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Ucraina, media: “Russia vuole lanciare attacco con 2mila droni contro Kiev”

(Adnkronos) – La Russia intende lanciare un attacco simultaneo di 2mila droni contro Kiev. E' quanto ha detto il generale maggiore tedesco Christian Freuding sul canale Youtube del Bundeswehr, in un podcast ripreso oggi dalla stampa ucraina, citando informazioni secondo le quali Mosca sta espandendo in modo significativo la sua produzione per permettere un attacco massiccio di droni e spiazzare i sistemi di difesa aerei ucraini.  Secondo il generale tedesco, in risposta a questa minaccia bisogna sviluppare "contromisure intelligenti", dal momento che l'utilizzo dei sistemi convenzionali, in particolare i Patriot, non sarebbe una risposta logica visto che un drone Shahed costa tra i 30mila e i 50mila dollari, mentre un singolo missile Patriot costa oltre cinque milioni. Kiev, ha concluso, avrebbe bisogno di soluzioni anti-droni, che hanno costi molto più bassi, tra i 2mila e 4mila dollari a unità, per contrastare attacchi in larga scala con i Shahed.  Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, in un'intervista alla televisione pubblica russa rilanciata dalla Tass, ha detto che non "è ancora arrivato il momento" per un incontro tra Donald Trump e Vladimir Putin, riconoscendo comunque di aver iniziato a considerare "necessario" un incontro tra i due leader, che "con il tempo è qualcosa che senza dubbio succederà".  Ha poi aggiunto che "potrebbe essere necessario formalizzare alcuni importanti accordi raggiunti nel tempo, dopo un lavoro ingente". "Questo lavoro deve essere ancora fatto", ha continuato, concludendo quindi che il momento per un vertice tra Trump e Putin "non è ancora arrivato". Riguardo poi ai contatti telefonici tra i due leader, Peskov ha parlato di colloqui avvenuti in un'atmosfera "pragmatica e professionale tra persone che mantengono le proprie posizioni, ma sono disposte ad ascoltarsi reciprocamente". Nei giorni scorsi, Trump ha espresso più volte la sua frustrazione per il fatto che Putin dopo le loro telefonate continua a bombardare l'Ucraina.  Peskov infine non ha commentato l'ultimatum imposto da Trump, che ha minacciato pesanti sanzioni, anche secondarie, se Mosca non raggiungerà la pace in 50 giorni, limitandosi ad insistere che per Mosca gli obiettivi rimangono "chiari, evidenti e non cambiano, il processo – ha poi concluso – comunque non dipende solo da noi".  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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