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12 Giugno 2026

Disturbi muscolo-scheletrici sul lavoro: prevenzione e responsabilità aziendale

I disturbi muscolo-scheletrici, con ernie del disco e tendiniti in testa, costituiscono oltre il 60% delle denunce INAIL. Nel primo trimestre 2026 le denunce di malattia professionale sono salite del 16,7% sull’anno prima. Questo articolo spiega chi è più esposto, quali sono le cause principali e quali interventi certificati possono ridurre il rischio e abbassare il premio INAIL.

Disturbi muscolo-scheletrici sul lavoro: prevenzione e responsabilità aziendale

Il fenomeno delle patologie osteo-muscolari legate al lavoro interessa settori molto diversi ma con una caratteristica comune: l’esposizione biomeccanica prolungata o ripetuta. Nel primo trimestre 2026 le denunce di malattia professionale sono salite del 16,7% sull’anno prima, e oltre il 60% delle denunce INAIL riguarda proprio i disturbi muscolo-scheletrici tra cui l’ernia del disco lombare, le tendiniti di spalla e gomito e la sindrome del tunnel carpale.

Queste patologie non sono esclusivamente il risultato di un singolo evento: si sviluppano per l’accumulo di sollecitazioni nel tempo e per la concomitanza di fattori lavorativi e individuali. L’invecchiamento della forza lavoro accentua il problema, perché alla maggiore vulnerabilità dei tessuti si aggiunge un’esposizione cumulata più lunga.

Tipologie prevalenti e meccanismi di insorgenza verificati

Tra le forme più comuni emergono con frequenza l’ernia del disco lombare le tendiniti di spalla e gomito e la sindrome del tunnel carpale. Queste condizioni derivano da movimenti ripetuti, applicazione di forza, posture incongrue mantenute a lungo, vibrazioni e da tempi di recupero insufficienti. Sono patologie multifattoriali a ciascun rischio lavorativo si sommano fattori individuali come l’età o condizioni pregresse.

Come si documenta la connessione con il lavoro

Per ottenere il riconoscimento come malattia professionale il lavoratore deve dimostrare il nesso tra la patologia e le mansioni svolte, documentando l’esposizione ai rischi specifici. Questo processo richiede una ricostruzione coerente delle attività svolte e della loro durata, oltre a eventuali referti clinici che evidenzino l’aggravamento legato all’attività lavorativa.

Settori e mansioni con maggiore esposizione

Il rischio di disturbi muscolo-scheletrici è trasversale. Tra i gruppi professionali più esposti troviamo gli addetti dell’industria e della logistica coinvolti nella movimentazione manuale dei carichi, gli operatori sanitari e dell’assistenza che sollevano e spostano persone, gli addetti a catene di montaggio, confezionamento e casse che ripetono gesti per l’intero turno, e chi resta a lungo seduto in postura fissa al videoterminale. Anche attività apparentemente leggere possono comportare esposizioni significative se svolte in modo ripetuto e senza pause adeguate.

Misure aziendali di prevenzione e loro effetti certificati

La prevenzione è pratica e misurabile: il datore di lavoro deve valutare il rischio da sovraccarico biomeccanico nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) utilizzando i metodi previsti per la movimentazione dei carichi e i movimenti ripetitivi, quindi adottare misure conseguenti. Tra gli interventi efficaci ci sono l’impiego di ausili meccanici per sollevare e movimentare, la riprogettazione ergonomica delle postazioni, la rotazione delle mansioni per ridurre l’esposizione continua, pause mirate e una distribuzione dei carichi lungo il turno.

La sorveglianza sanitaria affidata al medico competente è un altro pilastro: permette di intercettare i primi segnali e intervenire prima che il disturbo si cronicizzi. Tali interventi non solo riducono l’assenteismo e l’inabilità, ma incidono positivamente sulla continuità operativa dell’azienda e possono abbassare il premio assicurativo INAIL grazie all’oscillazione del tasso medio di tariffa.

Perché gli interventi ergonomici sono investimenti

Implementare soluzioni ergonomiche e ausili meccanici comporta un costo iniziale, ma gli effetti concreti includono la riduzione del contenzioso legale, minori assenze per malattia e una diminuzione delle perdite di produttività. In molte realtà, queste misure hanno dimostrato di migliorare la sostenibilità dell’organizzazione riducendo anche il peso economico delle malattie professionali.

Queste azioni, fondate su evidenze pratiche, limitano l’impatto sanitario e finanziario per lavoratori e imprese.

Susanna Riva
Autore

Susanna Riva

Susanna Riva osserva Bologna dalla finestra dell’Archivio di Stato dove una volta ha passato una settimana a consultare faldoni sulle cooperative cittadine: quel documento segnò la scelta editoriale di approfondire responsabilità istituzionali. Tiene linea critica nella redazione, amante del caffè lungo e del taccuino sempre pieno.