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30 Maggio 2026

Profilo e servizi degli utenti dei Centri per l’impiego del Veneto

Un quadro completo sui profili, le esigenze e gli esiti occupazionali dei cittadini che si rivolgono ai Centri per l'impiego del Veneto, con dati sul triennio 2026-2026 e riflessioni sulle priorità di intervento.

Profilo e servizi degli utenti dei Centri per l'impiego del Veneto

Ogni anno in Veneto circa 130 mila persone si rivolgono ai Centri per l’impiego per ricevere orientamento e sostegno nella ricerca di lavoro. Il monitoraggio effettuato dall’Osservatorio regionale mercato del lavoro, che analizza il triennio 2026-2026, mette in luce numeri, caratteristiche socio-demografiche e risultati occupazionali che aiutano a comprendere bisogni molto diversi tra loro.

Un profilo statistico degli utenti

Nel 2026 sono state 132.272 le persone prese in carico dai CPI, con una media superiore a 11.000 ingressi mensili e picchi nei mesi di luglio, ottobre e novembre. La maggioranza (circa il 60%) accede in stato di disoccupazione dopo la cessazione di un rapporto di lavoro; a questa componente si affiancano gli inattivi (12%) e gli inoccupati alla ricerca del primo impiego (11%). Un ulteriore 15% riguarda utenti già in carico che hanno rinnovato o modificato il proprio Patto di servizio.

Dal punto di vista anagrafico, l’utenza è per lo più femminile (intorno al 58%) e prevalentemente di cittadinanza italiana (75%), mentre la quota di stranieri è cresciuta fino al 25%. L’età è concentrata nella fascia 30-54 anni, con i giovani sotto i 30 al 30% e gli over 54 al 18%. Sul fronte educativo predominano i diplomati (44%) e chi ha la licenza media (36%), mentre i laureati rappresentano circa un quinto dell’utenza.

Tipologie di disoccupazione e distribuzione territoriale

Analizzando le cause di ingresso in disoccupazione emerge che oltre la metà dei casi è dovuta alla naturale conclusione del contratto: contratti a termine, stagionalità, fine incarichi nella scuola o lavoro domestico. Tra i sottogruppi, i contratti a termine compongono circa il 22% del totale, i licenziati il 12%, gli stagionali il 10% e i lavoratori della scuola il 7%.

La presa in carico regionale rispecchia anche la geografia demografica e settoriale: la provincia di Venezia registra il maggior numero di Patti di servizio (28.162, pari al 21% regionale), seguita da Padova (24.695), Verona (23.995), Vicenza (22.161), Treviso (20.740), Rovigo (7.054) e Belluno (5.465).

Classificazione dei profili di utenza

Il report propone una suddivisione in cinque categorie in base alla prossimità al mercato del lavoro: ad alta rioccupabilità (15%), in transizione a rapido impiego (22%), attivabili con accompagnamento (23%), a rischio marginalizzazione (25%) e fragili a reinserimento complesso (15%). Questa tipologia aiuta a definire misure mirate e priorità nell’allocazione delle risorse.

I servizi offerti e gli esiti

Dall’estate del 2026 è operativo in Veneto il Programma GOL (Garanzia per l’Occupabilità dei Lavoratori), che ha introdotto una profilazione più puntuale e linee guida condivise per il percorso dell’utente: intercettazione, valutazione, definizione del Patto di servizio e orientamento verso misure coerenti. Il servizio di orientamento specialistico è la base offerta fin dal primo colloquio e si sviluppa sia individualmente sia in gruppo.

Quasi la totalità degli utenti (95%) ha ricevuto attività di accompagnamento al lavoro, mentre la formazione ha interessato quasi un terzo degli utenti nel 2026, con attenzione a competenze digitali e tecniche (amministrazione, logistica, gestione documentale, magazzino, produzione). L’integrazione tra servizi pubblici e operatori privati accreditati è un elemento distintivo del modello veneto: i CPI svolgono la funzione di regia, affidando a soggetti privati l’erogazione formativa e parte dell’accompagnamento.

Esiti occupazionali a 12 mesi

Gli esiti a un anno dalla presa in carico variano in base al grado di prossimità al mercato del lavoro: per gli utenti con maggiore facilità di ricollocazione l’88% risulta occupato o aver sperimentato almeno un’occasione di lavoro; per chi necessita di interventi più intensi il tasso scende al 64%. Considerando l’utenza nel suo complesso, nel triennio il 63% è uscito dallo stato di disoccupazione a 12 mesi, il 23% ha avuto almeno un rapporto di lavoro e il 16% non ha avviato attività occupazionale.

Implicazioni operative e priorità politiche

Il panorama delineato richiede interventi differenziati: dalla personalizzazione delle misure alla centralità della formazione in tutte le fasi di transizione, fino al rafforzamento di percorsi di reskilling in stretta collaborazione con le imprese. Un nodo cruciale è rendere le attività formative accessibili alle categorie più fragili, superando barriere economiche, linguistiche e logistiche attraverso misure di sostegno, conciliazione e incentivazione della partecipazione.

In sintesi, i Centri per l’impiego in Veneto devono combinare funzioni amministrative e capacità di accompagnamento personalizzato per rispondere a una platea eterogenea: il passaggio da un approccio generalista a una profilazione qualitativa si dimostra fondamentale per potenziare risultati occupazionali e valorizzare il capitale umano della regione.

Andrea Innocenti
Autore

Andrea Innocenti

Andrea Innocenti ha coordinato dall'estero il rientro di una cronista napoletana durante una crisi diplomatica, gestendo contatti con consolati; è corrispondente esteri che definisce linee editoriali sulla geopolitica. Nato a Napoli, parla dialetto locale e mantiene rapporti con ONG partenopee.