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Caso Garlasco, legale di Sempio: “Non ci preoccupa articolo sull’omicidio”

(Adnkronos) – Un articolo come 'prova scritta' per un corso di giornalismo. Un elemento che lo stesso Andrea Sempio, indagato per l'omicidio in concorso (con altri o Alberto Stasi) di Chiara Poggi a Garlasco, svela ai carabinieri che mercoledì scorso bussano alla porta della sua casa di Voghera con un mandato di perquisizione per sequestrare del materiale informatico. Un elaborato, risale al 2013, che potrebbe essere nel pc o in una chiavetta e che "non ci preoccupa assolutamente", spiega all'Adnkronos il suo difensore Massimo Lovati. "E' stato scritto in un corso di giornalismo dove gli è stato sottoposto questo tema di cronaca giudiziaria che all'epoca, come lo è anche oggi – aggiunge il difensore con una mezza risata amara – era 'di moda'". A distanza di quasi 18 anni, il delitto del 13 agosto 2007 continua a rimanere al centro della cronaca sebbene nel dicembre 2014 arriva il verdetto definitivo: l'allora fidanzato di Chiara Poggi viene condannato in via definitiva a 16 anni di carcere, si tratta della quinta sentenza che porta il nome di Stasi.  Oggi mentre il condannato sta finendo di scontare la sua pena nel carcere di Bollate, Sempio è al centro (dopo l'archiviazione di otto anni fa chiesta dalla stessa Procura di Pavia) di una nuova indagine e martedì 20 maggio è stato convocato (ore 14) in Procura a Pavia per essere interrogato e per spiegare – ha la facoltà di non rispondere o di fare solo dichiarazioni spontanee – quelle che per i magistrati sono le prove d'accusa contro di lui.  "E' stata una settimana abbastanza difficile, non voglio anticipare nulla della strategia difensiva per martedì senza prima confrontarmi con la mia collega e il mio assistito", dice il legale Lovati che insieme all'avvocata Angela Taccia difende Andrea Sempio. "Sarà lunga questa storia, sarà molto lunga… vediamo cosa succede", afferma l'avvocato all'Adnkronos. Sulla scelta della Procura di Pavia di convocare Sempio, martedì 20 maggio alle ore 14, nei propri uffici per interrogarlo – mentre è appena iniziato l'incidente probatorio per stabilire l'eventuale match tra il suo Dna e il materiale biologico trovato sulle unghie della vittima – il difensore replica: "Siamo confusi, è un'indagine confusa dall’origine, già dalla prospettazione dell’accusa è confusa. Accusa confusa". —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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