Tre anni dopo l'entrata in vigore del D.Lgs. n. 36/2026, il quadro del lavoro sportivo è cambiato soprattutto per il settore dilettantistico, ma permangono criticità operative e interpretative
Il D.Lgs. n. 36/2026 ha introdotto una svolta nel modo in cui viene regolato il lavoro sportivo in Italia, con ricadute particolarmente evidenti nel settore dilettantistico. A distanza di tre anni è utile ricapitolare i principali cambiamenti, valutare gli effetti pratici sui soggetti coinvolti e identificare le questioni rimaste aperte. Questo testo offre una panoramica riassuntiva, pensata per chi opera nel mondo dello sport, per i consulenti del lavoro e per i dirigenti delle associazioni sportive.
Il percorso di riforma ha cercato di armonizzare alcune definizioni e di chiarire rapporti giuridici che per anni sono stati fonte di incertezza. Tuttavia, la trasformazione non ha cancellato la complessità: convivono ora una nuova figura unificata del lavoratore sportivo e regimi applicativi differenziati, con importanti riflessi sul piano previdenziale e fiscale. In questo scenario, il confronto pubblico e professionale resta fondamentale, e sarà uno dei temi trattati al Festival del Lavoro a Roma, in programma dal 21 al 23 maggio 2026.
La riforma ha mirato a ridisegnare il quadro normativo per rendere più chiari i confini tra attività professionale e attività dilettantistica, introducendo una codificazione delle figure lavorative sportive e regole più stringenti per la governance delle associazioni. Tra gli obiettivi principali c’era quello di ridurre la frammentazione normativa e di fornire strumenti chiari per la gestione dei rapporti di lavoro, pur mantenendo forme di flessibilità per il mondo dilettantistico. Nel concreto, molte norme hanno inciso su come vengono inquadrati i rapporti, sui contratti possibili e sulle tutele minime che spettano agli operatori del settore.
Una delle innovazioni più rilevanti è stata l’unificazione della figura del lavoratore sportivo, pensata per creare un modello riconoscibile e coerente. Questa scelta tende a semplificare la lettura normativa, ma non ha comportato l’automatica omogeneizzazione dei trattamenti: permangono infatti regimi applicativi distinti in base alla natura dell’attività (professionale vs dilettantistica) e ad altri parametri come la forma contrattuale e l’intensità dell’impegno sportivo.
Le novità normative hanno prodotto effetti concreti sul piano previdenziale e fiscale. Sul fronte della previdenza, è stato necessario ridefinire i criteri di contribuzione e le soglie di accesso a determinate prestazioni, con ripercussioni sulle posizioni dei lavoratori che transitano tra attività diverse. Sul versante fiscale, alcune agevolazioni e modalità di inquadramento delle retribuzioni e di rimborso spese sono state rimodulate, richiedendo adeguamenti contabili e amministrativi da parte delle associazioni e delle società sportive.
La convivenza di una figura unificata con regimi differenziati ha generato dubbi operativi: ad esempio, come applicare correttamente contributi previdenziali in situazioni di lavoro misto o episodico, oppure come trattare fiscalmente redditi eterogenei derivanti da attività sportive. Queste criticità non sono soltanto tecniche, ma incidono sulla gestione quotidiana delle organizzazioni, richiedendo spesso consulenze specialistiche per evitare sanzioni o errori di applicazione.
Nonostante i progressi, permangono nodi che richiedono attenzione: la complessità applicativa per le realtà minori, la necessità di chiarimenti interpretativi su aspetti contributivi e il rischio di disparità tra operatori a causa dei regimi differenziati. Serve una fase di monitoraggio e di eventuale integrazione normativa per ridurre le ambiguità. Allo stesso tempo, è opportuno che le istituzioni e le associazioni lavorino insieme per predisporre linee guida operative condivise.
Il dialogo tra istituzioni, Ordine dei Consulenti del Lavoro, Fondazione Studi e operatori sportivi è fondamentale per tradurre la norma in prassi applicative efficaci. Per questo motivo, molte delle problematiche saranno affrontate durante eventi di settore: tra questi, la XVII edizione del Festival del Lavoro, organizzata dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro e dalla sua Fondazione Studi, che si terrà a Roma dal 21 al 23 maggio 2026, rappresenta un’occasione per discutere soluzioni condivise.
In sintesi, il lavoro sportivo dopo il D.Lgs. n. 36/2026 ha compiuto passi importanti verso una maggiore chiarezza, specie nel mondo dilettantistico, ma resta essenziale un lavoro di accompagnamento per risolvere le criticità applicative e per garantire equità tra gli operatori. Il confronto tecnico e la formazione continueranno a essere strumenti decisive per consolidare i risultati della riforma.
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