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2 Giugno 2026

Analisi del mercato del lavoro nel lecchese: Lecco, Merate e Bellano a confronto

Il rapporto provinciale sul mercato del lavoro disegna tre profili economici distinti: Lecco trainato dai servizi, Merate con un’anima manifatturiera e Bellano dipendente dal turismo stagionale, e conferma elevati livelli di pendolarismo verso Milano e la Brianza.

Analisi del mercato del lavoro nel lecchese: Lecco, Merate e Bellano a confronto

Il panorama occupazionale della provincia assume contorni diversi a seconda dell’area presa in esame. Il documento dell’Osservatorio provinciale del mercato del lavoro fotografa la situazione di tre ambiti distinti — Lecco, Merate e Bellano — mettendo in luce sia i volumi degli avviamenti e delle cessazioni, sia la natura settoriale delle dinamiche occupazionali.

Accanto ai numeri assoluti, il rapporto sottolinea un fenomeno strutturale: il pendolarismo. I flussi quotidiani di lavoratori che entrano e escono dalla provincia spiegano molte delle differenze nel saldo occupazionale e nella composizione dei contratti.

Lecco: il centro dinamico dei servizi

L’ambito di Lecco rappresenta il fulcro del mercato del lavoro provinciale, assorbendo oltre la metà dei flussi occupazionali. Nel 2026 sono stati registrati 22.454 avviamenti e 21.223 cessazioni, per un saldo positivo di 1.231 rapporti di lavoro, una crescita trainata soprattutto dal settore dei servizi.

La spinta dei servizi genera un saldo positivo di 919 unità; a seguire contribuiscono le costruzioni con 186 posizioni e l’industria con 117. Un elemento distintivo è la quota di giovani: gli under 30 rappresentano il 41,2% degli avviamenti nell’area, una percentuale leggermente superiore alla media provinciale del 40,3%.

Giovani e settori in crescita

La presenza rilevante dei più giovani segnala una domanda di lavoro orientata verso ruoli che richiedono ricambio generazionale o contratti più flessibili. Il peso dei servizi indica inoltre una domanda di competenze legate a attività di supporto, commercio e servizi professionali.

Merate: manifattura integrata con l’area metropolitana

Merate si caratterizza per una vocazione manifatturiera ben radicata e per una forte integrazione con il sistema economico di Milano e della Brianza. Nel 2026 gli avviamenti sono stati 12.565, le cessazioni 11.930, con un saldo positivo di 635 rapporti di lavoro.

Anche qui i servizi guidano la creazione di posti, ma l’industria rimane un attore importante. La mobilità dei residenti è elevata: quasi il 65% dei lavoratori occupati risulta impiegato fuori dall’ambito comunale. Inoltre, Merate registra la quota più alta di lavoratori stranieri tra i tre ambiti, con il 31,2% degli avviamenti rispetto al 29,2% provinciale.

Connessioni e forza lavoro straniera

La forte circolazione di forza lavoro verso i poli metropolitani spiega l’intenso scambio di competenze e opportunità: Merate funge da ponte produttivo con Milano e la Brianza, beneficiando sia di domanda esterna sia di un’offerta di lavoro diversificata, che comprende una significativa componente di lavoratori stranieri.

Bellano: turismo, stagionalità e contratti a termine

L’ambito di Bellano si distingue per la dipendenza dal turismo e dalle attività legate all’accoglienza, con forti oscillazioni stagionali. Nel 2026 gli avviamenti sono stati 6.472, con un saldo positivo di 199 rapporti. Tuttavia, dietro il segno più si nascondono fragilità strutturali.

La industria nell’area ha chiuso l’anno con un saldo negativo di 61 unità, mentre l’occupazione complessiva cresce grazie ai servizi, che generano un saldo positivo di 194 rapporti. Elemento critico è la natura dei contratti: oltre il 73% degli avviamenti sono contratti a tempo determinato, una quota molto più alta rispetto al 57,5% di Lecco e al 56,1% di Merate, indicativa della stagionalità e della precarietà di molte posizioni.

Rischi legati alla stagionalità

L’elevata incidenza di rapporti a termine è sintomo di un mercato che, pur generando occupazione, fatica a trasformarla in stabilità. La dipendenza dalle stagioni turistiche rende l’area vulnerabile a oscillazioni di domanda e a interruzioni dell’attività lavorativa prolungate nel tempo.

Pendolarismo e impatto sui saldi provinciali

Un elemento trasversale che emerge dal rapporto è il peso del pendolarismo. Nel 2026 oltre 39.100 residenti in provincia si sono spostati quotidianamente per lavoro fuori dai confini provinciali; nello stesso periodo, le aziende locali hanno impiegato circa 31.200 lavoratori provenienti da altri territori, determinando un saldo negativo di circa 8.000 unità.

Le destinazioni principali dei pendolari lecchesi restano Milano, che assorbe il 31% dei flussi in uscita, e Monza e Brianza con il 29%. Questi dati spiegano in parte perché alcune aree registrino più avviamenti rispetto al numero di posti realmente disponibili sul territorio: molti residenti svolgono attività lavorative lontano dalla propria residenza.

Conseguenze per la pianificazione locale

La forza dei flussi quotidiani suggerisce la necessità di strategie coordinate tra territori per governare mobilità, formazione e politiche del lavoro. Interventi mirati possono ridurre la perdita netta di occupati residenti e favorire la creazione di opportunità locali più stabili.

Nel complesso, il rapporto provinciale offre una mappa chiara delle differenze tra Lecco, Merate e Bellano: tre modelli occupazionali distinti, ognuno con punti di forza e fragilità, ma tutti influenzati in misura significativa dal fenomeno del pendolarismo e dalla composizione settoriale dell’offerta di lavoro.

Susanna Riva
Autore

Susanna Riva

Susanna Riva osserva Bologna dalla finestra dell’Archivio di Stato dove una volta ha passato una settimana a consultare faldoni sulle cooperative cittadine: quel documento segnò la scelta editoriale di approfondire responsabilità istituzionali. Tiene linea critica nella redazione, amante del caffè lungo e del taccuino sempre pieno.