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Rallenta il mercato del lavoro in Ticino: cosa dicono i numeri

I dati USTAT indicano stabilità degli occupati ma un incremento della disoccupazione ILO e una maggiore propensione all’inattività: analisi e scenari per il Ticino

Negli ultimi rilevamenti l’economia ticinese presenta segnali di raffreddamento nel suo mercato del lavoro. I dati statistici mostrano che il numero degli occupati, sia tra i residenti sia tra i frontalieri, non è più in crescita e si mantiene su livelli sostanzialmente stabili. Questo andamento si distingue dal resto della Svizzera, dove invece si registra un aumento degli occupati in entrambe le categorie.

Trend attuale e cifre chiave

Un indicatore emblematico è l’andamento della disoccupazione ILO alla fine del periodo considerato: nel quarto trimestre del 2026 le persone in cerca di lavoro ammontavano a 12’166, ovvero 1’515 in più rispetto all’anno precedente, corrispondenti al 6,7% della forza lavoro. Questi numeri fotografano un contesto in cui la domanda e l’offerta di lavoro sono meno dinamiche rispetto ai cicli recenti, con effetti visibili sia sul breve sia sul medio periodo.

Interpretazioni ufficiali

Il responsabile del settore economia dell’USTAT, Maurizio Bigotta, adotta un approccio prudente nell’interpretare i dati: secondo lui ci si trova ancora entro fasce che possono essere considerate normali per il territorio ticinese e non emergono elementi di allarme immediato. Tuttavia, Bigotta sottolinea come le tensioni geopolitiche globali esercitino pressioni sull’economia che alla lunga possono riverberarsi anche sul mercato del lavoro.

Dinamiche di reinserimento e aumento dell’inattività

Uno degli aspetti più rilevanti rivelati dall’analisi riguarda la maggiore difficoltà di tornare a lavorare dopo un periodo di disoccupazione. Il confronto tra il periodo 2011-2019 e la situazione odierna evidenzia una diminuzione della probabilità di trovare occupazione: si passa da 43,6% a 40,2%. Questo calo, seppur apparentemente contenuto, segnala un mercato in cui le opportunità di reinserimento si riducono e richiedono più tempo e risorse per essere colte.

Composizione delle uscite dalla disoccupazione

La statistica mostra inoltre una mutazione nelle vie d’uscita dalla disoccupazione: la probabilità di rimanere disoccupati scende dal 40% al 32,6%, ma aumenta in modo sensibile la quota di persone che esce dalla forza lavoro, passando dal 16,4% al 27%. Con inattività si intendono gruppi eterogenei, che comprendono chi riceve assistenza sociale, pensionati e persone impegnate in percorsi formativi. Questa componente diventa sempre più centrale nello studio delle dinamiche occupazionali locali.

Implicazioni sociali ed economiche

L’incremento dell’uscita dalla forza lavoro può avere conseguenze significative per il sistema di welfare e per le politiche attive del lavoro. Un maggior ricorso all’assistenza sociale è una delle possibili ricadute, anche se non è una certezza automatica: molto dipenderà dalle politiche di sostegno, dagli investimenti in formazione e dalle strategie delle imprese locali. Il fenomeno dell’inattività va quindi monitorato con attenzione, perché può influire sulla sostenibilità dei servizi sociali e sulla disponibilità di forza lavoro qualificata nel medio termine.

Elementi di policy

Per contenere gli effetti negativi, gli esperti indicano la necessità di rafforzare le misure di accompagnamento al lavoro, puntare su riqualificazione professionale e potenziare i meccanismi di matching tra offerta e domanda. Interventi mirati possono ridurre i tempi di disoccupazione e incentivare il rientro nel mercato del lavoro, attenuando così la pressione sulle prestazioni assistenziali.

Due possibili scenari per il futuro

L’analisi statistica propone due letture alternative della situazione attuale. La prima interpreta il rallentamento come un fenomeno ciclico o come un avamposto temporale rispetto a un trend nazionale che potrebbe manifestarsi con qualche mese di anticipo in Ticino. La seconda, più preoccupante, ipotizza che il mercato del lavoro ticinese stia perdendo competitività e terreno, con effetti strutturali sulla capacità di creare e mantenere posti di lavoro.

In ogni caso, la combinazione di stabilità degli occupati, aumento della disoccupazione ILO e crescita dell’inattività richiede un monitoraggio costante e politiche adattive. Le decisioni che verranno assunte dalle istituzioni e dagli attori economici locali nei prossimi mesi saranno determinanti per stabilire se il fenomeno resterà un temporaneo aggiustamento ciclico o si trasformerà in una sfida più profonda per il mercato del lavoro ticinese.

Susanna Riva

Susanna Riva osserva Bologna dalla finestra dell’Archivio di Stato dove una volta ha passato una settimana a consultare faldoni sulle cooperative cittadine: quel documento segnò la scelta editoriale di approfondire responsabilità istituzionali. Tiene linea critica nella redazione, amante del caffè lungo e del taccuino sempre pieno.

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