Il 20 ottobre al Politecnico di Milano si è svolto un workshop dedicato agli effetti del lavoro a distanza su persone, organizzazioni e territori all’interno del progetto europeo REMAKING. L’iniziativa ha sintetizzato le evidenze raccolte in oltre 450 interviste e ha prodotto 19 raccomandazioni rivolte a istituzioni, amministrazioni locali e organizzazioni pubbliche e private. Tra i partecipanti figuravano rappresentanti sindacali, accademici e operatori del settore, insieme ad alcuni degli autori del contributo curato dal Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico.
Il documento prodotto dal progetto non ha valore normativo immediato, ma intende offrire indicazioni concrete per le scelte organizzative nella pubblica amministrazione. Al centro del dibattito sono emersi tre nodi ricorrenti: la necessità di accordi stabili per l’accesso allo smart working, il rafforzamento del diritto alla disconnessione e la formazione dei dirigenti per la gestione per obiettivi. Questi elementi sono stati presentati insieme a osservazioni sulle ricadute territoriali e ambientali del lavoro ibrido.
Workshop REMAKING al Politecnico di Milano, 20 ottobre
Durante l’incontro del 20 ottobre il progetto ha illustrato il percorso di ricerca che ha analizzato esperienze diverse, dalla migrazione forzata legata alla crisi ucraina fino al fenomeno del nomadismo digitale e alle trasformazioni successive alla pandemia. I curatori del contributo — tra cui Ilaria Mariotti, Dimitris Manoukas, Federica Rossi e Luca Alfieri — hanno presentato il quadro emerso e le raccomandazioni rivolte alla pubblica amministrazione. Tra gli interventi rilevanti, Marco Carlomagno, segretario generale della FLP, ha sottolineato come l’organizzazione del lavoro debba fondarsi su obiettivi chiari, carichi sostenibili e riconoscimento delle competenze, mentre Antonio Verri ha richiamato l’attenzione sulla necessità di spingere le proposte nel confronto sindacale e nelle pratiche amministrative.
Partecipazione e natura non normativa delle proposte
Le indicazioni fornite dal progetto sono il frutto di un dialogo multidisciplinare e non costituiscono nuove norme in vigore: si tratta di raccomandazioni di ricerca pensate per orientare le decisioni pubbliche. I partecipanti hanno esplorato come trasformare dati qualitativi in proposte applicabili nelle amministrazioni, valorizzando la partecipazione dei dipendenti e la condivisione di criteri trasparenti per l’accesso al lavoro ibrido.
Raccomandazioni chiave per la pubblica amministrazione
La sintesi delle 19 raccomandazioni enfatizza l’importanza di fondare lo smart working su accordi contrattuali e criteri trasparenti, evitando che l’accesso all’ibrido dipenda da concessioni informali. Tra le proposte concrete figura l’ipotesi di un diritto al lavoro a distanza più solido della mera possibilità di richiesta, con obbligo di motivazione scritta in caso di diniego e strumenti di ricorso. Tuttavia, i ricercatori sottolineano che la soluzione va calibrata sulle funzioni: i servizi di emergenza e le attività di front office presentano limiti oggettivi rispetto a mansioni pienamente gestibili da remoto.
Altro punto centrale è la preparazione delle figure apicali: la gestione per obiettivi richiede competenze di distribuzione dei compiti, coordinamento dei gruppi e valutazione dei risultati. Nei materiali del progetto la carenza di capacità manageriali è indicata come uno degli ostacoli principali all’efficacia del modello ibrido nelle amministrazioni pubbliche.
Disconnessione, controlli digitali e pari opportunità
Il documento rimarca la necessità di definire fasce di reperibilità e regole operative sul tempo esterno alla prestazione per preservare il diritto alla disconnessione. Si chiede inoltre di limitare forme invasive di controllo digitale — come monitoraggi ininterrotti di tastiera, schermo o webcam — privilegiando finalità chiare e misurabili. Le raccomandazioni propongono anche analisi sistematiche su retribuzioni e promozioni distinte per genere e modalità di lavoro, per verificare l’eventuale presenza di svantaggi professionali per chi opera da remoto. È stato rilevato che le responsabilità familiari gravano in modo differente: le donne spesso segnalano maggiori difficoltà nel conciliare lavoro e cura.
Infine, per rispondere a chi non dispone di una postazione domestica adeguata, il progetto sostiene soluzioni come il near working e spazi di coworking diffusi, ma avverte che aprire sedi periferiche serve solo se accompagnato da infrastrutture digitali e servizi territoriali adeguati.
Impatto sui territori e implicazioni ambientali
I risultati mostrano che il lavoro ibrido può contribuire a ridurre il pendolarismo e sostenere le economie locali, ma non genera automaticamente una migrazione di massa verso i centri minori. Il caso irlandese citato durante il workshop evidenzia come la riduzione degli spostamenti possa aumentare la permanenza di professionisti nei mercati regionali, a patto di investimenti in connessioni affidabili, servizi per l’infanzia e trasporti. Il progetto invita inoltre a misurare gli effetti ambientali complessivi: la riduzione delle emissioni legate ai tragitti casa-ufficio può essere parzialmente annullata da maggiori consumi domestici e da viaggi aggiuntivi.
Nel complesso le raccomandazioni di REMAKING sollecitano una governance integrata: contrattazione, infrastrutture e pianificazione territoriale devono muoversi di pari passo per evitare che la flessibilità trasferisca costi sui dipendenti. Il modello ibrido, secondo i partecipanti al workshop, va valutato sulla qualità del lavoro e sulla capacità delle amministrazioni di mantenere servizi efficaci e attrattivi per i nuovi ingressi.



