Il Manchester City è al centro di una delle indagini più profonde mai condotte sulla finanza del calcio inglese. Dopo anni di accuse, un collegio indipendente ha confermato quasi tutte le 115 contestazioni di violazione del Fair Play, lasciando aperta la questione delle sanzioni definitive. Tra le irregolarità più evidenti spicca il caso di Roberto Mancini, attuale commissario tecnico della nazionale italiana, che tra il 2009 e il 2013 era alla guida dei Citizens.
Secondo le indagini, Mancini avrebbe percepito due stipendi distinti: uno ufficiale, riconosciuto dal club a quasi due milioni di euro l’anno, e un secondo compenso, pari a circa altri due milioni, proveniente da un accordo “sotto banco” con il club di Abu Dhabi Al Jazira, anch’esso di proprietà dello sceicco Mansour, capo dell’Abu Dhabi United Group.
Il doppio contratto di Roberto Mancini: come è stato costruito
Il contratto ufficiale prevedeva a Mancini una retribuzione netta di 1,69 milioni di euro all’anno, corrispondente al salario di un allenatore di livello elite nella Premier League. Parallelamente, l’accordo occulta con Al Jazira stabiliva un compenso di 2,03 milioni di euro per un’attività di consulenza limitata a quattro giornate all’anno. Questo secondo importo non è mai stato inserito nei bilanci pubblici del club, violando le norme del Fair Play finanziario sancite dalla UEFA e dalla Premier League.
Il percorso dei pagamenti attraverso società di comodo
Per far passare i fondi senza attirare l’attenzione, una società italiana denominata “Italy International Services”, riconducibile a Mancini, emetteva fatture trimestrali al Manchester City per la presunta consulenza. Il club trasferiva allora la somma all’Abu Dhabi United Group, che a sua volta la invia ad Al Jazira. Quest’ultimo, infine, accreditava il denaro a Mancini. Tale catena di trasferimenti è stata descritta come un stratagemma ideato per eludere i limiti imposti dal financial fair play e mascherare il reale ammontare della retribuzione del tecnico.
Le 115 violazioni contestate alla Premier League
L’indagine nasce dal progetto Football Leaks, che nel 2018 ha diffuso documenti interni del club. Da allora, le autorità hanno identificato 54 violazioni per mancata trasmissione di informazioni finanziarie corrette, 14 relative a compensi di giocatori e allenatori, 5 riguardanti norme UEFA, 7 sulle regole di sostenibilità della Premier e 35 per mancata collaborazione con l’inchiesta. Le fattispecie coprono il periodo 2009-2018, quando il City stava consolidando il suo dominio nella Premier League.
Possibili conseguenze per il club
Il collegio ha accolto quasi tutte le accuse, ma le sanzioni non sono ancora state comunicate. Le opzioni vanno da una pesante multa economica, al declassamento di punti in classifica, fino alla retrocessione o, nella ipotesi più estrema, all’esclusione dal campionato. Il Manchester City ha già dichiarato di rispettare il giusto processo e di presentare appello qualora le decisioni fossero sfavorevoli. La vicenda, iniziata a porte chiuse nel settembre 2024, rimane in divenire, con altri club che hanno intentato cause per i presunti danni subiti.
La risposta delle autorità e le eventuali ricorsi definiranno se il City riuscirà a mantenere la sua posizione di vertice o dovrà affrontare penalità che potrebbero cambiare radicalmente il panorama del calcio inglese.



