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Pasqua, 6 frasi da non dire a tavola se c’è chi soffre di disturbi alimentari

(Adnkronos) – Una giornata di festa, per ritrovarsi in famiglia o 'con chi vuoi' come vuole la tradizione, ma che può diventare un vero incubo per chi soffre di disturbi del comportamento alimentare (3,5 milioni di persone in Italia). La Pasqua, infatti, così come molte festività è sinonimo di convivialità, spensieratezza e immancabili abbuffate che però hanno un opprimente risvolto della medaglia per chi convive con Dca (disturbi del comportamento alimentare), patologie che si manifestano attraverso comportamenti alimentari disfunzionali. Per cercare di alleviare queste problematiche Lilac-Centro Dca, digital health tech startup – prima realtà in Italia nata con l'obiettivo di creare un modello innovativo per il trattamento dei disturbi alimentari – ha redatto un vademecum pasquale con 6 consigli utili a genitori, parenti e amici per potersi rapportare con chi soffre di disturbi del comportamento alimentare e rendere le festività un momento più sereno e psicologicamente più sostenibile. "Ritrovarsi in un contesto in cui il cibo è centrale, come il pranzo pasquale, potrebbe generare un senso di pressione o far emergere emozioni complesse. Il timore, poi, di dover aderire a dinamiche che non rispecchiano i propri bisogni potrebbe rendere la giornata faticosa – spiega Giuseppe Magistrale, co-founder e Ceo di Lilac-Centro Dca – Come infatti ci testimoniano i nostri pazienti, le feste sono una maratona nascosta. Sorridi, rispondi e calcoli. Ogni piatto che arriva è vissuto come un ostacolo. Ogni occhiata pesa. E mentre tutti sembrano rilassati, chi soffre di Dca fa conti: quanto ho mangiato? Quanto fingo? Anche solo la scusa di 'dare una mano' serve per alzarsi da tavola e respirare un attimo". La guida – realizzata a partire da quanto emerso da un'indagine realizzata da Lilac-Centro Dca sulla sua community, composta da giovani d'età media 30 anni, e dalle testimonianze dei pazienti – ha messo in evidenza in particolare 6 tra le frasi più problematiche che spesso vengono rivolte a chi soffre di Dca, con il solo risultato di metterle ancora più in difficoltà.  1) "Il tuo peso è nella norma, quindi non hai un problema". Un disturbo alimentare non si vede sulla bilancia. Chi ne soffre può essere di qualsiasi peso: normopeso, sottopeso o sovrappeso. Ridurre la complessità del problema a un numero significa negare la sofferenza di chi lo vive; 2) "Non sembra che tu abbia un disturbo alimentare". I Dca non hanno un volto specifico, né un modo 'giusto' di apparire. Questa frase rafforza l'idea che si debba dimostrare di stare male per essere creduti, aumentando vergogna e senso di invisibilità; 3) "E' solo una fase passeggera". Minimizzare il problema lo rende ancora più difficile da affrontare. I disturbi alimentari non sono un capriccio o una moda adolescenziale, ma richiedono attenzione, cura e, spesso, un lungo percorso di guarigione; 4) "Mangia di più e vedrai che passa". Il cibo non è né il problema né la soluzione. Frasi come questa ignorano come alla base di un Dca ci siano dolore emotivo, rigidità, paure e meccanismi di controllo profondi che non si risolvono forzandosi a mangiare; 5) "Non pensi di aver mangiato abbastanza?". Questa domanda fa sentire giudicati, controllati e può aumentare la tensione. Anche quando fatta 'in buona fede', mette l'accento su qualcosa di molto delicato e intimo, rischiando di innescare vergogna o reazioni difensive; 6) "Ma dai, oggi non si contano le calorie". Una frase che può sembrare leggera o liberatoria, ma per chi ha un Dca può risultare invalidante o colpevolizzante. Non si tratta di 'non voler godersi la festa', ma di un malessere reale che richiede rispetto e delicatezza. “Ci sono ancora troppi pregiudizi e davvero poca cultura sui problemi del comportamento alimentare – commenta Filippo Perotto, co-founder di Lilac-Centro Dca – La riprova, come si vede dalla nostra indagine, è in un semplice numero: il 63% delle persone della nostra community che soffre di Dca ha risposto negativamente alla domanda se le persone a loro vicine comprendono il disturbo alimentare che li affligge. E il risultato finale sono le frasi che avete letto nel nostro vademecum. In questi casi, avere una risposta pronta da dare può essere una soluzione per proteggere il proprio spazio senza dover entrare in discussioni sfiancanti. Altre volte, invece, la scelta migliore può essere cambiare argomento, fare un sorriso neutro o spostare l'attenzione su altro, senza sentirsi obbligati a giustificarsi". —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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