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Salute, la paziente: “Ancora in grembo mia figlia sapeva già che avevo la sclerosi multipla”

(Adnkronos) – "Al momento della diagnosi, ormai molti anni fa, qualcun altro ne era già a conoscenza, qualcuno che era nel mio grembo e lo stava abitando da meno di 90 giorni: mia figlia. Quando venne pronunciata quella diagnosi, non capii bene tutte le parole, erano spaventose e incomprensibili. Il mio corpo le avrebbe comprese al posto mio molti anni dopo, sentendo pezzi di sé scivolare via, lentamente e inesorabilmente". Con queste parole Linda, una delle oltre 144mila persone in Italia con sclerosi multipla, ha aperto a Milano la Charity Dinner 2025 di Aism – Associazione italiana sclerosi multipla, raccontando con voce ferma ed emozionata il momento in cui ha ritrovato fiducia nel futuro, vivendo ogni giorno con la sclerosi multipla mettendosi in gioco. "Oggi, tanti anni dopo quel giorno, la ricerca è andata molto avanti – ha continuato Linda – Grazie al prezioso lavoro di ricercatori, scienziati e neurologi, infatti, le parole sclerosi multipla non sono più le stesse, così come non lo è più la qualità di vita delle persone con sclerosi multipla e la riabilitazione", che è migliorata. "Eppure non basta, dobbiamo arrivare a cancellare definitivamente quelle 2 parole. Dobbiamo interrompere quella clessidra fatale in cui ogni 3 ore vi è una nuova diagnosi di sclerosi multipla". Prendendo "in prestito" le parole dallo 'Zio Vanja' di Anton Cechov, Linda ha letto: "Vivremo una lunga, una lunga serie di giorni, di lunghe serate; sopporteremo con pazienza le prove che il destino ci manderà; diremo che abbiamo sofferto, che abbiamo pianto, eppure io credo, credo ardentemente, appassionatamente". Per questo, ha affermato, "verrà trovata la cura definitiva. So che tra 5, 10, 20 anni si troverà. Forse io non la vedrò, ma a quelli che verranno dopo di me quelle 2 parole non faranno più paura. E se oggi possiamo immaginare un futuro diverso è grazie a chi ha creduto nella ricerca. Aism e la sua Fondazione, con il progetto del NeuroBrite Research Center, stanno costruendo un luogo dove la riabilitazione non è solo cura, ma anche speranza e dove la ricerca apre nuove strade per una migliore qualità della vita e per arrivare un giorno a una cura definitiva", ha concluso Linda invitando a donare per la ricerca. 
—salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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