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Trump-Zelensky, non c’è accordo su missili Tomahawk a Kiev: Usa temono escalation

(Adnkronos) –
"Metteremo fine a questa guerra. E' ora di un accordo". Donald Trump dispensa ottimismo prima e dopo l'incontro con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Il presidente degli Stati Uniti riceve il leader di Kiev alla Casa Bianca, 24 ore dopo la lunga telefonata con Vladimir Putin. Trump, che entro un paio di settimane incontrerà il presidente russo a Budapest, per ora congela il tema dei missili Tomahawk – che Kiev vorrebbe per colpire obiettivi in profondità – e prima di partire per la Florida si congeda con un appello via social. "L'incontro con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è stato molto interessante e cordiale ma gli ho detto, come ho fortemente suggerito anche al presidente della Federazione russa Vladimir Putin, che è ora di smettere di uccidere e di raggiungere un accordo. È stato versato abbastanza sangue", la sintesi di Trump dopo un incontro più lungo del previsto preceduto da una lunga raffica di domande della stampa.  Kiev e Mosca, dice Trump, "dovrebbero fermarsi dove sono. Lasciamo che entrambe rivendichino la vittoria, lasciamo che sia la storia a decidere. Basta sparatorie, basta morti, basta spese ingenti e insostenibili. Questa è una guerra che non sarebbe mai iniziata se fossi stato presidente. Migliaia di persone vengono massacrate ogni settimana: basta, tornate a casa dalle vostre famiglie in pace", dice il numero 1 della Casa Bianca.  Zelensky, dopo il meeting, risponde alla stampa e fa il punto della situazione. Già prima dell'incontro il presidente ucraino accende i riflettori sui Tomahawk e prospetta l'ipotesi di uno scambio con Washington: "Non abbiamo i Tomahawk e ci servono. Gli Usa hanno missili potentissimi, ma possono avere anche i nostri droni". Nell'incontro, a quanto pare, Zelensky mostra a Trump ''la mappa'' dei potenziali obiettivi da colpire in Russia. "Sulle mappe ci sono obiettivi nelle difese russe e nell'economia militare che potrebbero essere presi di mira per costringere (il presidente russo Vladimir, ndr) Putin a porre fine alla guerra", dice una fonte ucraina.  Trump, prima dell'incontro, ribadisce ai media che la fornitura di Tomahawk sarebbe un'accelerazione eccessiva. "Sarebbe un'escalation. I Tomahawk servono anche a noi", dice. Zelensky si adegua alla linea e nelle dichiarazioni successive al meeting non forza la mano. "Abbiamo avuto un incontro lungo e produttivo, con molti argomenti e domande. Abbiamo parlato di missili a lungo raggio, non farò dichiarazioni su questo. Abbiamo deciso di non parlarne, gli Stati Uniti non vogliono un'escalation e quindi non risponderò su questo", esordisce prima di sbottonarsi un po'. "Abbiamo parlato dei Tomahawk, li vogliamo. Gli Stati Uniti ne hanno bisogno, ad oggi è la loro posizione. L'argomento è sul tavolo, non lo abbiamo cancellato. I russi sanno che armi produciamo. E sono preoccupati per la combinazione che potremmo creare tra queste armi e i Tomahawk. Sono ottimista per i missili? Sono realista", dice. La soluzione negoziale è complessa ("Putin mi odia") ma la fiducia in Trump è notevole: "Il presidente mi ha parlato del dialogo che sta avendo sulla Russia, per noi i segnali di Putin non sono una novità ma contiamo sulla pressione che il presidente Trump può esercitare per porre fine alla guerra. Ci fidiamo degli Stati Uniti e di un presidente che vuole porre fine al conflitto", dice. Quando i negoziati riprenderanno, bisognerà affrontare il tema dei territori che l'Ucraina punta a recuperare: "E' complicato, per noi la nostra terra è essenziale, è parte della nostra indipendenza. Ma era complicata la situazione anche in Medio Oriente e il presidente Trump è riuscito a gestirla. Le discussioni sui territori saranno un momento complicato di questi negoziati".  
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