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30 Maggio 2026

Crescita professionale e disillusione: il panorama dei giovani veterinari

La ricerca 'Young Vet Insight' evidenzia un quadro di insoddisfazione fra i giovani veterinari italiani: carichi di lavoro pesanti, salari giudicati inadeguati e esigenza di più formazione pratica spingono molti a valutare un cambio di percorso.

Crescita professionale e disillusione: il panorama dei giovani veterinari

Negli ultimi anni diversi studi e indagini di settore hanno acceso i riflettori sulle condizioni professionali dei giovani veterinari italiani. All’origine di un malessere diffuso ci sono fattori organizzativi, economici e formativi che, presi insieme, contribuiscono a una percezione negativa del lavoro: sovraccarico, retribuzioni giudicate insufficienti e la difficoltà di conciliare impegni professionali e vita privata sono tra i motivi più ricorrenti.

La ricerca nota come “Young Vet Insight” delinea un quadro in cui una quota significativa di neolaureati esprime dubbi sulla scelta professionale. Non è solo questione di ore lavorate: emerge anche una forte richiesta di esperienze pratiche e di percorsi formativi più mirati che preparino concretamente all’attività clinica e gestionale.

Fattori che generano disagio

Tra gli aspetti più segnalati dalla ricerca ci sono il carico di lavoro e la mancanza di supporti organizzativi. Giovani professionisti raccontano turni intensi, reperibilità continua e poche pause, elementi che favoriscono il rischio di burnout. In molti casi il rapporto tra responsabilità e compenso appare sbilanciato: si parla di stipendi percepiti come inadeguati rispetto alle responsabilità, soprattutto nelle prime fasi della carriera.

Il problema delle retribuzioni

I salari, oltre a essere indicatori economici, influenzano la progettualità personale. Quando la retribuzione non permette di programmare la vita privata o di investire in aggiornamento professionale, la soddisfazione diminuisce. La sensazione comune è che il ritorno economico non rifletta le competenze acquisite né il carico emotivo del lavoro clinico, creando frustrazione e, a volte, il desiderio di cambiare settore.

Orari, reperibilità e qualità della vita

La conciliazione tra lavoro e vita privata si complica per chi deve gestire emergenze, turni notturni e reperibilità. Questo contesto erode le energie fisiche e mentali e limita le opportunità di costruire una routine stabile. Per molti giovani veterinari la mancanza di equilibrio è una leva che porta a rivalutare la permanenza nella professione.

Formazione pratica e aspettative professionali

Un altro tema centrale è la richiesta di maggiore formazione sul campo. Numerosi intervistati indicano la necessità di percorsi post-laurea che siano più focalizzati su skill cliniche, gestione del rapporto con il cliente e aspetti amministrativi della professione. L’assenza di tali esperienze concretamente applicabili crea un divario tra teoria universitaria e pratica quotidiana.

Da teoria a pratica: un ponte da costruire

Per alcuni giovani la transizione dall’aula alla clinica è brusca: si trovano a dover prendere decisioni complesse senza un adeguato mentoring. Il modello ideale auspicato include stage più lunghi, affiancamenti strutturati e percorsi di tutoraggio che favoriscano acquisizione di autonomia in modo graduale e sicuro, riducendo l’ansia da responsabilità e migliorando la qualità delle cure.

Conseguenze e possibili vie d’uscita

Le conseguenze di questo mix di fattori si traducono in una percentuale rilevante di giovani che valutano l’ipotesi di cambiare lavoro o di optare per percorsi alternativi all’attività clinica tradizionale. Alcuni cercano posizioni in ambito di ricerca, industria o sanità pubblica; altri esplorano ruoli legati al management, alla comunicazione scientifica o alla formazione.

Per affrontare la situazione servono interventi su più livelli: dal riconoscimento economico che rifletta competenze e responsabilità, a politiche di welfare che migliorino la conciliazione vita-lavoro, fino alla riformulazione di percorsi formativi con più pratica supervisionata. Anche il supporto tra colleghi e la creazione di reti professionali rappresentano strumenti importanti per ridurre l’isolamento e potenziare il benessere sul lavoro.

Buone pratiche e proposte concrete

Tra le proposte emerse ci sono la definizione di contratti più tutelanti per i neolaureati, l’offerta di corsi pratici riconosciuti e il potenziamento di programmi di mentoring. Inoltre, introdurre strumenti di monitoraggio del carico di lavoro e politiche anti-burnout può contribuire a trattenere i talenti e a migliorare la qualità dei servizi veterinari offerti ai cittadini.

In conclusione, il quadro che emerge dalla ricerca non è solo un elenco di problemi, ma un invito all’azione: per trasformare la frustrazione in opportunità serve un impegno condiviso di istituzioni formative, ordini professionali, datori di lavoro e singoli professionisti. Solo così sarà possibile valorizzare appieno il ruolo dei giovani veterinari e garantire un futuro sostenibile alla professione.

Francesca Galli
Autore

Francesca Galli

Francesca Galli, fiorentina con formazione bancaria, prese la decisione di cambiare carriera dopo un convegno a Palazzo Vecchio: oggi cura analisi di mercati e colonne su risparmio e investimenti. In redazione propone linee editoriali attente alla trasparenza e conserva l'agenda del primo impiego in banca.