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19 Settembre 2026

Tagli salariali di Francesco annullati: il nuovo provvedimento di Leone

Papale Leone revoca i tagli del 2021, rialzando gli stipendi dei cardinali e precisando le retribuzioni della Curia.

Tagli salariali di Francesco annullati: il nuovo provvedimento di Leone

Il 71° compleanno di Papa Leone XIV è stato segnato da un provvedimento inatteso: la cancellazione dei tagli salariali introdotti da Francesco nel 2021. La decisione, comunicata tramite una lettera motu proprio, restituisce ai cardinali il 10% di stipendio precedentemente detratto e riattiva gli scatti di anzianità, lasciando intatti gli effetti retroattivi degli interventi più rigidi.

Il provvedimento nasce dalla constatazione che l’emergenza sanitaria legata al Covid-19 ha ormai superato la fase critica che aveva giustificato le misure di austerità. Il nuovo papa, definito «papa di Chicago», afferma che le istituzioni vaticane continueranno a perseguire la sostenibilità economica con strumenti diversi, ma senza dover mantenere le restrizioni salariali imposte quattro anni fa.

Revoca dei tagli e ripristino dei salari cardinalizi

Nel marzo 2021, con la lettera apostolica “Un futuro sostenibile”, Francesco aveva ridotto del 10% le retribuzioni dei cardinali di Curia, giustificandolo con un disavanzo cronico aggravato dalla pandemia. La riduzione colpiva in maniera proporzionale e progressiva i più alti venivano penalizzati di più.

Il nuovo motu proprio di Leone, pubblicato il 14 settembre, abroga l’articolo 1 del provvedimento di Francesco e riporta i compensi a livelli pre-Covid. Dal 1° settembre 2026 gli incarichi che prevedevano lo sblocco degli scatti biennali tornano a maturare, ma gli effetti già prodotti – compreso il congelamento precedente – rimangono validi.

Come sono composti gli stipendi dei prelati

Il panorama salariale della Santa Sede è costituito da più livelli. I cardinali della Curia romana percepiscono attualmente tra 4.500 e 5.500 euro al mese cifra che include un “piatto cardinalizio” di 1.500 euro previsto per ogni “porporato” del mondo. Un vescovo o arcivescovo capodicastero guadagna tra 3.000 e 4.000 euro mensili.

Per quanto riguarda i sacerdoti diocesani, il calcolo è basato su un sistema a punti. Un sacerdote appena ordinato riceve circa 1.009 euro lordi (circa 880 euro netti), mentre un vescovo a fine carriera arriva a 1.740 euro lordi (circa 1.400 euro netti). Queste cifre sono soggette a tassazione ordinaria e prevedono dodici mensilità, senza tredicesima.

Le suore e i religiosi, invece, vivono secondo le regole del proprio ordine: il voto di povertà esclude il diritto a uno stipendio, ma l’istituto provvede a vitto, alloggio, vestiario e altri bisogni fondamentali.

Conseguenze pratiche e aspetti rimasti invariati

Nonostante il ripristino degli importi per i cardinali, la legge mantiene attivo il congelamento della maturazione degli scatti di anzianità per il periodo in cui la misura era in vigore. Questo significa che, sebbene i salari tornino ai livelli precedenti, gli aumenti biennali non si accumuleranno retroattivamente.

Il provvedimento si applica esclusivamente al personale della Curia e ai dipendenti laici della Santa Sede che rientrano nei livelli C e C1. Le riduzioni dell’8% sugli stipendi dei dipendenti della Città del Vaticano e la diminuzione del 3% per il personale clericale e religioso rimangono in vigore finché non saranno oggetto di nuove disposizioni.

Andrea Innocenti
Autore

Andrea Innocenti

Andrea Innocenti ha coordinato dall'estero il rientro di una cronista napoletana durante una crisi diplomatica, gestendo contatti con consolati; è corrispondente esteri che definisce linee editoriali sulla geopolitica. Nato a Napoli, parla dialetto locale e mantiene rapporti con ONG partenopee.