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21 Agosto 2026

Mercato del lavoro in Afghanistan: le donne escluse e la crescita maschile

Dopo cinque anni di governo talebano, l'Afghanistan affronta una crisi economica senza precedenti, con le donne escluse dal mercato del lavoro e una crescita occupazionale maschile che non compensa la povertà diffusa

Mercato del lavoro in Afghanistan: le donne escluse e la crescita maschile

Cinque anni dopo il ritorno al potere dei talebani, l’Afghanistan si trova di fronte a una crisi economica senza precedenti. Il mercato del lavoro è segnato da profonde disuguaglianze di genere e da una crescente esclusione delle donne dall’attività economica. Questo scenario emerge chiaramente da un recente rapporto dell’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) che evidenzia come la partecipazione femminile alla forza lavoro sia scesa al 5,1% uno dei livelli più bassi al mondo.

La drammatica esclusione delle donne dal mercato del lavoro

La situazione delle donne afghane è particolarmente allarmante. Dopo una prima riduzione nel 2026, l’occupazione femminile è crollata nel 2026 a meno di un terzo del livello del 2026, registrando negli anni successivi solo una lieve ripresa. Oggi, l’Afghanistan presenta il secondo più basso tasso di partecipazione femminile al mercato del lavoro a livello mondiale, superato solo dallo Yemen. Le restrizioni imposte dai talebani all’istruzione e al lavoro femminile hanno avuto un impatto devastante, privando il Paese di insegnanti, medici, infermiere e altre figure professionali indispensabili.

Nonostante il numero complessivo degli occupati sia stimato in quasi 8,5 milioni nel 2026 il 14% in più rispetto al minimo registrato nel 2026, questa crescita non ha tenuto il passo con l’aumento della popolazione. Il rapporto tra occupazione e popolazione è oggi del 32,5% oltre 4 punti percentuali al di sotto del livello del 2026. Inoltre, la crescita occupazionale riguarda esclusivamente gli uomini, con un aumento del 22% rispetto al 2026.

Le sfide economiche e sociali dell’Afghanistan

La situazione economica afghana è ulteriormente complicata dai rientri su larga scala di cittadini afghani dal Pakistan e dall’Iran, che si riversano in comunità già segnate da povertà, sottoccupazione e scarse opportunità di reddito. Inoltre, la crisi in Medio Oriente rischia di aggravare la situazione attraverso l’aumento dei costi energetici e dell’inflazione. Oltre il 70% dei lavoratori afghani opera in attività considerate almeno moderatamente esposte a tali pressioni.

L’ILO ha sottolineato la necessità di puntare sull’occupazione, favorendo il reinserimento dei rimpatriati e maggiori opportunità per donne, giovani e lavoratori vulnerabili. L’Afghanistan non può costruire un mercato del lavoro resiliente escludendo una parte così ampia della popolazione. La principale minaccia esterna per Kabul arriva oggi dal Pakistan, lo Stato che per decenni aveva protetto e sostenuto il movimento talebano.

Le tensioni con il Pakistan e le sfide diplomatiche

Islamabad sperava che il ritorno dell’Emirato garantisse profondità strategica contro l’India e maggiore influenza sull’Afghanistan. È avvenuto invece il contrario. Kabul ha cercato maggiore autonomia, ha sviluppato i rapporti con Nuova Delhi e soprattutto non ha eliminato la presenza del Tehrik e Taliban Pakistan, impegnato nella lotta armata contro lo Stato pakistano.

A complicare ulteriormente i rapporti resta la Linea Durand il confine ereditato dall’epoca coloniale che divide comunità pashtun e che l’Afghanistan non ha mai pienamente riconosciuto. Dal ritorno dei talebani al potere si sono moltiplicati gli scontri di frontiera, fino a una crescente escalation caratterizzata da bombardamenti, artiglieria, droni, chiusure dei valichi e reciproche accuse di sostegno a gruppi armati.

Le prospettive future e le sfide economiche

L’Emirato islamico mantiene il monopolio della forza e non deve affrontare un’opposizione armata capace di minacciarne seriamente la sopravvivenza, ma governa un Paese impoverito, dipendente dagli aiuti e sempre più condizionato dallo scontro con il Pakistan. La stabilità ottenuta dall’Emirato non coincide tuttavia con la costruzione di istituzioni rappresentative. Il sistema si fonda sul controllo degli apparati di sicurezza, sulla repressione del dissenso e su una crescente regolamentazione religiosa e sociale.

Sul piano diplomatico, l’Emirato ha ottenuto alcuni risultati. La Russia ha riconosciuto formalmente il governo talebano nel luglio 2026, mentre Pechino continua a mantenere rapporti politici ed economici con Kabul senza arrivare al pieno riconoscimento. Per la Cina, il rapporto strategico con il Pakistan e la sicurezza del corridoio economico sino-pakistano restano prioritari.

L’Afghanistan non ha accesso al mare e dipende dai collegamenti attraverso il Pakistan, l’Iran e l’Asia centrale. La chiusura dei principali valichi provoca rapidamente rincari di alimenti, carburanti e medicinali, riduce le entrate doganali e compromette la capacità dello Stato di pagare salari e finanziare servizi pubblici. Le alternative esistono ma richiedono investimenti considerevoli.

La possibilità di un rapporto più stabile con Kabul dipenderà quindi dalla capacità di collegare gli aiuti e le aperture diplomatiche a risultati concreti. I finanziamenti possono essere indirizzati direttamente verso comunità, strutture sanitarie e programmi educativi, mentre eventuali concessioni economiche possono essere subordinate a progressi verificabili sul diritto all’istruzione, sul lavoro femminile, sulla tutela delle minoranze e sull’attività delle organizzazioni umanitarie.

Edoardo Marchesi
Autore

Edoardo Marchesi

Edoardo Marchesi, voce delle notizie di Palermo, ricorda la notte in cui seguì il corteo in via Maqueda e decise di chiedere carte e nomi: da allora predilige verifiche sul campo. In redazione guida l’agenda delle emergenze e custodisce una collezione di vecchie mappe della città.