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Satelliti Starlink sopra l’Iran? Il video che alimenta l’ipotesi di azione americana

(Adnkronos) – Mentre l’Iran è attraversato da nuove e intense proteste popolari contro il regime, in un video apparso sul canale “UK Report” su X, specializzato in notizie dal Medio Oriente, si vedrebbero i satelliti di Starlink sorvolare il territorio iraniano. L’Adnkronos non ha potuto verificare provenienza e autenticità del video, ma se confermata la presenza dei satelliti rappresenterebbe uno dei possibili prodromi di un sostegno statunitense alla ribellione interna, almeno sul piano delle comunicazioni e dell’accesso a internet, da sempre uno dei nervi scoperti del controllo esercitato da Teheran sulla popolazione. A rafforzare l’interpretazione è intervenuto anche Grok, il chatbot sviluppato dalla società di Elon Musk, proprietario di SpaceX e Starlink, e integrato su X. Alla domanda sull’autenticità del filmato, Grok ha risposto senza esitazioni: “sì, il video mostra un vero ‘train’ di satelliti Starlink sull’Iran, comune dopo i lanci del 4-5 gennaio 2026. Starlink ha garantito copertura in Iran dal giugno 2025” (data dei bombardamenti americani sui siti nucleari iraniani, ndr) “per bypassare le restrizioni, con migliaia di persone che accedono alla connessione attraverso terminali di contrabbando, anche se sono banditi dalla legge iraniana e rischiosi”. In altre parole, secondo Grok il video mostrerebbe effettivamente un “treno” di satelliti Starlink, un fenomeno frequente subito dopo i lanci, come risulta da numerose immagini simili e in altri contesti verificati.  Nelle ore in cui l’amministrazione statunitense annunciava l’operazione militare in Venezuela che ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro, Elon Musk è stato ospite del presidente Donald Trump e della first lady Melania Trump per una cena privata al resort di Mar-a-Lago in Florida, e ha pure condiviso su X una foto dell’incontro, definendo la serata “splendida” con un messaggio ottimista per il 2026. Un chiaro segnale di riavvicinamento tra Musk e Trump, dopo mesi di tensioni tra i due, il cui culmine sono stati i pesantissimi post di Musk contro il presidente, accusato di voler insabbiare il caso Epstein. Musk ha anche dichiarato di essere pronto a sostenere il popolo venezuelano proprio attraverso i satelliti Starlink. In caso di rivolta popolare, una delle armi più potenti in mano ai regimi come quello di Teheran è proprio l’accesso a internet. Un caso documentato e ampio è quello delle proteste di novembre 2019, nate per il forte aumento del prezzo della benzina: le autorità ordinarono uno shutdown quasi totale di internet per oltre una settimana, isolando il Paese dal web globale e mantenendo attivo solo un intranet nazionale controllato, con l’obiettivo di ostacolare la capacità di organizzarsi e di testimoniare le repressioni. Durante il blackout, deciso dal Supremo consiglio per la sicurezza nazionale, sono stati documentati centinaia di vittime e arresti nel corso delle manifestazioni represse dalle forze di sicurezza, e organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato come la disconnessione abbia contribuito a nascondere al mondo l’entità della violenza messa in atto dalle autorità.  Un altro episodio significativo si è verificato durante le proteste del 2022, esplose dopo la morte di Mahsa Amini mentre era nelle mani della “morality police”, quando il governo ha ripetutamente bloccato l’accesso a servizi internet mobili e piattaforme come Instagram e WhatsApp nel tentativo di ostacolare la diffusione di video e la capacità di coordinamento dei manifestanti. Starlink potrebbe dunque bypassare i blocchi del regime? Sì e no: l’accesso diretto alla connessione (“direct to cell”) è consentito solo da telefoni di ultima generazione, e solo se gli operatori “a terra” la permettono, come nel caso di T-Mobile negli Stati Uniti. Al momento per gli iraniani Starlink è accessibile solo per chi in questi mesi è riuscito a mettere le mani su un modem e un’antenna compatibile (hardware che in Europa costa tra i 2 e i 400 euro, non particolarmente ingombrante). Ovviamente, un singolo modem può, se vengono agganciati switch e ripetitori di banda, fornire connessione anche a centinaia di persone, ma ovviamente ci sarebbe una riduzione di “banda” per il singolo utente, oltre ai rischi legali che corre chi usa questi strumenti.  Il servizio “direct to cell”, dunque, esiste ed è operativo in vari Paesi grazie ad accordi con operatori, ma non è disponibile in Iran, sia per le restrizioni governative sia per l’assenza di partnership locali.  Nelle zone di conflitto in Ucraina Starlink è stato fondamentale per le truppe che si difendevano dagli attacchi russi e manovravano i droni grazie alla copertura fornita dai satelliti di Elon Musk. Finché i russi non sono riusciti a dotarsi anche loro di modem e antenne e dunque sono riusciti a connettersi alla rete Starlink e recuperare parte del vantaggio sul campo ottenuto dagli ucraini. 
—internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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