Con l’arrivo dell’estate, il caldo diventa un fattore critico per la sicurezza nei luoghi di lavoro. Le alte temperature, unite a sforzi fisici intensi, possono mettere a rischio la salute dei lavoratori, specialmente in settori come l’edilizia, l’agricoltura e la logistica. In questo contesto, le aziende e le istituzioni stanno adottando misure specifiche per prevenire i rischi legati allo stress termico.
Il cambiamento climatico ha portato a un aumento delle ondate di calore, rendendo necessario un approccio strutturato alla gestione del rischio. Le normative nazionali e regionali, insieme ai protocolli aziendali, Mirano a proteggere i lavoratori più vulnerabili, tra cui i migranti e i giovani sotto i 35 anni, che sono particolarmente esposti a infortuni e malattie legate al caldo.
Le misure di prevenzione adottate dalle aziende
Le aziende sono tenute a valutare attentamente i rischi legati allo stress termico e a implementare misure di prevenzione adeguate. Tra queste, la fornitura di acqua potabile fresca, la creazione di aree ombreggiate e la rimodulazione degli orari di lavoro per evitare le ore più calde. Inoltre, è fondamentale la formazione dei lavoratori sui sintomi del colpo di calore e sulle procedure di primo soccorso.
Un esempio significativo è il Progetto Worklimate sviluppato da INAIL, che utilizza una piattaforma per analizzare le attività lavorative e personalizzare i livelli di rischio di stress da caldo. La piattaforma, aggiornata con dati meteorologici in tempo reale, fornisce allarmi personalizzati e suggerimenti per la gestione del fenomeno.
Le ordinanze regionali per la tutela dei lavoratori
Dal 2026, le regioni italiane hanno iniziato a emettere ordinanze specifiche per limitare le attività lavorative a rischio durante le ore più calde. Queste ordinanze, che variano da regione a regione, coprono settori come l’agricoltura, l’edilizia, la logistica e l’igiene ambientale. Ad esempio, in Emilia-Romagna e Lombardia le ordinanze prevedono il divieto di lavoro dalle 12:30 alle 16:00 nei giorni di alto rischio, con deroghe per attività di pubblica utilità.
Le ordinanze regionali sono state progressivamente estese a più settori e a un numero maggiore di regioni. Nel 2026, ben 19 regioni hanno emanato ordinanze specifiche, coprendo un totale di circa 2,5 milioni di lavoratori. Queste misure sono fondamentali per ridurre il rischio di infortuni e malattie legate al caldo, specialmente in un contesto di cambiamento climatico.
L’importanza della formazione e della consapevolezza
La formazione e l’informazione dei lavoratori sono elementi chiave per la prevenzione dello stress termico. Le aziende devono garantire che i dipendenti siano consapevoli dei rischi e delle misure di protezione disponibili. Inoltre, è essenziale che i lavoratori più vulnerabili, come i migranti, ricevano informazioni adeguate, tenendo conto delle loro specifiche esigenze culturali e linguistiche.
La nota INL n. 5484/2026 sottolinea l’importanza di un approccio sistematico alla gestione del rischio calore, con un aggiornamento puntuale del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) e il coinvolgimento attivo dei rappresentanti dei lavoratori. Le ispezioni estive verificheranno non solo la documentazione, ma anche l’effettiva attuazione delle misure di prevenzione.


