Il 71° compleanno di Papa Leone XIV è stato segnato da un provvedimento inatteso: la cancellazione dei tagli salariali introdotti da Francesco nel 2021. La decisione, comunicata tramite una lettera motu proprio, restituisce ai cardinali il 10% di stipendio precedentemente detratto e riattiva gli scatti di anzianità, lasciando intatti gli effetti retroattivi degli interventi più rigidi.
Il provvedimento nasce dalla constatazione che l’emergenza sanitaria legata al Covid-19 ha ormai superato la fase critica che aveva giustificato le misure di austerità. Il nuovo papa, definito «papa di Chicago», afferma che le istituzioni vaticane continueranno a perseguire la sostenibilità economica con strumenti diversi, ma senza dover mantenere le restrizioni salariali imposte quattro anni fa.
Revoca dei tagli e ripristino dei salari cardinalizi
Nel marzo 2021, con la lettera apostolica “Un futuro sostenibile”, Francesco aveva ridotto del 10% le retribuzioni dei cardinali di Curia, giustificandolo con un disavanzo cronico aggravato dalla pandemia. La riduzione colpiva in maniera proporzionale e progressiva i più alti venivano penalizzati di più.
Il nuovo motu proprio di Leone, pubblicato il 14 settembre, abroga l’articolo 1 del provvedimento di Francesco e riporta i compensi a livelli pre-Covid. Dal 1° settembre 2026 gli incarichi che prevedevano lo sblocco degli scatti biennali tornano a maturare, ma gli effetti già prodotti – compreso il congelamento precedente – rimangono validi.
Come sono composti gli stipendi dei prelati
Il panorama salariale della Santa Sede è costituito da più livelli. I cardinali della Curia romana percepiscono attualmente tra 4.500 e 5.500 euro al mese cifra che include un “piatto cardinalizio” di 1.500 euro previsto per ogni “porporato” del mondo. Un vescovo o arcivescovo capodicastero guadagna tra 3.000 e 4.000 euro mensili.
Per quanto riguarda i sacerdoti diocesani, il calcolo è basato su un sistema a punti. Un sacerdote appena ordinato riceve circa 1.009 euro lordi (circa 880 euro netti), mentre un vescovo a fine carriera arriva a 1.740 euro lordi (circa 1.400 euro netti). Queste cifre sono soggette a tassazione ordinaria e prevedono dodici mensilità, senza tredicesima.
Le suore e i religiosi, invece, vivono secondo le regole del proprio ordine: il voto di povertà esclude il diritto a uno stipendio, ma l’istituto provvede a vitto, alloggio, vestiario e altri bisogni fondamentali.
Conseguenze pratiche e aspetti rimasti invariati
Nonostante il ripristino degli importi per i cardinali, la legge mantiene attivo il congelamento della maturazione degli scatti di anzianità per il periodo in cui la misura era in vigore. Questo significa che, sebbene i salari tornino ai livelli precedenti, gli aumenti biennali non si accumuleranno retroattivamente.
Il provvedimento si applica esclusivamente al personale della Curia e ai dipendenti laici della Santa Sede che rientrano nei livelli C e C1. Le riduzioni dell’8% sugli stipendi dei dipendenti della Città del Vaticano e la diminuzione del 3% per il personale clericale e religioso rimangono in vigore finché non saranno oggetto di nuove disposizioni.



