Nel 2026, il panorama degli stipendi pubblici è segnato da importanti novità. Tra le principali, spiccano gli adeguamenti per docenti universitari, forze armate e dipendenti pubblici altoatesini. Questi cambiamenti mirano a contrastare la perdita di potere d’acquisto e a garantire una maggiore stabilità economica.
Le misure adottate riflettono un impegno concreto per migliorare le condizioni economiche del personale pubblico, in un contesto di inflazione crescente e di necessità di adeguare le retribuzioni alle reali esigenze dei lavoratori.
Adeguamenti per il personale pubblico altoatesino
Dal 2027, gli stipendi del personale pubblico altoatesino potrebbero essere adeguati annualmente all’inflazione. Questo meccanismo, già concordato tra Provincia e sindacati, prevede un aumento salariale all’inizio di ogni anno, basato sull’inflazione prevista. L’obiettivo è contrastare la perdita di potere d’acquisto e garantire un aumento permanente dello stipendio base.
L’assessora provinciale Magdalena Amhof ha sottolineato che questo nuovo quadro rappresenta un valore aggiunto significativo per i dipendenti. Gli adeguamenti saranno effettuati annualmente, in base all’indice programmato, e non più al termine del triennio. Per i pagamenti compensativi, sono stati stanziati 41, 57 e 82 milioni di euro nei prossimi tre anni.
Aumento per dirigenti delle forze armate e polizia
È ufficiale l’adeguamento stipendiale per i dirigenti delle forze armate, delle forze di polizia e degli altri comparti equiparati del personale pubblico non contrattualizzato. Il nuovo incremento è pari al 2,48% e decorre retroattivamente dal 1° gennaio 2026.
Il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) del 13 luglio 2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 194 del 22 agosto 2026, stabilisce l’incremento del 2,48% delle misure degli stipendi, dell’indennità integrativa speciale e degli assegni fissi e continuativi spettanti al personale interessato. La percentuale è stata determinata sulla base della variazione complessiva delle retribuzioni contrattuali pro capite dei dipendenti pubblici, registrata dall’ISTAT tra il 2026 e il 2026.
Questo adeguamento automatico è collegato all’andamento medio delle retribuzioni nel pubblico impiego e riguarda il personale in regime di diritto pubblico e non soggetto alla contrattazione collettiva ordinaria. Per il comparto Difesa e Sicurezza, l’adeguamento interessa il personale dirigente non contrattualizzato, inclusi ufficiali superiori e generali delle forze armate e il personale con gradi e qualifiche corrispondenti delle forze di polizia civili e militari.
Arretrati e impatto sulle buste paga
La decorrenza retroattiva dal 1° gennaio 2026 comporta due effetti concreti: l’adeguamento del trattamento economico a regime e il riconoscimento delle differenze maturate dall’inizio dell’anno. Questo significa che il personale interessato avrà diritto agli arretrati stipendiali relativi ai mesi già trascorsi del 2026, calcolati sulle voci retributive coinvolte dall’aumento del 2,48%.
L’incremento si applica alle componenti economiche indicate dal decreto, ossia agli stipendi, all’indennità integrativa speciale e agli assegni fissi e continuativi. Non si tratta di un aumento generalizzato su ogni voce accessoria, ma di un adeguamento mirato alle componenti stabili della retribuzione.
Aumento per docenti universitari
Dopo una lunga attesa, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il DPCM che conferma l’aumento di stipendio per i docenti universitari. L’intervento è stato necessario a seguito dell’adeguamento ISTAT del trattamento economico del personale non contrattualizzato.
La pubblicazione del provvedimento è avvenuta il 22 agosto 2026, ma trattandosi di un incremento retroattivo, professori e ricercatori universitari avranno diritto anche agli arretrati maturati da quella data. L’aumento è del 2,48% e riguarda stipendi, indennità integrative speciali, fissi e continuativi, erogati a docenti e ricercatori universitari in vigore al 1° gennaio 2026, dal 1° gennaio 2026.
Per esempio, per chi ha una RAL di 40.000 euro lordi, l’aumento teorico corrispondente al 2,48% sarebbe di 992 euro lordi all’anno, pari a circa 76 euro lordi per ciascuna delle 13 mensilità. Su una base di 50.000 euro lordi annui, invece, il 2,48% corrisponderebbe a 1.240 euro lordi annui. Su 60.000 euro lordi l’incremento sarebbe di 1.488 euro lordi annui.
L’importo effettivo in busta paga dipende quindi dalla struttura della retribuzione individuale, dalla fascia, dalla classe di anzianità e dalle singole voci soggette alla rivalutazione. Gli arretrati saranno calcolati sulla base delle mensilità rimaste indietro e delle diverse componenti retributive soggette alla rivalutazione. La procedura potrebbe richiedere alcuni mesi, con l’obiettivo di completare gli adeguamenti entro la fine del 2026.
L’adeguamento riguarda professori ordinari e associati, ricercatori universitari, ricercatori a tempo determinato, titolari di contratto di ricerca e contratto post-doc. Diverso è invece il caso degli assegni di ricerca, che seguono una disciplina specifica prevista dal decreto ministeriale del 9 marzo 2011.



