(Adnkronos) –
Melania-show al (Trump-)Kennedy Center di Washington, che ha indossato lo smoking per la première mondiale di 'Melania', il docu-film dedicato alla first lady e da lei stessa prodotto. Un evento blindatissimo, esclusivamente su invito, con tappeto nero al posto del tradizionale red carpet – in linea con l’estetica rigorosamente black and white del film – e un parterre composto da vertici dell’amministrazione Trump, leader repubblicani, alleati politici e una selezionata collezione di celebrità e influencer. Accanto alla first lady, un presidente Donald Trump visibilmente compiaciuto ha definito il film "molto glamour", sottolineando che "di glamour ce n’è bisogno". La serata è apparsa come l’ennesima dimostrazione muscolare del potere trumpiano, a partire dalla scelta simbolica della location: il John F. Kennedy Center, già ribattezzato informalmente "Trump Kennedy Center" dopo i recenti cambiamenti al board e in attesa dell’approvazione formale del Congresso, ma con il nuovo nome già inciso sul marmo dell’edificio. A rendere l’operazione ancora più controversa, l’imponente investimento di Amazon Mgm Studios, che ha versato 40 milioni di dollari per i diritti del film e altri 35 milioni per la promozione, una cifra senza precedenti per un documentario. Accusato di favoritismi, Trump ha liquidato le polemiche: "Non sono coinvolto. È un film importante, mostra la vita alla Casa Bianca", arrivando poi ad attaccare Barack Obama per i contratti editoriali e audiovisivi firmati dopo la sua presidenza: "Chiedete a lui cosa vuol dire farsi pagare un sacco di soldi per non fare nulla. Melania ha veramente prodotto qualcosa". In platea sedeva buona parte del governo: dal segretario alla Difesa Pete Hegseth a quello agli Interni Doug Burgum, dal responsabile della Sanità Robert F. Kennedy Jr. al segretario di Stato Marco Rubio, fino allo speaker della Camera Mike Johnson, che ha difeso l’investimento parlando di "un progetto importante per la storia" destinato, a suo dire, a ripagarsi. L’accoglienza degli ospiti è stata accompagnata da una band militare che ha eseguito "Melania’s Waltz", il valzer composto appositamente per il film dal musicista romano Tony Neiman, diplomato in pianoforte presso l'Accademia L. Perosi di Campobasso e in Composizione e Jazz presso il Conservatorio Alfredo Casella dell'Aquila. Sul palco, una Melania Trump raramente così emozionata ha preso la parola con un’insolita loquacità: "Alcuni lo chiamano documentario. Non lo è – ha spiegato – è "un’esperienza creativa fatta di prospettive, intuizioni e momenti", un racconto estetico e personale che segue i venti giorni precedenti l’inaugurazione presidenziale e il ritorno alla Casa Bianca. Dopo aver ringraziato il suo "team di visionari", la first lady ha reso omaggio al marito, che ha ricevuto diverse standing ovation nel corso della serata. Il film, che da oggi esce nelle sale cinematografiche di 27 Paesi – tra cui l'Italia – molto difficilmente riuscirà a ripagare anche solo metà dei costi di produzione, nonostante Trump continui a suggerire che "i biglietti stanno andando a ruba".
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