(Adnkronos) –
In pensione più tardi dal 2029? Si potrebbe profilare un innalzamento di ulteriori 3 mesi dei requisiti anagrafici e contributivi per il pensionamento, che salirebbero così a 67 anni e 6 mesi per la pensione di vecchiaia (con 20 anni di contributi) e a 43 anni e 4 mesi per la pensione anticipata (1 anno in meno per le donne), per adeguarli alle aspettative di vita. La previsione, secondo le news pubblicate su Il Sole 24 Ore, è contenuta nella nota di aggiornamento del 26esimo Rapporto 2025 'Tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e sociosanitario' elaborato dal ministero dell’Economia e delle Finanze, Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato. Secondo lo scenario, dal 2031 potrebbero aggiungersi altri 2 mesi (67anni e 8 mesi per la pensione di vecchiaia, 43 anni e 6 mesi per la pensione anticipata, un anno in meno per le donne). Se con la legge di Bilancio l’esecutivo "ha già certificato un incremento di tre mesi dal 2028 per la pensione di vecchiaia e per quella anticipata", dalle stime contenute nel nuovo Rapporto della Ragioneria generale dello Stato "emerge che dal 2029 l’aumento sarà di sei mesi", dichiara la segretaria confederale della Cgil Lara Ghiglione. In questo modo "il requisito per la pensione di vecchiaia" salirà "a 67 anni e 6 mesi e quello per la pensione anticipata a 43 anni e 4 mesi, un anno in meno per le donne". Il rapporto "conferma che il meccanismo non si fermerà: secondo lo scenario demografico Istat, nel 2040 l’aumento cumulato raggiungerà un anno e due mesi, portando i requisiti della pensione di vecchiaia a 68 anni e 2 mesi, e quelli della pensione anticipata a 44 anni. Nel 2050 l’età pensionabile arriverà a 69 anni, mentre per la pensione anticipata saranno necessari 44 anni e 10 mesi di contributi". "Altro che 41 anni di contributi per tutti – commenta Ghiglione – i numeri ufficiali dimostrano che i requisiti sono sempre più lontani e irraggiungibili per milioni di persone. In campagna elettorale il Governo aveva promesso di superare la legge Monti-Fornero", obiettivo "effettivamente raggiunto, ma nella direzione esattamente opposta" perché "si continua ad alzare l’età pensionabile mentre aumentano precarietà, discontinuità lavorativa, bassi salari e lavoro povero. È una scelta profondamente ingiusta che penalizza soprattutto giovani, donne e chi svolge lavori gravosi". Per Ghiglione "è indispensabile fermare per legge il meccanismo automatico legato all’aspettativa di vita e aprire finalmente un confronto serio su una riforma che garantisca flessibilità in uscita, pensioni dignitose e reale tutela dei lavori più faticosi, tenendo conto delle condizioni di giovani e donne. L’ultima volta che ci siamo seduti a un tavolo sulle pensioni è stato il 18 settembre 2023. Continuare ad aumentare l’età pensionabile è solo un modo per fare cassa sulla pelle di chi lavora. L’ultima legge di Bilancio lo dimostra chiaramente, arrivando persino a tagliare le risorse per i lavori usuranti e per i lavoratori precoci. Anche questa una scelta che svela tutte le bugie raccontate dal Governo Meloni".
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