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29 Maggio 2026

Giovani veterinari in crisi: precarietà, stress e formazione pratica

Uno studio condotto su studenti e giovani professionisti rivela insoddisfazione, problemi di conciliazione vita-lavoro e la richiesta di più formazione pratica da parte dei neolaureati in veterinaria.

Giovani veterinari in crisi: precarietà, stress e formazione pratica

Negli ultimi anni si sta affermando un quadro complesso per chi inizia la professione veterinaria in Italia: molti giovani si ritrovano disillusi rispetto alle aspettative e segnalano difficoltà che vanno oltre l’amore per gli animali. Un’indagine realizzata per analizzare le prospettive delle nuove generazioni mette in luce sentimenti contrastanti tra passione e frustrazione.

Il sondaggio coinvolge studenti e professionisti nei primi anni di carriera e offre dati che chiedono risposte mirate, sia sul piano delle condizioni di lavoro che su quello della preparazione pratica ricevuta dall’università.

I segnali di disagio: stipendio, stress e bilanciamento

I risultati mostrano che una larga maggioranza considera il compenso insufficiente rispetto alle responsabilità svolte: questo elemento diventa centrale nel percepito di insicurezza professionale. Accanto a questo, la gestione della pressione lavorativa emerge come una delle criticità principali, con ricadute sul benessere personale.

La difficoltà a mantenere un equilibrio tra vita privata e lavoro è un altro tema ricorrente: molti giovani segnalano orari impegnativi, turni e oneri emotivi che rendono complesso ritagliare tempo per sé. In alcuni casi la sommatoria di questi fattori porta a pensieri di abbandono della carriera.

L’entità del malessere

Secondo l’indagine, una quota significativa dei partecipanti manifesta rimpianti sulla scelta professionale: questo dato non deriva solo dalla paga, ma dall’insieme di aspettative deluse e carichi emotivi. Il peso psicologico del lavoro, in particolare nelle cliniche per animali da compagnia, appare rilevante e spesso poco considerato nella formazione.

Formazione universitaria e gap pratico

Un punto critico emerso è il divario tra ciò che viene insegnato all’università e ciò che serve nella pratica quotidiana. Se da un lato la preparazione teorica è giudicata adeguata da molti studenti, dall’altro i giovani professionisti indicano la necessità di maggiori competenze operative e di esperienza sul campo.

Il carattere generalista dei corsi universitari, che devono coprire aree molto diverse come animali da compagnia, animali da reddito e sanità pubblica, lascia inevitabilmente dei vuoti quando si entra in contesti specialistici. Ne consegue la richiesta crescente di percorsi post-laurea mirati e di formazione continua più pratica.

Verso una formazione più aderente al lavoro

Per molti giovani la soluzione passa per corsi specialistici, stage pratici più lunghi e aggiornamenti che rispecchino le reali esigenze delle cliniche moderne. È emersa anche la critica al sistema di formazione continua (ECM), considerato poco collegato alle specializzazioni richieste sul campo.

Il ruolo delle associazioni e le possibili risposte

Associazioni di categoria e organizzazioni studentesche vengono citate come attori fondamentali per mediare tra università, mercato del lavoro e istituzioni. Proposte concrete includono la revisione dei percorsi formativi, incentivi per tirocini retribuiti e programmi di supporto psicologico per i professionisti più giovani.

Oltre alle azioni istituzionali, le strutture private e le cliniche possono adottare pratiche di lavoro più sostenibili, come orari equilibrati, team di supporto e percorsi di mentoring che facilitino il passaggio dalla teoria alla pratica.

Quali competenze sviluppare

Oggi il profilo del veterinario richiede non solo conoscenze cliniche, ma anche competenze relazionali, organizzative e comunicative. Investire in capacità di gestione del cliente, comunicazione empatica e tecniche pratiche di intervento è diventato fondamentale per migliorare la qualità del lavoro e ridurre il burnout.

Conclusioni: dalla passione alle soluzioni

La passione per gli animali resta il motore che spinge molti verso questa professione, ma non basta da sola. Perché la scelta professionale sia sostenibile nel tempo è necessario affrontare i nodi della retribuzione, del carico emotivo e del mismatch formativo.

Interventi coordinati tra università, istituzioni e mondo del lavoro possono ridurre la distanza tra aspettative e realtà: più formazione pratica, percorsi di carriera chiari e misure a tutela del benessere sono passi concreti per trattenere i giovani talenti nel settore veterinario.

Francesca Galli
Autore

Francesca Galli

Francesca Galli, fiorentina con formazione bancaria, prese la decisione di cambiare carriera dopo un convegno a Palazzo Vecchio: oggi cura analisi di mercati e colonne su risparmio e investimenti. In redazione propone linee editoriali attente alla trasparenza e conserva l'agenda del primo impiego in banca.