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Serena Mollicone, al processo d’Appello bis è il giorno di Franco Mottola: le dichiarazioni e le accuse, cosa ha detto

(Adnkronos) – "Sono e siamo innocenti di quanto siamo accusati da moltissimi anni. Non abbiamo nulla a che vedere con la morte di Serena Mollicone: non l’abbiamo uccisa, non l’abbiamo picchiata, non l’abbiamo immobilizzata e confezionata col nastro adesivo e col fil di ferro, non l’abbiamo trasportata a Fontecupa". Così l'ex comandante della caserma dei carabinieri di Arce, Franco Mottola, imputato per concorso in omicidio insieme al figlio Marco e alla moglie Annamaria, che oggi, mercoledì 17 dicembre, ha rilasciato dichiarazioni spontanee davanti alla terza sezione della Corte d'Assise d'Appello di Roma, durante il processo di Appello bis sull'omicidio di Serena Mollicone, la 18enne uccisa nel 2001.  "Nego di aver effettuato alcun depistaggio come mi si accusa", ha affermato Mottola. "Ho prelevato Guglielmo Mollicone – ha ricostruito l'ex carabiniere – per portarlo in caserma a firmare alcuni verbali su ordine preciso del capitano Trombetti e, anche se mi è dispiaciuto, ho dovuto farlo perché era un ordine. E solo i soggetti disinformati o i soggetti provocatori possono pensare che un maresciallo dei carabinieri possa discutere l’ordine di un capitano dei carabinieri. Non so e non sappiamo nulla di chi, quando, come e perché abbia messo l’hashish nel cassetto di Serena, nemmeno la storia del telefonino". Sulla notte tra il 1 e il 2 giugno Franco Mottola ha aggiunto: "Sono andato a casa di Guglielmo Mollicone verso le due su sua precisa richiesta fattami in caserma".  "A causa della propaganda accusatoria l'opinione pubblica è colpevolista" ma "ci penseranno i miei consulenti a dimostrare che la porta non è l'arma lesiva e che Serena non e' stata sbattuta contro quella porta". Così l'ex comandante della caserma dei carabinieri di Arce, Franco Mottola, che oggi in aula, durante il processo di Appello bis sull'omicidio di Serena Mollicone, ha rilasciato dichiarazioni spontanee. A proposito della porta Mottola conferma di averla rotta personalmente "con un pugno dato di piatto, col dorso della mano" dopo essersi arrabbiato con il figlio Marco che gli aveva comunicato di non voler continuare le scuole". "Poi – aggiunge – quando mi calmai, per non litigare con mia moglie, presi la porta, la sollevai dai cardini e la portai al piano inferiore, per sostituirla e cambiarla con quella del bagno, dove poi venne trovata". "Un giorno parlando con Suprano gli dissi che l’aveva rotta mio figlio, non vedo perché dovevo dire a un sottoposto che il suo comandante aveva perso il controllo a causa del figlio", sottolinea.  Quindi Mottola ha puntato il dito contro il brigadiere Santino Tuzi che dichiarò di aver visto Serena Mollicone entrare in caserma la sera del 1 giugno del 2001 e che poi fu trovato morto suicida.  L'ex maresciallo attribuisce il suicidio di Tuzi a una presunta relazione extraconiugale del brigadiere. "Tuzi si è suicidato perché aveva capito di avere perso il senso dell’onore, perché aveva perso la stima in se stesso, per la delusione del rifiuto della sua ex amante Annarita Torriero a tornare assieme, per il pentimento e per la vergogna di avere messo in mezzo mio figlio innocente e per i suoi segreti personali sul proprio comportamento non collegato a noi, ma alle sue azioni extrafamiliari e ad altri eventi a me sconosciuti". "Siamo addolorati e feriti per la campagna di colpevolezza che da quasi vent'anni si è scatenata contro di noi, un veleno che si è sparso nella mente e nel convincimento dell’opinione pubblica, però, di contra, abbiamo la speranza e la certezza dell’obiettività e della serenità di chi ci giudica per la terza volta". "Chiediamo di essere giudicati e assolti e che siano spiegati e risolti tutti i perché dell'assoluzione" affinché ci sia tolto tutto questo fango che finora "ci è stato scagliato addosso" e che siano effettuate "indagini serie per individuare il vero assassino della povera Serena Mollicone". Alla famiglia e ai parenti della povera ragazza esprimiamo la nostra solidarietà per il dolore, anche perché siamo genitori e ben capiamo le loro sofferenze – conclude Franco Mottola – Della sua morte non sappiamo nulla". 
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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