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3 Giugno 2026

Decreto legislativo 96/2026 e parità salariale: cosa cambia per aziende e lavoratori

Il decreto legislativo n. 96 del 7 maggio 2026, pubblicato in GURI n. 125 dell'1 giugno 2026, applica la direttiva (UE) 2026/970 introducendo obblighi di trasparenza retributiva per datori di lavoro pubblici e privati e ampliando gli strumenti di tutela per i lavoratori.

Decreto legislativo 96/2026 e parità salariale: cosa cambia per aziende e lavoratori

Il quadro normativo sulla parità salariale in Italia è stato aggiornato con l’adozione del Decreto Legislativo n. 96 del 7 maggio 2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 125 dell’1 giugno 2026. Questo provvedimento attua la direttiva (UE) 2026/970 e introduce obblighi mirati a rendere più trasparente la composizione delle retribuzioni, con l’obiettivo di colmare gap salariali tra uomini e donne per lo stesso lavoro o per lavori di pari valore.

Le novità riguardano più ambiti: misure preventive, obblighi informativi e meccanismi sanzionatori. Il decreto punta a un’applicazione pratica e verificabile del principio della parità retributiva, estendendo doveri ai datori di lavoro sia del settore pubblico sia privato e ampliando le garanzie che i lavoratori possono esercitare.

Obiettivi e principi alla base del decreto

Il testo normativo ha come fulcro la promozione della trasparenza retributiva per rendere riconoscibili eventuali disparità. Con l’adozione della direttiva comunitaria, lo Stato italiano ha previsto strumenti che favoriscono la prevenzione delle disuguaglianze salariali attraverso obblighi di informazione e controllo. In particolare, la normativa enfatizza il concetto di pari valore, inteso come equivalenza di professionalità, responsabilità e condizioni di lavoro.

Obblighi per i datori di lavoro

Le aziende e le amministrazioni pubbliche devono adeguare le proprie pratiche retributive: tra gli obblighi principali figurano la documentazione delle politiche salariali e la messa a disposizione di informazioni chiare sui criteri di determinazione delle retribuzioni. Il decreto stabilisce che i datori di lavoro debbano predisporre strumenti di valutazione e registrazione per verificare l’assenza di discriminazioni, con particolare attenzione alle categorie che storicamente mostrano gap retributivi.

Documentazione e trasparenza

In concreto, la normativa impone la redazione di report interni che descrivano i meccanismi di composizione delle retribuzioni e la pubblicazione, in forma aggregata, di dati salariali utili alla verifica dell’equità. Questi documenti servono sia come strumento preventivo sia come base per eventuali controlli ispettivi, permettendo di monitorare andamenti e scostamenti tra gruppi di lavoratori.

Formazione e ruolo delle risorse umane

Il decreto assegna inoltre un ruolo centrale alle funzioni HR: le risorse umane devono implementare procedure di valutazione del lavoro, criteri di inquadramento e percorsi formativi che riducano il rischio di disparità. L’adozione di pratiche trasparenti nella selezione, nella valutazione delle prestazioni e nella progressione di carriera è considerata un fattore chiave per l’attuazione del principio di parità salariale.

Tutele, rimedi e sanzioni

La disciplina prevede meccanismi di tutela ampliati per i lavoratori che ritengono di subire discriminazioni retributive. Tra le misure disponibili vi sono azioni individuali e, in determinati casi, azioni collettive per ottenere il riconoscimento della parità di trattamento retributivo. Il decreto introduce inoltre un quadro sanzionatorio volto a scoraggiare comportamenti non conformi, con sanzioni amministrative e obblighi correttivi nei confronti dei datori di lavoro responsabili.

Accesso alle informazioni e onere della prova

Un elemento centrale riguarda l’accesso dei lavoratori a informazioni rilevanti per dimostrare una possibile discriminazione: il decreto facilita la richiesta di dati retributivi comparativi, spostando in alcuni casi l’onere della prova sul datore di lavoro. Questa disposizione mira a rendere più semplice per il lavoratore ottenere elementi utili per far valere i propri diritti e dimostrare differenze ingiustificate.

Impatto pratico e adempimenti per il futuro

Per le imprese, l’entrata in vigore delle regole impone una fase di adeguamento delle policy interne e degli strumenti di gestione del personale. Le organizzazioni dovranno avviare audit retributivi, aggiornare sistemi di payroll e definire percorsi di trasparenza. Dal punto di vista operativo, ciò comporterà investimenti in sistemi di reporting e formazione del personale addetto al controllo.

L’implementazione del Decreto Legislativo n. 96 del 7 maggio 2026 rappresenta quindi un passo significativo verso la concretizzazione della parità salariale: grazie alla combinazione di obblighi informativi, strumenti di tutela e sanzioni, il legislatore mira a rendere più effettiva la protezione contro le discriminazioni retributive, favorendo pratiche aziendali più eque e controllabili.

Prospettive di monitoraggio

Nei prossimi mesi è probabile che le autorità competenti e gli organismi di controllo pubblicheranno linee guida interpretative e chiarimenti applicativi per supportare l’applicazione del decreto. Le aziende sono invitate ad anticipare questo percorso con audit interni e piani di adeguamento per evitare criticità e sanzioni.

Susanna Riva
Autore

Susanna Riva

Susanna Riva osserva Bologna dalla finestra dell’Archivio di Stato dove una volta ha passato una settimana a consultare faldoni sulle cooperative cittadine: quel documento segnò la scelta editoriale di approfondire responsabilità istituzionali. Tiene linea critica nella redazione, amante del caffè lungo e del taccuino sempre pieno.