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14 Luglio 2026

Chi sono i NEET in Italia e come uscire da quella condizione 

Aveva 26 anni, un diploma in tasca e nessuna idea di cosa fare dopo. Niente università, niente lavoro, niente corsi. Le giornate passavano tra lo smartphone e il divano, con la sensazione crescente che il tempo stesse scivolando via senza lasciare niente. Non era pigrizia. Era smarrimento.

Questa storia potrebbe essere quella di chiunque. In Italia, nel 2026, è la storia di quasi due milioni di persone.

Chi sono i NEET

NEET è un acronimo inglese: Not in Education, Employment or Training. In italiano: giovani che non studiano, non lavorano e non seguono nessun percorso di formazione. Non sono necessariamente ragazzi disimpegnati o privi di ambizioni. Molti sono semplicemente rimasti intrappolati in una fase di transizione che non si è mai conclusa, per ragioni economiche, familiari o legate a un mercato del lavoro che fatica ad accoglierli.

Nel terzo trimestre del 2025 il tasso di NEET tra i 15 e i 34 anni si è attestato al 15,1%, con un miglioramento rispetto al 17,8% dello stesso periodo del 2024. In termini assoluti parliamo di circa 1 milione e 820mila giovani. Un calo reale, ma non sufficiente per chiudere il divario con il resto d’Europa: l’Italia resta tra i Paesi europei con i valori più alti, con un tasso del 15,2% contro una media UE dell’11%, peggio solo la Romania.

Tradotto in soldi: il fenomeno pesa circa 25 miliardi di euro all’anno, pari all’1,23% del PIL. Una manovra finanziaria che bruciamo ogni anno senza accorgercene.

Il divario territoriale: un paese spaccato in due

I dati nazionali raccontano solo una parte della storia. Scendendo nel dettaglio geografico, l’immagine cambia in modo radicale.

Nel Nord-Est l’incidenza dei NEET tra i 15 e i 34 anni si attesta all’8,3%, mentre nel Nord-Ovest è al 9,9%. Al Centro il tasso scende al 12%. Nel Mezzogiorno, invece, l’incidenza complessiva è al 22,4%, quasi tripla rispetto al Nord-Est, con un divario di genere che si amplia ulteriormente: il 26,2% tra le donne contro il 18,9% tra gli uomini.

Nelle Isole il tasso raggiunge il 24,4%. Significa che in Sicilia e Sardegna, un giovane su quattro non studia, non lavora e non si forma.

Non è solo questione di opportunità lavorative. È una differenza strutturale che attraversa istruzione, infrastrutture, servizi e reti familiari. Nel Nord-Ovest il tasso di occupazione giovanile tra i 25 e i 29 anni è del 72,7%; al Sud crolla al 51%. Stessa generazione, paese diverso.

Perché si diventa NEET

Le cause sono più complesse di quanto sembri. Il sistema educativo incide per circa il 30% sull’abbondanza dei giovani NEET, soprattutto a causa dello skill mismatch, che in Italia comporta una penalizzazione salariale media del 9%. Il mercato del lavoro pesa per il 20%, con barriere in ingresso elevate e scarsa qualità delle prime offerte occupazionali. I fattori psicologici incidono per il 10%, con un 17,4% di giovani NEET che ha smesso di cercare lavoro per rassegnazione, percentuale che arriva fino al 39,7% nelle grandi aree metropolitane.

C’è poi una questione di genere che i numeri rendono evidente. Tra le donne NEET il 25% indica responsabilità familiari come motivo principale, contro appena il 2% degli uomini. Una disparità che racconta quanto il carico di cura continui a ricadere quasi esclusivamente sulle donne, spingendole fuori dal mercato del lavoro spesso prima ancora di entrarci davvero.

Come si esce dalla condizione NEET

Non esiste una formula unica, ma alcune strade funzionano più di altre.

Il primo passo è rompere l’isolamento informativo: molti giovani NEET non conoscono le opportunità disponibili o non sanno come accedervi. Il programma GOL (Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori), finanziato dal PNRR, offre percorsi personalizzati di orientamento, formazione e accompagnamento al lavoro per chi è fuori dal mercato. I centri per l’impiego, pur con tutte le loro criticità, restano un punto di accesso ufficiale a queste misure.

La formazione professionale è un’altra leva concreta. Corsi brevi e certificati in settori a forte domanda, come logistica, informatica, ristorazione o assistenza sanitaria, possono aprire porte in tempi relativamente brevi, senza richiedere anni di studio.

Ma spesso il passo più difficile è semplicemente il primo: ricominciare a cercare, anche con poche certezze.

Il primo passo: cercare

Tra le condizioni più diffuse tra i NEET emergono: responsabilità familiari (16,3%), attesa di risposta dopo una candidatura (15,4%), disoccupazione di lungo periodo (13,3%). Quasi un giovane su sei è fermo semplicemente perché sta aspettando una risposta che non arriva, o perché non sa da dove iniziare.

Se sei in questa condizione, o conosci qualcuno che lo è, un punto di partenza concreto esiste. Su Bakeca.it, nella sezione Lavoro, ogni giorno vengono pubblicati migliaia di annunci aggiornati da tutta Italia: posizioni per chi cerca il primo impiego, lavori part-time, opportunità nei settori più dinamici del mercato. Senza commissioni, senza intermediari, con la possibilità di filtrare per zona e categoria.

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