Il mercato del lavoro italiano sta vivendo una trasformazione significativa, con un aumento dei contratti stabili e una riduzione della precarietà. Secondo i dati provvisori dell’Istat relativi a luglio 2026, il numero degli occupati si attesta a 24 milioni e 370 mila unità, sostanzialmente stabile rispetto al mese precedente ma in crescita dell’1,3% su base annua.
Questo dato, sebbene apparentemente stabile, nasconde una profonda evoluzione nella qualità del lavoro. I dipendenti permanenti, ovvero coloro che hanno un contratto a tempo indeterminato, sono aumentati di 303 mila unità rispetto a luglio 2025, raggiungendo quota 16 milioni e 583 mila. Al contrario, i dipendenti a termine sono diminuiti di 82 mila unità, scendendo a 2 milioni e 486 mila.
La qualità del lavoro in miglioramento
La crescita dell’occupazione non è solo quantitativa ma anche qualitativa. La maggior parte dei nuovi posti di lavoro creati nell’ultimo anno sono contratti stabili, un segnale positivo che contraddice la narrazione di un mercato del lavoro dominato dalla precarietà. Il tasso di occupazione si mantiene stabile al 63,2%, mentre il tasso di disoccupazione scende al 5,8%, con una riduzione di 17 mila persone in cerca di lavoro.
Un altro indicatore positivo è la riduzione degli inattivi, che sono diminuiti di 307 mila unità rispetto a luglio 2025, un calo del 2,5%. Questo dato è particolarmente rilevante perché indica un aumento della partecipazione al mercato del lavoro.
Criticità e sfide future
Nonostante i segnali positivi, permangono alcune criticità. L’occupazione tra i giovani tra i 15 e i 24 anni e nella fascia tra i 35 e i 49 anni è in calo, mentre il tasso di disoccupazione giovanile sale leggermente al 18,9%. Questi dati evidenziano la necessità di politiche mirate per favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e per migliorare le loro prospettive occupazionali.
Un’altra criticità riguarda il divario di genere. Il tasso di occupazione maschile raggiunge il 71,8%, mentre quello femminile si ferma al 54,5%. Inoltre, l’inattività femminile rimane elevata, con una quota del 41,6%, indicando ancora ampie barriere all’ingresso o alla permanenza nel mondo del lavoro per le donne.
Prospettive future
La sfida ora è proseguire su questa strada, aumentando la produttività e i salari e coinvolgendo maggiormente giovani e donne. Il punto di partenza è solido: il lavoro cresce e, contrariamente a quanto sostiene l’opposizione, cresce soprattutto quello stabile. Tuttavia, è necessario continuare a monitorare la situazione e intervenire con politiche mirate per affrontare le criticità emergenti.
I dati Istat mostrano un mercato del lavoro in evoluzione, con una crescente stabilità dei contratti e una riduzione della precarietà. Tuttavia, permangono sfide importanti, in particolare per i giovani e le donne. La strada verso un mercato del lavoro più equo e stabile è ancora lunga, ma i segnali positivi sono incoraggianti.



