Vannacci e ‘Futuro nazionale’, l’esperto: “Nel logo richiami a stile littorio e destra sociale”

(Adnkronos) – Un nome che richiama identità e appartenenza, un simbolo che parla per segni, colori e rimandi storici. Il marchio "Futuro nazionale", depositato dal vicesegretario della Lega Roberto Vannacci mentre lo scontro con il partito appare sempre più evidente, non è una scelta neutra né improvvisata. Dietro quel logo si muove un linguaggio politico preciso, che guarda a un elettorato ben definito. A decifrarlo è Gabriele Maestri, giurista ed esperto di contrassegni elettorali e fondatore del blog isimbolidelladiscordia.it, che ha analizzato per Adnkronos i diversi elementi grafici e semantici del nuovo brand politico.  Secondo Maestri, il riferimento elettorale è piuttosto chiaro: "Il simbolo di Futuro Nazionale, per vari suoi elementi, sembra rivolgersi a un potenziale elettorato di destra". A partire dal nome, che richiama esperienze politiche non lontane nel tempo. La parola "Futuro", osserva, "in politica era già stata impiegata da Futuro e Libertà per l'Italia, il partito promosso da Gianfranco Fini nel 2010, quando lasciò il Popolo della libertà (e prima ancora dalla Fondazione Fare Futuro): fu un'esperienza molto connotata, ma non ebbe particolare successo nel 2013". Stessa sorte per altre esperienze politiche: "L'ultimo tentativo nazionale d'impiegare la stessa parola, portato avanti da Luigi Di Maio nel 2022, fu ancora meno fortunato: il nome 'Insieme per il futuro', diffusissimo a livello locale, divenne presto 'Impegno civico', ma il risultato elettorale fu molto deludente". Più netta, invece, la connotazione dell'aggettivo che accompagna il nome: "Quanto alla parola 'Nazionale', in Italia è stata impiegata soprattutto, ma non solo, da formazioni di destra o comunque conservatrici". Non meno significativo è l'impianto grafico del simbolo. Il carattere tipografico scelto, spiega Maestri ad Adnkronos, "molto spigoloso e 'affilato', richiama quello di varie grafiche, scenografie e monumenti di stile littorio e, volendo, un gusto futurista; font simili sono stati utilizzati, nel corso degli anni, da formazioni e gruppi politici di destra sociale". Un richiamo visivo che non passa inosservato a un elettorato sensibile a determinati codici estetici e identitari. Anche la palette cromatica contribuisce a rafforzare questo messaggio. "I colori dominanti utilizzati sono quelli nazionali, vale a dire il tricolore e il blu, variante scura dell'azzurro italiano: un linguaggio cromatico caro all'elettorato conservatore", osserva Maestri, che segnala anche un dettaglio tutt'altro che casuale: "Il giallo, invece, ricorda piuttosto quello usato dalla Lega per indicare il cognome del leader (proprio su fondo blu)". L'elemento grafico centrale, infine, è quello che più ha alimentato confronti e polemiche. Più che una riedizione della tradizionale fiamma tricolore, per Maestri "può evocare una fiaccola, ma soprattutto ricorda molto il fregio di Azione popolare, il movimento fondato da Silvano Moffa tra il 2010 e il 2011 dopo l'abbandono di Fli, per tornare nella coalizione di centrodestra". Non mancano altri possibili rimandi simbolici: "Quelle 'foglioline', del tutto diverse da quelle di Liberi e Uguali di Pietro Grasso, possono anche essere lette come un'ala spiegata, un po' come quella a suo tempo usata da Ala (Alleanza liberalpopolare autonomie), gruppo promosso nel 2015 da Denis Verdini, ma si tratta di un'esperienza del tutto diversa". Proprio sul terreno della somiglianza simbolica si inserisce anche la presa di posizione di Nazione Futura, think tank conservatore guidato da Francesco Giubilei, che ha lamentato una eccessiva vicinanza del logo di Vannacci a quello dell'organizzazione, arrivando a ipotizzare possibili iniziative legali. Un'eventualità che Maestri invita a valutare distinguendo il piano politico da quello giuridico. "Certamente Nazione futura ha il pieno diritto di segnalare che posizioni o iniziative potenzialmente confondibili non corrispondono al suo pensiero, come pure di formulare giudizi politici negativi su di esse", spiega. Tuttavia, sul piano strettamente grafico, la somiglianza "può valere per la combinazione cromatica (presente in tanti altri simboli), ma la forma del tricolore è oggettivamente diverso nella sua foggia". Anche sul nome, le differenze appaiono rilevanti, secondo il giurista: "Non si tratta di una semplice inversione delle parole, ma di due concetti diversi: un caso diverso, almeno a prima vista, da quello che aveva visto prevalere in tribunale i Liberalpopolari sui Popolari liberali di Carlo Giovanardi". (di Antonio Atte e Francesco Saita)  
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Scritto da staff

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