Occupazione e competenze: il bilancio del mercato del lavoro in Emilia-Romagna

Un riassunto dei dati 2026 che mette a confronto crescita occupazionale, contratti a tempo indeterminato e le difficoltà di reperimento del personale

Il quadro del mercato del lavoro in Emilia-Romagna, sulla base dei dati aggiornati al 2026 elaborati da ART-ER e dall’Osservatorio del mercato del lavoro dell’Agenzia regionale, mostra segnali positivi insieme a criticità strutturali. La relazione, presentata durante la commissione Scuola e illustrata da Roberto Righetti, fotografa un territorio con tassi di occupazione tra i più alti in Italia, ma che fatica a soddisfare alcune richieste delle imprese.

Nel documento emergono indicatori su occupazione, disoccupazione, ammortizzatori sociali e fabbisogni professionali: si registra un aumento della partecipazione al lavoro e una maggiore diffusione dei contratti a tempo indeterminato, mentre permangono gap di genere e problemi di allineamento tra domanda e offerta.

Crescita dell’occupazione e qualità del lavoro

Il tasso di occupazione nella fascia 20-64 anni è stimato al 77,0% nel 2026, in aumento rispetto al 75,6% del 2026 e superiore al livello pre-pandemico del 2019 (75,4%). A livello qualitativo si rileva un maggiore ricorso al lavoro a tempo pieno e una crescita dei contratti a tempo indeterminato, segnali che indicano stabilità. Tuttavia la situazione non è uniforme: la partecipazione femminile rimane indietro rispetto a quella maschile e il processo di miglioramento richiede ulteriori interventi mirati.

Dati demografici e divario di genere

I numeri mostrano che il tasso di occupazione maschile passa dall’83,3% del 2026 all’84,3% del 2026, mentre quello femminile sale dal 68,0% al 69,6%, riducendo il divario di genere dai 15,3 ai 14,7 punti percentuali. È inoltre migliorata la condizione dei giovani: gli Neet (giovani che non studiano e non lavorano) diminuiscono dal 9,6% al 8,2%. Contestualmente cresce la quota di occupati nelle fasce di età più mature, riflettendo cambiamenti demografici che influenzano la composizione della forza lavoro.

Settori, territori e ammortizzatori

La crescita dell’occupazione è trainata in particolare dai servizi e dalle costruzioni, mentre il settore industriale mostra segnali di difficoltà e un ricorso ancora consistente agli ammortizzatori sociali, sebbene in lieve calo rispetto all’anno precedente. A livello provinciale, quasi tutte le province hanno contribuito positivamente alla crescita regionale; il territorio metropolitano di Bologna ha avuto un peso significativo, apportando circa 1,1 punti percentuali ai circa 2 punti totali di incremento occupazionale.

Fabbisogni professionali e mismatch

Le imprese segnalano difficoltà diffuse nel reperimento di personale, con criticità particolarmente evidenti per figure tecniche, operai specializzati e diverse professioni del settore servizi. In molti casi oltre la metà delle posizioni aperte risulta difficile da coprire, evidenziando un evidente disallineamento tra domanda e offerta di competenze. Questo mismatch è collegato alla crescente richiesta di competenze tecniche e competenze digitali, che molte aziende ritengono carenti nel mercato del lavoro locale.

Politiche, formazione e prospettive

Il rapporto ha alimentato il dibattito in commissione, con interventi che hanno richiamato l’attenzione su temi come il contrasto alle diseguaglianze, l’importanza della formazione professionale e il ruolo dell’Europa nel sostenere percorsi di inclusione. Temi ricorrenti nelle osservazioni dei gruppi sono stati la necessità di incentivare le materie STEM tra le donne, valutare l’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro e rafforzare il raccordo tra istituti formativi, compresi gli enti privati, e il mondo produttivo.

Conclusioni e indicazioni operative

In sintesi, l’Emilia-Romagna mostra performance positive sul fronte occupazionale ma affronta sfide strutturali: ridurre il divario di genere, colmare il gap di competenze e facilitare l’incontro fra domanda e offerta rimangono priorità. Per rispondere a queste esigenze sono necessari interventi coordinati tra istituzioni, sistema formativo e imprese, con politiche che promuovano percorsi formativi mirati, investimenti in competenze digitali e misure di supporto per le fasce più vulnerabili, così da rafforzare la qualità del lavoro regionale.

Scritto da Niccolò Conforti

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