In un colpo di scena che ha lasciato sbigottiti sia l’amministrazione regionale che i sindacati, la Corte dei Conti del Friuli Venezia Giulia ha bloccato gli aumenti salariali previsti per circa 13mila dipendenti pubblici. La decisione, basata su dubbi di sostenibilità finanziaria e disparità retributive ha congelato un pacchetto di incrementi che avrebbe portato benefici economici significativi per il personale regionale e comunale.
La preintesa per il Contratto collettivo regionale di lavoro 2026-2026 del Comparto unico è stata bocciata per due motivi principali: la mancanza di prove sulla sostenibilità finanziaria e l’ampliamento ingiustificato del gap retributivo tra i dipendenti del Friuli Venezia Giulia e quelli del resto d’Italia. La Corte ha evidenziato che gli aumenti tabellari e gli interventi perequativi avrebbero portato a un incremento della spesa del 6,79%, pari a 26,3 milioni di euro, con un impatto complessivo che raggiunge l’8,59%.
Le criticità finanziarie evidenziate dalla Corte dei Conti
Il documento di 46 pagine, che ha sollevato le criticità, ha messo in luce come le nuove indennità e gli altri istituti contrattuali avrebbero portato a un costo globale di 50 milioni di euro, un aumento del 12,9% rispetto al 2026. A questo si aggiunge un ulteriore balzo del 2,84% della spesa per il welfare aziendale con un impatto di oltre 11 milioni di euro. La Corte ha anche evidenziato il rischio di effetti macroeconomici avversi, come l’aumento dei prezzi a causa di una maggiore propensione al consumo.
Le conseguenze per i dipendenti pubblici
La decisione della Corte dei Conti ha bloccato l’erogazione degli aumenti salariali e degli arretrati che erano attesi nei prossimi mesi. L’accordo, siglato dopo lunghe trattative, prevedeva incrementi da 114 a 180 euro lordi mensili, a seconda delle categorie, oltre a 6mila euro lordi di arretrati e altre misure di welfare integrativo. La situazione di stallo ha lasciato i dipendenti pubblici in una condizione di incertezza, con conseguenze significative sul loro potere d’acquisto e sulla stabilità economica.
Aumenti stipendiali per i docenti universitari: quando arrivano e chi ne beneficia
Mentre i dipendenti pubblici del Friuli Venezia Giulia affrontano un periodo di incertezza, i docenti universitari hanno ricevuto una buona notizia. È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Dpcm che conferma l’aumento di stipendio per i professori e i ricercatori universitari. L’incremento, retroattivo al 1° gennaio 2026, è stato necessario a seguito dell’adeguamento Istat del trattamento economico del personale non contrattualizzato.
L’aumento del 2,48% riguarda stipendi, indennità integrative speciali, fissi e continuativi, erogati a docenti e ricercatori universitari. Questo incremento è strutturale e produce effetti anche su tredicesima, contribuzione previdenziale e TFS. Per esempio, un docente con una Ral di 40.000 euro lordi avrà un aumento teorico di 992 euro lordi all’anno, pari a circa 76 euro lordi per ciascuna delle 13 mensilità.
L’adeguamento Istat è basato sui risultati economici raggiunti nell’anno precedente dal pubblico impiego contrattualizzato. È l’Istat a elaborare la variazione percentuale complessiva registrata dalle retribuzioni contrattuali pro capite dei dipendenti pubblici. Per docenti e ricercatori, questa è stata fissata al 2,48%, derivante dalla variazione complessiva delle retribuzioni contrattuali pro capite dei dipendenti pubblici tra il 2026 e il 2026.
Gli arretrati saranno calcolati sulla base delle mensilità rimaste indietro e delle diverse componenti retributive soggette alla rivalutazione. La procedura potrebbe richiedere alcuni mesi, con l’obiettivo di completare gli adeguamenti entro la fine del 2026. L’aumento riguarda professori ordinari e associati, ricercatori universitari, e altre posizioni il cui trattamento economico è collegato agli stipendi della docenza.



