Il dibattito sulla retribuzione dei consiglieri comunali è tornato alla ribalta dopo la presentazione di un emendamento da parte di alcuni deputati del Partito Democratico. L’idea centrale è sostituire i tradizionali gettoni di presenza con una indennità mensile calcolata in base allo stipendio del sindaco e soggetta a riduzioni per le assenze. Questa proposta ha acceso un’accesa discussione nella buona parte degli enti locali, dove il rapporto tra onorari e spese pubbliche è sempre sotto la lente di ingrandimento.
Due esempi concreti emergono dalla discussione: da un lato la città di Reggio Emilia, dove il consigliere Dario De Lucia ha espresso una forte opposizione, dall’altro il recente incremento del 42% delle indennità all’IPAB Casson di Chioggia. Entrambi i casi mettono in evidenza le difficoltà di conciliare equità retributiva, controllo dei costi e percezione dei cittadini sulle spese della politica.
La proposta di indennità fissa a Reggio Emilia e le osservazioni di Dario De Lucia
Secondo l’emendamento, ogni consigliere dovrebbe percepire un compenso mensile legato a quello del sindaco, con una quota che diminuisce in caso di mancata partecipazione alle sedute di Consiglio o alle commissioni. De Lucia ha definito la misura una “follia”, sottolineando che il calcolo proposto supererebbe di gran lunga le attuali spese. Attualmente, i 32 consiglieri di Reggio Emilia guadagnano in media circa 500 euro al mese, grazie ai gettoni ricevuti per le presenze. Con l’introduzione dell’indennità fissa, la stima di De Lucia è che il compenso mensile per ciascuno potrebbe superare i 2 000 euro, facendo salire la spesa complessiva da circa 15 000 euro a più di 60 000 euro al mese.
Numeri a confronto: gettoni vs indennità fissa
Il sindaco di Reggio Emilia percepisce già 11 000 euro mensili, mentre il presidente del Consiglio comunale ne incassa circa 6 000. Se tutti i consiglieri passassero a una quota fissa di 2 000 euro, il bilancio mensile dei soli consiglieri aumenterebbe di quasi 45 000 euro, senza contare le eventuali riduzioni per assenze. De Lucia ha inoltre ricordato che in piccoli comuni i compensi possono scendere sotto i 100 euro al mese, e che in tali realtà un aumento è più comprensibile rispetto a realtà più grandi come Reggio Emilia.
Aumento delle indennità all’IPAB Casson di Chioggia: reazioni dei partiti
Il 13 agosto, il Consiglio di amministrazione dell’IPAB Casson ha approvato un incremento del 42% delle proprie indennità, portando la retribuzione mensile dei consiglieri a 605 euro e quella del presidente a oltre 1 500 euro. La decisione ha suscitato immediate critiche da parte dei consiglieri regionali del Partito Democratico, Jonatan Montanariello e Monica Sambo, affiancati da Daniele Stecco del Movimento 5 Stelle e dal consigliere regionale Flavio Baldan. I critici hanno evidenziato la contraddizione tra l’aumento delle proprie indennità e le difficoltà economiche delle case di riposo, dove le rette aumentano e il personale è ridotto.
Motivi di contestazione e richieste di verifica
I parlamentari del Pd hanno sottolineato che le nuove tariffe sono state decise in piena estate, mentre le famiglie affrontano costi crescenti per l’assistenza agli anziani. Inoltre, hanno ricordato che l’ultimo adeguamento risale al 2013, ma hanno definito la decisione “totalmente scollegata” dalla realtà dei cittadini. Montanariello e Sambo hanno annunciato l’intenzione di chiedere una verifica alla Regione Veneto e agli organi competenti, sostenendo che chi gestisce la cosa pubblica debba dare il “buon esempio” dimostrando sobrietà e responsabilità.
Riflessioni sul bilancio delle amministrazioni locali
Entrambi i casi mettono in luce la delicatezza del bilancio delle amministrazioni locali. Da un lato, la proposta di indennità fissa a Reggio Emilia rischia di raddoppiare la spesa per i consigli comunali, generando dubbi sulla sostenibilità finanziaria e sulla percezione pubblica di un “stipendificio”. Dall’altro, l’aumento all’IPAB Casson solleva interrogativi sulla coerenza tra le decisioni interne e le esigenze dei cittadini, soprattutto in settori sensibili come l’assistenza agli anziani.
La discussione resta aperta: mentre alcuni sostengono la necessità di adeguare i compensi per rendere più attrattivo il ruolo di consigliere, altri avvertono che ogni variazione deve essere trasparente, giustificata da dati concreti e soggetta a controlli rigorosi. Il dibattito sarà probabilmente al centro delle prossime deliberazioni comunali e regionali, con un occhio attento al bilancio complessivo e alla fiducia dei cittadini nelle istituzioni.



