L’aumento del costo della vita sta diventando un problema sempre più pressante per i docenti del Centro-Nord. Con l’inflazione che continua a salire, molti insegnanti si trovano in difficoltà a sostenere le spese quotidiane, soprattutto in città come Milano dove gli affitti e i costi dei servizi sono particolarmente elevati.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) ha lanciato un allarme, sottolineando come la situazione stia diventando insostenibile per molti docenti, soprattutto per quelli che devono vivere lontano dalla loro residenza e sostenere autonomamente i costi dell’alloggio e degli spostamenti.
L’impatto del caro vita sugli stipendi dei docenti
Secondo le stime preliminari relative ad agosto 2026 l’inflazione nazionale si attesta al 3,3% mentre i prodotti ad alta frequenza d’acquisto registrano un aumento del 4,3%. Questi dati evidenziano come il potere d’acquisto dei docenti stia diminuendo, soprattutto nelle città dove i costi sono più elevati.
Il CNDDU ha sottolineato che il problema non riguarda solo il rischio futuro di impoverimento, ma è già una realtà per molti docenti. In città come Milano dove il costo della vita è particolarmente alto, molti insegnanti si trovano a dover affrontare spese che assorbono una parte significativa del loro stipendio.
Il caso di Milano
Milano rappresenta uno dei casi più significativi. Nonostante la struttura retributiva nazionale sia uniforme, i costi territoriali possono variare notevolmente. Questo significa che uno stesso stipendio può tradursi in una capacità di spesa molto diversa a seconda della sede di servizio, soprattutto quando il canone di locazione assorbe una parte rilevante della busta paga.
Il fenomeno assume una rilevanza che supera la dimensione individuale. Quando la permanenza in una sede diventa economicamente difficilmente sostenibile, aumentano il pendolarismo e la propensione alla mobilità mentre diventa più complesso consolidare gli organici. Il differenziale territoriale del costo della vita può così trasformarsi in un fattore di instabilità del personale e incidere sulla continuità dell’insegnamento.
Le proposte del CNDDU per risolvere la crisi
Il CNDDU ritiene che una questione strutturale non possa essere affrontata mediante bonus occasionali o misure emergenziali. Occorre una politica economica capace di intervenire sul reddito reale senza regionalizzare gli stipendi e senza introdurre automatismi di indicizzazione delle retribuzioni all’inflazione locale.
In questa prospettiva, il CNDDU propone l’introduzione di un coefficiente nazionale di sostenibilità economica della sede di servizio, determinato mediante indicatori pubblici, uniformi e periodicamente aggiornati, che mettano in relazione la retribuzione netta con l’incidenza dei costi dell’abitazione e della mobilità nel territorio di assegnazione.
Al superamento di una soglia nazionale di sostenibilità dovrebbe essere riconosciuta una compensazione economica collegata alla sede di servizio, distinta dalla retribuzione tabellare e periodicamente rideterminata. Il beneficio sarebbe riconosciuto esclusivamente finché persistano le condizioni economiche che ne giustificano l’applicazione. In questo modo verrebbe preservata l’unitarietà della struttura retributiva nazionale, intervenendo soltanto dove sia oggettivamente accertata una rilevante erosione territoriale del reddito reale.
Il problema dell’abitare
La compensazione monetaria, tuttavia, non può rappresentare l’unico intervento. Nelle città caratterizzate da un’offerta abitativa insufficiente, l’immissione di maggiore capacità di spesa rischia di essere almeno parzialmente assorbita dalla dinamica dei canoni. Per questa ragione la politica retributiva dovrebbe procedere insieme a una politica dell’abitare attraverso l’incremento dell’offerta di alloggi a canone sostenibile e la ricognizione del patrimonio immobiliare pubblico disponibile da destinare, secondo criteri trasparenti, anche al personale scolastico che presta servizio lontano dalla propria residenza.
Si configurerebbe così un intervento su due versanti: compensare lo squilibrio del reddito reale nel breve periodo e ridurre strutturalmente una delle principali cause che lo determinano. Non si tratterebbe di attribuire un valore economico diverso alla funzione docente nelle diverse aree del Paese, ma di neutralizzare, entro parametri verificabili, gli effetti di costi territoriali eccezionalmente elevati sulla possibilità di permanere nella sede di servizio.
Le conseguenze per il sistema scolastico
La sostenibilità economica della professione docente deve essere considerata anche come una componente della programmazione del sistema scolastico. Se il costo necessario per abitare e lavorare in determinate città diventa incompatibile con la retribuzione disponibile, il problema non riguarda più soltanto il bilancio personale del docente, ma il reclutamento, la mobilità, la stabilità degli organici e la continuità del servizio.
L’impoverimento del personale docente nelle città ad alto costo richiede Intervenire oggi sul rapporto tra retribuzione reale, costo della sede e accesso all’abitazione significa prevenire domani una difficoltà strutturale della scuola nel garantire la presenza stabile dei propri docenti proprio nei territori nei quali il costo della vita rende più difficile esercitare la professione.



