Il mercato del lavoro italiano presenta un paradosso: mentre i dati aggregati mostrano una situazione favorevole, con un tasso di disoccupazione al 6,1% nel 2026 e in ulteriore diminuzione nei primi mesi del 2026, emerge un fenomeno preoccupante. La mobilità occupazionale è in calo, con conseguenze potenzialmente negative per la produttività e i salari soprattutto per i giovani.
I dati rivelano una mobilità occupazionale in calo
I flussi occupazionali, ovvero i movimenti delle persone tra occupazione, disoccupazione e inattività, mostrano livelli eccezionalmente bassi sia per gli ingressi che per le uscite nel 2026. Questo trend si è mantenuto anche nel primo trimestre del 2026. I passaggi da un lavoro a un altro, indicatori cruciali della mobilità, sono ai minimi storici. Questo fenomeno è particolarmente marcato in Italia rispetto ad altri paesi europei.
Impatto sui giovani e sulle transizioni lavorative
La riduzione degli ingressi nell’occupazione interessa tutte le classi d’età, ma è particolarmente marcata tra i giovani fino a 34 anni. Tradizionalmente, i giovani rappresentano oltre la metà dei nuovi ingressi nel mercato del lavoro. Le uscite dall’occupazione, invece, sono più uniformi tra le diverse fasce anagrafiche. Inoltre, le transizioni job-to-job, ovvero i passaggi diretti da un’impresa a un’altra, hanno toccato un minimo sia tra i lavoratori più giovani che tra quelli adulti nel 2026.
Le cause della ridotta mobilità
Le cause di questa ridotta mobilità non sono ancora del tutto chiare, ma alcune ipotesi appaiono plausibili. Dopo la pandemia, l’alta domanda di lavoro si è accompagnata a un aumento delle assunzioni a tempo indeterminato, riducendo i flussi in uscita. Inoltre, le imprese potrebbero aver reagito al rallentamento delle assunzioni cercando di evitare cali significativi degli organici esistenti per evitare costi di reclutamento futuri. Un altro fattore è il calo della partecipazione dei giovani al mercato del lavoro, che in Italia è spesso percepito come alternativo allo studio.
La partecipazione dei giovani in calo
In Italia, a differenza di altri paesi europei, la partecipazione al mercato del lavoro dei giovani è in calo. Nel 2026, il tasso di partecipazione della fascia 15-29 anni è diminuito di oltre un punto percentuale rispetto all’anno precedente. Questo trend, che non si osserva negli altri principali paesi europei, limita ulteriormente i flussi in entrata.
Le conseguenze di un mercato del lavoro meno mobile
Un mercato del lavoro meno mobile può apparire rassicurante nel breve periodo, ma nel medio periodo può avere effetti negativi sulla produttività e sui salari. La riallocazione dei lavoratori verso imprese più produttive è uno dei principali motori della crescita della produttività aggregata. Quando i flussi occupazionali rallentano, questo meccanismo si indebolisce. Anche la crescita salariale rischia di risentirne, poiché i cambi di lavoro volontari sono spesso associati a incrementi retributivi, soprattutto nelle prime fasi della carriera.
Il rischio è particolarmente rilevante per i giovani, la cui progressione professionale dipende in larga misura dalla possibilità di accumulare esperienza attraverso transizioni lavorative frequenti. L’Italia potrebbe



