(Adnkronos) – L'Oms solo pochi mesi fa ha ribadito che la salute renale è considerata una priorità nell'agenda sulle malattie cronico-degenerative. "C'è un peggioramento globale della salute dei reni con +37% pazienti in dialisi, ed è previsto che la malattia diventi nel 2025 la terza causa di morte. Questo perché è aumentata l'incidenza dell'obesità, del diabete e dell'ipertensione, motivi per cui le malattie del rene stanno galoppando verso l'alto". A fare il punto con l'Adnkronos Salute è il presidente della Sin, la Società italiana di nefrologia, Luca De Nicola. Dal 21 al 24 ottobre è in programma il 66esimo congresso Sin a Riccione. Ma come si mantengono in salute i reni? Serve bere tanto, i famosi 1,5-2 litri al giorno? "Non serve molto, magari aiuterà a non avere i calcoli o le infezioni renali, ma per le patologie renali – risponde De Nicola – sono due le strade: la prevenzione primaria, ovvero uno stile di vita sano, attività fisica, ma soprattutto non aumentare di peso. Perché l'obesità e il sovrappeso sono i principali fattori di rischio, insieme al diabete e all'ipertensione".
Quali esami serve fare? "Qui interviene la prevenzione secondaria – continua il presidente dei nefrologi – Dobbiamo evitare che una malattia silente come quella dei reni vada avanti, perché corre senza farsi vedere. Ecco che ci viene in aiuto lo screening: c'è un Ddl depositato in Parlamento che punta proprio su questo, focalizzato su chi è a rischio obesità, cardiopatico e diabetico, quindi una popolazione target che abbiamo individuato tra i 55-70 anni. Si chiede ai medici di famiglia di compilare una scheda dove andranno inseriti due esami: la creatinina, per stimare la funzione renale e il filtraggio, e l'albuminuria, ovvero la presenza anomala di albumina nelle urine. Poi il Ddl evidenzia anche come chi è a maggior rischio di sviluppare la malattia debba essere inviato dal nefrologo. Oggi solo il 10% dei malati renali sa di essere malato e si fa seguire da uno specialista". Le malattie renali includono condizioni come la nefropatia diabetica, l'ipertensione arteriosa, la glomerulonefrite, i calcoli renali, il rene policistico, le infezioni e l'insufficienza renale cronica.
I passi successivi "sono la diagnosi di una malattia autoimmune, una biopsia renale, un nuovo regime alimentare e poi la terapia farmacologica che oggi ci mette a disposizione nuovi farmaci e altri stanno arrivando. L'obiettivo, e ci stiamo arrivando – conclude De Nicola – è di controllare l'evoluzione della malattia e di mandarla in remissione. Si deve capire che evitare il peggioramento è un guadagno di salute e di risorse economiche per il Ssn. Ogni paziente in dialisi costa 50mila euro, il Ssn paga 2 miliardi e mezzo all'anno per 45mila pazienti dializzati".
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