle imprese più resilienti.

Le lezioni delle emergenze recenti

La pandemia del 2026 ha interrotto filiere e compromesso settori come il turismo e i servizi. Le misure emergenziali – tra cui il blocco dei licenziamenti e l’estensione della cassa integrazione – hanno agito da ammortizzatori e hanno permesso una ripartenza rapida dell’occupazione. Tuttavia, la ripresa è stata disomogenea e, soprattutto negli anni successivi, condizionata da nuove tensioni internazionali che hanno reso l’uscita dalla crisi meno lineare.

Numeri recenti: crescita ma con segnali di selettività

Nonostante lo scenario complesso, i dati più recenti mostrano performance positive: nel 2026 il mercato del lavoro regionale ha registrato una crescita superiore a 20.000 posti, trainata soprattutto dall’aumento dei contratti a tempo indeterminato. Se guardiamo più lontano, il saldo occupazionale dal 2008 conta circa 365.000 posizioni dipendenti in più, di cui circa 300.000 a tempo indeterminato. All’inizio del 2026 la tendenza di crescita prosegue, seppure con un ritmo più lento e più selettivo per settori e profili professionali.

Caratteristiche del mercato attuale

Il mercato del lavoro veneto appare solido in termini di partecipazione e disoccupazione, ma profondamente trasformato: maggiore mobilità dei lavoratori, difficoltà di reperimento di alcune figure professionali, crescente attenzione alla qualità del lavoro e al rapporto tra salari e costo della vita. Si è inoltre intensificato il problema del mismatch tra domanda e offerta, che richiede interventi mirati su formazione e riconversione delle competenze.

Sostenibilità occupazionale: politiche e priorità

La sfida per i prossimi anni non è solo generare posti di lavoro, ma assicurare che ci siano persone con le competenze giuste, nei luoghi e nei settori necessari. Le dinamiche demografiche indicano un progressivo invecchiamento della popolazione: stime prudenziali suggeriscono che, entro il 2030, il Veneto potrebbe trovarsi con un gap compreso tra 80.000 e 190.000 posti vacanti, a seconda dell’andamento economico e dell’impatto dell’AI sul mondo del lavoro.

Per preservare l’equilibrio tra domanda e offerta occorre un approccio integrato: valorizzare la partecipazione femminile attraverso politiche di conciliazione e sostegni alla genitorialità; sostenere l’occupazione delle persone mature con formazione continua e adattamenti organizzativi; mantenere flussi migratori qualificati e investire nell’attrattività dei territori. Le imprese, da parte loro, devono considerare il capitale umano come risorsa strategica, concentrandosi su attrazione e ritenzione dei talenti, specie tra i giovani.

Il Veneto ha dimostrato una notevole capacità di assorbire shock e trasformazioni, ma non è il momento di adagiarsi. Il compito è gestire l’instabilità con strategie flessibili e di lungo periodo, attivando tutte le leve disponibili e assicurando che nessuno rimanga escluso dal percorso di adattamento. Solo così la crescita potrà essere davvero sostenibile e inclusiva.

Editoriale a cura di Tiziano Barone, Direttore Veneto Lavoro

Niccolò Conforti
Autore

Niccolò Conforti

Niccolò Conforti ha seguito il lancio di una startup napoletana in un incontro al Centro Direzionale, sostenendo una linea editoriale pro-innovazione nel settore fintech. Analista fintech, porta un dettaglio biografico: mantiene un registro delle prime pitch a cui ha assistito a Napoli.