La trasmissione Report di Rai3 è al centro di una nuova bufera. La pubblicazione dei compensi lordi dei giornalisti e collaboratori per il biennio 2026-2026 ha scatenato un acceso dibattito politico e mediatico. Le cifre, considerate molto elevate, hanno suscitato reazioni contrastanti tra chi chiede trasparenza e chi parla di una campagna di diffamazione.
I numeri che hanno acceso la polemica
Le cifre pubblicate mostrano compensi lordi che superano i 300.000 euro per alcuni giornalisti, come Giorgio Mottola e Luca Chianca. Nel complesso, la spesa per il 2026-2026 è stata di oltre 2 milioni e 900 mila euro, in crescita rispetto al biennio precedente. Questi numeri hanno portato Fratelli d’Italia a chiedere conto alla Rai di questi compensi d’oro annunciando interrogazioni parlamentari.
La difesa della redazione
Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, ha reagito attraverso un post su Facebook definendo grave la diffusione di un documento interno strategico. I giornalisti della trasmissione hanno annunciato una querela contro Il Tempo sostenendo che le cifre pubblicate non rappresentano le retribuzioni individuali, ma il totale delle spese sostenute per la realizzazione dei servizi. I giornalisti, a partita Iva, autoproducono i propri servizi, pagando di tasca propria i costi di trasferta, montaggio e altre spese necessarie.
Le reazioni politiche
Dal fronte della maggioranza, Francesco Filini capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione di vigilanza Rai, ha dichiarato: Altro che produzione interna a costi ridotti, ci troviamo di fronte a un vero e proprio salasso per le casse del servizio pubblico. Anche Galeazzo Bignami capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, ha espresso solidarietà al direttore de Il Tempo, Daniele Capezzone, per le querele annunciate.
Dal canto loro, gli esponenti del Movimento 5 Stelle in Commissione di vigilanza Rai hanno parlato di un obiettivo di screditare Report e Ranucci troppo scomodi per il potere del mondo di Giorgia Meloni. L’Usigrai ha messo sotto accusa la gestione dei dati, chiedendo alla Rai di rendere pubblici i dati sul numero e i costi delle prime utilizzazioni.
Il futuro di Report e di Ranucci
Intanto, in Rai si va verso una settimana decisiva per il futuro di Report e del suo conduttore. Il dossier del Comitato Etico, focalizzato sull’affaire Lavitola e sui possibili comportamenti del giornalista in contrasto con i principi deontologici, è sulla scrivania dell’amministratore delegato Giampaolo Rossi. Entro qualche giorno potrebbe decidere la sostituzione di Ranucci alla guida del programma di inchiesta di punta di Rai3 e contestualmente offrire al conduttore tre ipotesi di ricollocazione.
Non ci sarebbe alcuna sospensione in vista per Ranucci, che è vicedirettore ad personam degli Approfondimenti e che è parte lesa nelle indagini della procura di Roma sull’esplosione della bomba a due passi dalla sua abitazione nell’ottobre scorso. L’azienda non vuole correre il rischio di una causa per demansionamento, bensì tutelare il marchio Report il cui nuovo ciclo è atteso dall’8 novembre. Al giornalista verrebbero prospettate tre proposte di nuovo incarico, presumibilmente presso le testate per cui ha lavorato nel suo lungo percorso in Rai, Rai3 e Rainews.



