Il 18 maggio 2026, nella sede della Camera di commercio di Como‑Lecco, è stato illustrato il 16° Rapporto annuale sul mercato del lavoro lecchese, intitolato «Lecco a due velocità: il paradosso dell’occupazione, la sfida degli invisibili». L’evento ha riunito rappresentanti istituzionali, analisti e operatori del sociale per discutere dati che appaiono contraddittori: un tasso di disoccupazione molto basso a fronte di una partecipazione al lavoro che rallenta.
Dati principali e interpretazione
I consulenti della società Pts, Andrea Gianni e Luca Schionato, hanno presentato cifre che chiedono una lettura attenta. Secondo le rilevazioni Istat, le forze di lavoro lecchesi sono scese sotto quota 143mila unità nel 2026, con una perdita di circa 5.900 persone rispetto al 2026, pari a un calo del 4%. Parallelamente il numero degli inattivi supera le 68mila unità, segnando un incremento del 7,6% e facendo scendere il tasso di attività al 67,2%, il valore più basso degli ultimi vent’anni e il più contenuto in Lombardia.
Calo degli occupati e indicatori contraddittori
Gli occupati sono scesi sotto le 140mila unità, circa 5mila in meno rispetto all’anno precedente, con un tasso di occupazione fermo al 65,5%, oltre quattro punti sotto la media regionale. Nonostante ciò il tasso di disoccupazione è rimasto contenuto, al 2,6% (contro il 3% lombardo e il 6,1% nazionale). Come ha spiegato Andrea Gianni, questo dato positivo è però il risultato non tanto di nuova occupazione quanto della diminuzione di chi cerca lavoro: in altre parole, il calo della disoccupazione convive con un’espansione degli invisibili.
Chi sono gli “invisibili”
Il focus del rapporto e del convegno si è concentrato su gruppi che faticano a trovare o mantenere un rapporto di lavoro stabile: giovani Neet, donne assenti dal mercato del lavoro, persone in condizioni di fragilità e lavoratori stranieri. Queste categorie rappresentano la maggior parte dell’incremento degli inattivi e spesso restano ai margini per ragioni molteplici, che vanno dalla mancanza di adeguata formazione al carico dei servizi di cura, fino a ostacoli di natura burocratica e linguistica.
Barriere all’inserimento
Durante il confronto sono emerse criticità pratiche: la necessità di percorsi formativi mirati, di servizi socio‑assistenziali che permettano la conciliazione lavoro‑vita e di politiche attive che colmino il gap tra domanda e offerta. Interventi frammentati rischiano di lasciare spazio alla persistenza di un pool di inattivi difficile da riattivare; servono invece azioni coordinate tra istituzioni, imprese e terzo settore.
Proposte e ruolo degli attori locali
Alla presentazione hanno partecipato Ezio Vergani (presidente della Camera di commercio di Como‑Lecco), il sottosegretario regionale Mauro Piazza e la presidente della Provincia Alessandra Hofmann. Il dibattito ha visto contributi di esperti come Eugenio Gotti e operatori sociali come Luciano Gualzetti, insieme a rappresentanti d’impresa come Elisabetta Ripamonti della Gilardoni Spa. Le proposte emerse puntano a rafforzare le reti territoriali, integrare politiche del lavoro, formazione e welfare locale e migliorare i servizi del centro per l’impiego.
Appello finale e prossimi passi
Nel concludere i lavori, il consigliere provinciale delegato al Centro Impiego, Formazione Professionale e Istruzione, Antonio Leonardo Pasquini, ha sottolineato l’urgenza di «intercettare e riattivare le persone inattive» attraverso interventi concreti e condivisi. L’appello è a un impegno collettivo: amministrazioni, imprese, scuole e organizzazioni sociali devono costruire sinergie per ridurre l’area degli invisibili e favorire un ritorno duraturo al lavoro.
Il quadro lecchese descritto nel 16° Rapporto invita a guardare oltre l’apparenza statistica: i numeri positivi sul fronte della disoccupazione non bastano se non sono accompagnati da politiche efficaci per aumentare la partecipazione e includere chi oggi resta escluso dal mercato del lavoro.