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Venezuela, il colloquio Vaticano-Usa per salvare Maduro e l’offerta di Putin: la ricostruzione

(Adnkronos) –
Un summit in Vaticano prima di Natale, l'offerta della Russia per accogliere Nicolas Maduro. L'attacco degli Stati Uniti al Venezuela, ordinato da Donald Trump e concluso il 3 gennaio con la cattura di Maduro, è stato preceduto da una frenetica attività diplomatica che – secondo il Washington Post – ha coinvolto anche il Vaticano. Alla vigilia di Natale, scrive il quotidiano americano sulla base di documenti governativi, il cardinale Pietro Parolin "ha convocato d'urgenza Brian Burch, ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede, per sollecitare dettagli sui piani americani in Venezuela". Gli Stati Uniti avrebbero preso di mira solo i narcotrafficanti, ha chiesto Parolin, o l'amministrazione Trump era davvero interessata a un cambio di regime? Il cardinale, secondo i documenti, avrebbe esortato gli Stati Uniti a offrire una via d'uscita al leader di Caracas.  Il Washington Post scrive che "per giorni, l'influente cardinale italiano – nunzio apostolico a Caracas dal 2009 al 2014 – aveva cercato di contattare il Segretario di Stato Marco Rubio… nel disperato tentativo di evitare spargimenti di sangue e destabilizzazione in Venezuela". In particolare, nel colloquio con l'ambasciatore Burch, una figura vicina al presidente Trump, Parolin avrebbe affermato che "la Russia era pronta a concedere asilo a Maduro e ha chiesto gli americani di avere pazienza per convincere" il presidente venezuelano ad accettare.  A Maduro è stato proposto l'esilio con la possibilità di "godersi i suoi soldi", ha detto una persona a conoscenza dell'offerta russa, secondo il WP. "Parte di quella richiesta era che Putin garantisse la sicurezza". La soluzione diplomatica non è decollata: nella notte tra il 2 e il 3 gennaio, Maduro e sua moglie sono stati catturati dalle forze speciali americane in un raid che ha causato la morte di circa 75 persone. Il presidente e la consorte sono stati trasferiti a New York, dove è iniziato il processo a loro carico con accuse di narcotraffico.  Il Washington Post riporta anche la nota stampa con cui il Vaticano replica all'articolo: "È deludente che siano state divulgate parti di una conversazione riservata che non riflettono accuratamente il contenuto della conversazione stessa, avvenuta durante il periodo natalizio". Il quotidiano della capitale riferisce che il Dipartimento di Stato non ha commentato la vicenda. Nessuna risposta da Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino. L'articolo è stato prodotto con le informazioni raccolte nei colloqui con quasi 20 persone. Molte hanno parlato a condizione di rimanere anonime, visti i temi legati all'intelligence. Il Washington Post evidenzia che i tentativi di trovare una soluzione diplomatica con Maduro sono stati condotti fino all'immediata vigilia dell'attacco. Il New York Times, nei giorni scorsi, ha affermato che il leader venezuelano ha rifiutato il 23 dicembre l'offerta di riparare in Turchia. Washington ha confermato che la decisione di attaccare Caracas è stata presa a Natale e l'azione è stata ritardata di alcuni giorni in attesa delle condizioni meteo più favorevoli.  Maduro avrebbe pagato a caro prezzo ripetuti errori di valutazione. Già a novembre, in una telefonata con Trump, il leader venezuelano si era visto recapitare un aut aut. Lui, però, riteneva che il colloquio avesse avuto un esito positivo. Addirittura, Trump avrebbe prospettato un incontro a Washington. Maduro avrebbe declinato, puntando sulla vittoria dei democratici nelle elezioni di mid-term per ottenere un quadro internazionale più favorevole. Nemmeno con le spalle al muro il leader di Caracas ha modificato il proprio atteggiamento e non ha mai realmente considerato la possibilità di andare in esilio. In particolare, non avrebbe approvato la Russia come destinazione: da Mosca avrebbe avuto difficoltà ad accedere ai suoi beni.  Nel corso degli ultimi mesi, gli Stati Uniti hanno deciso di puntare su Delcy Rodriguez, vice di Maduro, per il nuovo corso a Caracas. Sulla base delle informazioni raccolte, non risulta che Rodriguez fosse a conoscenza del piano americano per rimuovere Maduro. Né alla numero 2 di Caracas erano arrivati segnali chiari da Washington sulla sua potenziale investitura: la Casa Bianca, sulla base dei report della Cia, ha progressivamente maturato la convizione che Rodriguez fosse la soluzione migliore per garantire continuità nel funzionamento del governo venezuelano dopo l'uscita di scena di Maduro: tale obiettivo, secondo Washington, non sarebbe stato raggiunto se la leadership fosse stata affidata a Maria Corina Machado, leader dell'opposizione.  
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