(Adnkronos) – Tre brani nella Viral Top 50 di Spotify, oltre cinque milioni di ascolti per la ballad 'Into The Blue' e una crescita che la stava trasformando in una delle possibili rivelazioni dell’anno. Ma secondo diversi indizi, Sienna Rose, la presunta nuova stella del soul-jazz, potrebbe non essere reale. La piattaforma Deezer, che ha sviluppato strumenti per individuare musica generata artificialmente, ha confermato alla BBC che “molti dei suoi album e brani risultano segnalati come prodotti da un computer”. Un sospetto alimentato da una serie di anomalie: Rose non ha social attivi, non ha mai suonato dal vivo, non esistono suoi video ufficiali e, soprattutto, tra il 28 settembre e il 5 dicembre ha caricato almeno 45 brani sulle piattaforme di streaming, un ritmo di pubblicazione difficilmente compatibile con un’artista umana. Il suo profilo Instagram – ora disattivato – mostrava una serie di ritratti quasi identici, caratterizzati da quella luce soffusa e irreale tipica delle immagini generate dall’intelligenza artificiale. Anche la musica presenta segnali sospetti: tracce come 'Under The Rain' o 'Breathe Again' contengono un leggero fruscio costante, un “artefatto” comune ai software come Suno o Udio, usati per generare musica. "Quando il software aggiunge strati e strumenti, introduce errori non percepibili all’orecchio umano ma facilmente individuabili con operazioni matematiche", spiega Gabriel Meseguer-Brocal, ricercatore senior di Deezer. Questi errori funzionano come una sorta di impronta digitale, utile a identificare il software utilizzato. Per gli ascoltatori, invece, i segnali sono più intuitivi: pattern di batteria incoerenti, testi generici, una voce che non si discosta mai dalla melodia. "Mi piaceva, ma c’era qualcosa di inquietante", ha raccontato il critico musicale di TikTok Elosi57. "Sono andato a vedere il profilo e ho capito: è AI". Un altro utente su X ha spiegato di aver scoperto la natura artificiale dell’artista dopo che Spotify gliel’aveva suggerita come alternativa a Olivia Dean: "Suonava simile, ma più generica. Dopo qualche brano ho realizzato che era AI". Anche la conduttrice Gemma Cairney, su BBC Radio 4, ha notato che le foto “sembrano un po’ irreali” e che nella sua musica “manca forse un po’ d’anima”. Eppure, molti sono stati ingannati. Tra loro anche Selena Gomez, che ha utilizzato il brano 'Where Your Warmth Begins' come sottofondo per un post su Instagram dedicato ai Golden Globes. Il brano è stato rimosso quando sono emersi dubbi sull’identità dell’artista, ma l’episodio ha amplificato l’attenzione sul caso.
La scoperta ha deluso numerosi ascoltatori: "Per favore, ditemi che è reale", ha scritto un utente su Threads. "La musica non è male… ma ora che so che è AI, suona senza anima", ha commentato un altro su Bluesky.
Resta teoricamente possibile che Sienna Rose esista davvero: una cantante riservata, una persona sotto protezione testimone o costretta a usare uno pseudonimo per motivi contrattuali. Ma il caso, osserva la BBC, è emblematico del momento che sta vivendo l’industria musicale, dove artisti generati dall’intelligenza artificiale iniziano a competere con musicisti reali. In Svezia, questa settimana, una canzone in vetta alle classifiche è stata rimossa dalle hit parade dopo che i giornalisti hanno scoperto che l’artista, Jacub, non esisteva. Il contraltare è che per molte aziende tech e per parte dell’industria discografica, l’AI rappresenta un’opportunità economica irresistibile: i costi di produzione sono quasi nulli, mentre – secondo le stime – la musica di Sienna Rose genererebbe circa 2.000 sterline a settimana in royalties. Per capire di cosa si parli, basti pensare che nell’industria K-pop, le etichette investono in media 1 milione di dollari l’anno per ogni membro di un gruppo. Un divario che spiega perché, per alcuni, il futuro della musica potrebbe essere popolato da artisti che non esistono.
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Il caso Sienna Rose, milioni di stream per una cantante che potrebbe non esistere