(Adnkronos) – "La leucemia mieloide cronica è la prima patologia che ha avuto la fortuna di beneficiare di una terapia mirata", passando quindi "da una malattia che a 5 anni portava alla morte il 50% dei pazienti, trattabile solo con un trapianto di midollo per i pazienti più giovani, ad una patologia che oggi è cronicizzata, si cura bene con diversi farmaci e, soprattutto, ora ha una durata della sopravvivenza paragonabile a quella della popolazione di varietà non leucemica. Pertanto, sono stati fatti tanti passi avanti". Lo ha detto Elisabetta Abruzzese, dirigente medico Ematologia, Ospedale Sant'Eugenio di Roma, intervenuta all'incontro stampa di Novartis 'Qualità di vita e leucemia mieloide cronica: la ricerca che dà voce ai pazienti', oggi a Milano. "Oggi il paziente al quale viene diagnosticata la leucemia mieloide cronica è spesso paziente che sta bene, fa delle analisi di routine di controllo e scopre di avere i globuli bianchi alti e viene poi indirizzato presso un centro specifico. Pertanto – spiega Abruzzese – somministrare una terapia che comporta alcuni effetti collaterali può essere uno sconvolgimento, soprattutto nella quotidianità a lungo termine, poiché mentre all'inizio il paziente ha l'impatto con la parola leucemia" e segue la cura "prendendo solo una pasticchetta, a mano a mano che passa il tempo lamenterà gli effetti collaterali della terapia, quali crampi e occhi gonfi. Il problema più grande quando ci sono degli effetti collaterali è la mancata aderenza terapeutica". Ma "se la terapia non viene fatta, non funziona. L'aderenza alla terapia è fondamentale – tiene a precisare l'ematologa – E' quindi molto importante l'alleanza tra medico e paziente. Ci deve essere la possibilità di un buon dialogo proprio per identificare quei problemi quotidiani di scarsa rilevanza clinica, ma che rappresentano per il paziente importante ostacolo per la sua vita sociale e per le sue attività normali". La leucemia mieloide cronica, prosegue la specialista, "è una patologia che si tratta con farmaci che si assumono oralmente. Pertanto il paziente assume la sua terapia regolarmente a domicilio. Nel primo periodo i controlli saranno ravvicinati, ma una volta che la patologia è sotto controllo e non ci sono problematiche collaterali, il paziente si reca in ospedale solo per fare i controlli e assicurarsi che la malattia sia effettivamente assopita". Per Abruzzese è fondamentale la corretta gestione del trattamento nella leucemia mieloide cronica e degli effetti collaterali: "E' molto importante che ci sia un rapporto medico-paziente ben strutturato e che il medico sia esperto nella cura di questa patologia, così che si possa dialogare e far sì che il trattamento impatti il meno possibile sulla sua quotidianità del paziente. Questa patologia, soprattutto con un'aderenza molto stretta negli anni di terapia, può portare anche alla sospensione del trattamento, anche se in una percentuale piccola di casi. Infine, ormai da 10 anni ci occupiamo anche della possibilità di far portare avanti una famiglia a questi pazienti, sia uomini che, soprattutto, donne. Siamo passati da una patologia effettivamente grave a una patologia molto ben trattabile, elemento che rappresenta la vera qualità di vita". —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
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