I numeri dell'Agenzia del Lavoro indicano un aumento delle assunzioni in Trentino, ma Cgil, Cisl e Uil sottolineano i rischi che potrebbero compromettere la tenuta occupazionale
A Trento la fotografia del mercato del lavoro presenta un equilibrio sottile: crescita delle assunzioni a fronte però di incertezze economiche. Secondo i dati amministrativi raccolti dall’Agenzia del Lavoro, a febbraio si osserva un aumento complessivo delle attivazioni contrattuali del 3,6% rispetto allo stesso periodo del 2026, mentre il saldo occupazionale nei primi due mesi dell’anno risulta positivo. I rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil del Trentino hanno accolto con favore i numeri, ma hanno anche segnalato elementi che richiedono prudenza.
Nella distribuzione settoriale emergono dinamiche divergenti: il terziario continua a trainare la domanda di lavoro, con un incremento vicino al 4%, mentre i servizi sono il sottoinsieme più dinamico. Al contrario, nei pubblici esercizi si registra una contrazione delle attivazioni pari al 3,4%. Da parte sua il comparto manifatturiero mostra un recupero: le assunzioni, in un solo mese, aumentano del 10,8%, contribuendo al bilancio positivo del primo bimestre; nelle costruzioni si rileva invece una diminuzione dei nuovi contratti.
Oltre alla crescita delle attivazioni, il quadro amministrativo segnala anche una lieve riduzione delle cessazioni: nelle prime otto settimane dell’anno le uscite dal mercato del lavoro diminuiscono di circa l’1% su base annua. Il saldo occupazionale tra gennaio e febbraio risulta in attivo con 2.487 attivazioni nette, un valore superiore rispetto alle 1.625 attivazioni nette dello stesso periodo nel 2026. Questo indicatore sintetico sottolinea una capacità del territorio di creare posti di lavoro, pur restando sensibile a shock esterni.
Analizzando i comparti, è chiaro che il ruolo del terziario è decisivo per il mantenimento della dinamica occupazionale: i servizi spingono le assunzioni, mentre il turismo e l’ospitalità mostrano segnali più fragili con contrazioni registrate nei pubblici esercizi. Il manifatturiero, con una ripresa mensile marcata, contribuisce anch’esso al trend favorevole, ma la flessione nelle costruzioni rimane un campanello d’allarme per la tenuta complessiva dell’indotto.
Non è solo la quantità a cambiare: anche la composizione dei contratti evidenzia segnali significativi. Le nuove attivazioni a tempo determinato crescono di circa il 3%, mentre quelle a tempo indeterminato segnano un aumento più consistente, pari al 11,8%. Tuttavia, il dato sulle stabilizzazioni mostra una dinamica opposta, con una riduzione del 3%. Nel complesso, i nuovi contratti stabili passano da 4.313 nel primo bimestre 2026 a 4.598 nei primi due mesi del periodo considerato, registrando un +6,6% tendenziale.
La coesistenza di un aumento degli ingressi a tempo indeterminato e di un calo delle stabilizzazioni suggerisce una situazione mista: da un lato la crescita delle assunzioni stabili può indicare migliore fiducia delle imprese; dall’altro la diminuzione delle procedure di stabilizzazione denota passaggi contrattuali che non sempre si traducono in percorsi duraturi. L’uso del tempo determinato rimane uno strumento diffuso per modulare il fabbisogno di personale in contesti variabili.
I sindacati trentini — rappresentati in Agenzia del Lavoro da Andrea Grosselli, Lorenzo Pomini e Annalisa Santin — invitano alla cautela: la congiuntura internazionale, con il conflitto in Medio Oriente, e l’aumento dei prezzi dei carburanti alimentano pressioni inflazionistiche che possono erodere il potere d’acquisto delle famiglie. Secondo i sindacati, il combinato disposto di questi fattori fa aumentare il rischio di una fase recessiva, mentre i dati più recenti sulla cassa integrazione e l’incremento dei contratti di solidarietà sono segnali che non tutto è solido sotto la superficie dei numeri positivi.
Per questo motivo, le prossime settimane saranno cruciali per valutare la resilienza del mercato del lavoro provinciale, soprattutto per i settori più esposti alla competizione internazionale. I rappresentanti sindacali sollecitano monitoraggio costante e interventi volti a tutelare il potere d’acquisto reale dei salari e la stabilità delle famiglie con reddito fisso, richiamando l’attenzione sulle politiche di sostegno e sulle misure di prevenzione per limitare gli impatti di un possibile deterioramento economico.
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