Giorgia Meloni e Donald Trump si sono confrontati sul tema delle spese militari e del sostegno all’Ucraina al vertice Nato di Ankara in calendario il 7 e 8 luglio 2026, dove l’Italia è arrivata con un dato complessivo pari al 2,8% del Pil e una proposta di definizione allargata di sicurezza.
L’appuntamento è rilevante per gli equilibri transatlantici perché l’alleanza ha aggiornato i criteri di contabilizzazione tra spesa militare core e investimenti per la sicurezza più ampia, mentre sul dossier Ucraina i partner hanno costruito un pacchetto pluriennale; Roma ha insistito per mantenere margini di flessibilità annuali e per riportare il fianco Sud nel perimetro delle priorità. Ultimo aggiornamento: 5 luglio 2026.
Spese italiane e nuova cornice Nato: 2,09% difesa core, 0,71% sicurezza
L’Italia ha presentato ad Ankara un quadro nel quale il 2,8% del Pil include il 2,09% di spesa core per la difesa e lo 0,71% di investimenti nel nuovo perimetro di sicurezza quantificati in poco più di 15 miliardi destinati a cybersicurezza protezione di infrastrutture critiche, sicurezza energetica e controllo delle frontiere. La distinzione formalizzata nel documento politico dell’Alleanza consente agli Stati di pianificare aumenti graduali senza forzare accelerazioni immediate esclusivamente sul riarmo, un punto che Roma ha valorizzato anche in vista delle scadenze politiche interne.
Il governo ha inoltre confermato la traiettoria verso il 5% del Pil complessivo dedicato a sicurezza e difesa entro il 2035, mantenendo l’impostazione che integra spesa militare tradizionale e investimenti di sicurezza. In parallelo, la strategia italiana ha cercato di evitare un confronto frontale con Washington sui soli numeri, sostenendo un approccio che includa catene di approvvigionamento e risposta alle emergenze.
Ucraina: pacchetto biennale da 140 miliardi e posizione italiana
Gli Alleati hanno concordato un sostegno complessivo con un pacchetto biennale stimato intorno a 140 miliardi di euro per il 2026-2027, con l’obiettivo di garantire almeno 70 miliardi annui tra equipaggiamenti, addestramento e supporto operativo, coordinato con i programmi Ue. La Nato ha inoltre definito un contributo diretto valutato intorno ai 40 miliardi di euro nell’ambito delle misure a favore di Kiev, tenendo ferma la pressione su Mosca sul piano politico e militare.
L’Italia ha sostenuto in fase negoziale impegni rinnovabili su base annuale per preservare flessibilità in caso di evoluzioni del conflitto e aperture negoziali, ma la posizione prevalente in Alleanza ha orientato verso l’orizzonte biennale. Roma ha confermato il sostegno a Kiev, mantenendo la preferenza procedurale per mandati annuali e un coordinamento stretto con gli strumenti europei già attivati.
Bilaterale con Erdoğan: focus su fianco Sud, Mediterraneo e Libia
Nei giorni preparatori, Meloni ha avuto un colloquio telefonico con Recep Tayyip Erdoğan per allineare le priorità sul rafforzamento del rapporto transatlantico e della difesa collettiva. Al tavolo di Ankara Roma ha spinto per inserire il fianco Sud nelle conclusioni del vertice, riconoscendo che le minacce provenienti dall’area mediterranea impongono risorse e attenzione comparabili al fronte orientale, con particolare riguardo alla sicurezza energetica e alla protezione delle rotte critiche.
Il dialogo con Ankara ha incluso la Libia con impegni a rafforzare il coordinamento regionale contro i flussi migratori irregolari e il traffico di esseri umani, mantenendo come obiettivo il processo di unificazione sotto egida Onu e il coinvolgimento degli attori locali. La cooperazione bilaterale ha toccato anche profili industriali della difesa in coerenza con i dossier già aperti tra Italia e Turchia.
Trump, numeri e metodo: prudenza italiana e dossier interni
La presenza di Donald Trump è stata gestita con un’impostazione tecnico-operativa dei lavori, per ridurre il rischio di conflitti pubblici; la delegazione italiana ha mantenuto contatti formali privilegiando i negoziati. L’ex presidente ha in passato criticato più volte i partner europei, arrivando a bollare come «ridicolo» il contributo tedesco; su questa sensibilità, Roma ha cercato di presentare risultati misurabili senza trasformare il summit in una rissa sui numeri.
Restano le ambiguità interne del governo sulla politica di riarmo all’estero sono stati confermati impegni e traiettorie, mentre a livello nazionale ha pesato la scelta di non attivare il programma europeo Safe per finanziare gli investimenti della difesa, che implicherebbe l’allocazione crescente di risorse pubbliche al comparto. La pressione congiunta di Stati Uniti e Nato per impegni misurabili potrebbe comunque ridurre i margini di manovra, rendendo più stringente il monitoraggio dei target presentati ad Ankara.



