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7 Ottobre 2026

Stipendi italiani bloccati: 35 anni di arretramento rispetto all’Europa

Gli stipendi italiani sono rimasti bloccati da tre decenni, mentre i salari europei sono saliti di decine di percento.

Stipendi italiani bloccati: 35 anni di arretramento rispetto all’Europa

Il potere d’acquisto delle famiglie italiane appare stagnante: il reddito medio disponibile è praticamente quello del 2010, nonostante un lungo periodo di inflazione che ha inciso sui prezzi di beni e servizi. Questo divario non è un caso isolato, ma il risultato di una serie di dati comparativi forniti da OCSE e Istat che mostrano un progresso quasi inesistente dei salari italiani rispetto ai principali partner europei.

Nel frattempo, i colleghi di Germania, Francia, Regno Unito e Stati Uniti hanno registrato aumenti significativi, facendo sì che il salario reale medio dei loro lavoratori sia cresciuto di decine di percento nello stesso arco temporale.

Stipendi italiani: dati di base e confronto con l’OCSE

Secondo le statistiche OCSE, il salario lordo medio di un dipendente a tempo pieno in Italia è rimasto quasi stabile dal 1990 al 2025, con una lieve diminuzione del 2 %. Al contrario, in Germania e Francia la crescita è stata rispettivamente del 35 % e del 20 %, mentre la media dell’Unione Europea segna un +36 % grazie anche al +53 % degli Stati Uniti e al +47 % del Regno Unito.

Evoluzione dal 1990 al 2025

Se si traduce questi incrementi in valori assoluti, l’italiano medio guadagna oggi circa 36.594 euro lordi all’anno. Il suo omologo tedesco percepisce quasi il doppio, 66.700 euro, e quello francese 45.964 euro. In termini percentuali, gli italiani percepiscono il 45 % in meno rispetto ai tedeschi e il 20 % in meno rispetto ai francesi. Anche il costo della vita è più favorevole in Italia rispetto a Germania e Francia, ma il divario salariale resta decisamente più ampio.

Il potere d’acquisto e il reddito disponibile

L’Istat evidenzia che il reddito disponibile delle famiglie italiane è cresciuto di poco, al di sotto dell’aumento dei prezzi. Il risultato è una diminuzione del potere d’acquisto reale nel secondo trimestre del 2026, con una crescita dei risparmi familiari ridotta al livello più basso dal 2012. In pratica, le famiglie hanno dovuto ridurre la quota di risparmio per far fronte ai costi quotidiani, confermando la stagnazione dei salari reali.

Risultati sull’andamento dei risparmi

L’analisi Istat mostra che la percentuale di reddito destinata al risparmio è scesa sotto il 5 % delle famiglie, a differenza di altri Paesi europei dove la tendenza è rialzarsi. Questo indice è un chiaro segnale di stress finanziario e di una capacità limitata di far fronte a spese impreviste, come quelle legate al caro-energia o all’inflazione alimentare.

Conseguenze sul tenore di vita

Il gap salariale si traduce in una reale difficoltà a mantenere lo standard di vita percepito. Mentre in Germania un reddito medio permette una spesa annua di circa 76.285 dollari, in Italia si stima intorno a 53.864 dollari, nonostante il costo della vita sia più elevato rispetto a paesi come la Spagna. Questa discrepanza spinge i lavoratori italiani a fare i conti con una qualità di vita inferiore rispetto ai loro omologhi europei, alimentando il malcontento e le richieste di adeguamento salariale.

Andrea Innocenti
Autore

Andrea Innocenti

Andrea Innocenti ha coordinato dall'estero il rientro di una cronista napoletana durante una crisi diplomatica, gestendo contatti con consolati; è corrispondente esteri che definisce linee editoriali sulla geopolitica. Nato a Napoli, parla dialetto locale e mantiene rapporti con ONG partenopee.