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Proteste in Iran, i morti sarebbero oltre 3mila. Regime verso stop definitivo a Internet

(Adnkronos) – Continua a salire il bilancio dei morti nella violenta repressione delle proteste in Iran. Secondo quando rende noto l'ong Human Rights Activists, sono 3.090 i manifestanti uccisi nelle piazze di numerose città del Paese. Le proteste si sono interrotte mercoledì mentre il regime si prepara a rendere permanente il blackout di Internet nel Paese.  Solo le persone autorizzate dalle autorità potranno accedere a una versione filtrata della rete globale, denuncia l'ong che tiene sotto controllo la censura sul web in Iran Filterwatch, citata dal Guardian. "E' in via di definizione un piano classificato per trasformare l'accesso alla rete globale in un 'privilegio governativo'", ha spiegato Amir Rashidi, il direttore dell'ong.  "I media di Stato e portavoce del governo hanno già segnalato che è in corso una trasformazione permanente, e anticipato che l'accesso senza limiti non sarà possibile neanche dopo il 2026". I normali iraniani potranno accedere solo all'Internet iraniano, una rete isolata dal resto del mondo. Il blackout della rete è iniziato lo scorso otto gennaio, dopo che le proteste, iniziate a Teheran il 28 dicembre, si erano estese. Il controllo della rete già operato dalle autorità con la pratica nota come 'whitelisting', che limita l'accesso solo a una selezione di indirizzi, è stata resa possibile probabilmente con componenti importate dalla Cina.   Il ministero degli Esteri iraniano ha respinto la "dichiarazione interventista sugli affari interni dell'Iran" dei ministri degli Esteri dei paesi del G7, dopo che questi hanno minacciato la repubblica islamica con nuove sanzioni "se continuerà la repressione delle proteste", iniziate più di due settimane fa e che hanno causato più di 3.400 morti e migliaia di feriti, secondo le organizzazioni per i diritti umani. "I paesi del G7, sotto l'influenza degli Stati Uniti e del regime sionista, ignorano consapevolmente il fatto evidente che le riunioni pacifiche del popolo iraniano sono state trasformate in violenza dal movimento organizzato di agenti terroristici equipaggiati dal regime sionista, durante le quali un gran numero di manifestanti e forze dell'ordine e di sicurezza sono stati attaccati, feriti o hanno perso la vita", ha affermato il ministero degli Esteri in un comunicato diffuso sui social network, sottolineando che il suo impegno principale è quello di proteggere i diritti fondamentali del suo popolo in conformità con la Costituzione, "compreso il diritto alla protesta pacifica". Il dicastero ha assicurato che "adempirà alla sua responsabilità" di proteggere i suoi cittadini e difendere la sua sovranità nazionale e l'integrità territoriale da "qualsiasi minaccia o aggressione straniera".  
L'Agenzia europea per la sicurezza aerea (Easa) ha invitato le compagnie aeree a evitare momentaneamente lo spazio aereo iraniano a causa della "situazione in corso e la possibilità di un'azione militare statunitense". L'Easa ha consigliato agli operatori aerei di "prestare attenzione e di attuare piani di emergenza per le operazioni e la pianificazione delle rotte all'interno dello spazio aereo dei paesi vicini, in particolare dove si trovano le basi militari statunitensi". L'Easa ha dichiarato che le forze di difesa aerea iraniane sono "in stato di massima allerta" a causa dell'escalation, aggiungendo che "attualmente vi è una maggiore probabilità di errori di identificazione" nello spazio aereo iraniano. "La presenza e il possibile utilizzo di un'ampia gamma di armi e sistemi di difesa aerea, combinati con risposte statali imprevedibili e la potenziale attivazione di sistemi Sam, creano un rischio elevato per i voli civili che operano a tutte le altitudini e livelli di volo", ha affermato l'autorità nel suo avviso, che rimarrà in vigore fino al 16 febbraio. 
—internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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