In Italia si contano circa 7 milioni di caregiver persone che assistono familiari anziani, malati o con disabilità. Secondo il Censis questi soggetti forniscono il 94 % dell’assistenza quotidiana a chi non è più autosufficiente, per lo più donne che conciliano il ruolo con lavoro e famiglia. Nonostante l’importanza, il caregiving rimane un lavoro informale, privo di contratto, ferie o riconoscimento giuridico a livello nazionale.
Il disegno di legge attualmente in esame a Montecitorio, presentato dal governo e promosso dalla ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, promette di introdurre contributi economici e alcune tutele, ma la sua reale portata è ancora oggetto di dibattito tra le associazioni di categoria.
Il modello emiliano di riferimento
Nel 2014 la Regione Emilia-Romagna, grazie alla legge regionale n. 2, è stata la prima a riconoscere il caregiver familiare anche se non convive con l’assistito. L’iniziativa è nata su impulso dell’associazione Carer di Carpi, la più grande del settore, e ha costruito una rete di servizi sociali e sanitari attorno al sostegno formativo, orientativo e psicologico. Uno degli elementi più innovativi è il sollievo domiciliare un servizio che va oltre la semplice assistenza di igiene o pasti: un operatore qualificato può sostituire il familiare per 4 ore consecutive, per un fine settimana o fino a 15 giorni, secondo il modello francese definito “boccata d’aria”.
Il sollievo domiciliare: una “boccata d’aria” per i familiari
Nel distretto di Carpi, il sollievo è stato sperimentato con risultati concreti: i familiari hanno potuto recuperare sonno, fare la spesa con calma e dedicarsi a momenti di riposo. Il servizio, finanziato da un fondo regionale di 3 milioni di euro e integrato da risorse nazionali per superare i 5 milioni, è stato esteso progressivamente su tutto il territorio regionale, diventando un punto di riferimento per altre regioni.
Il disegno di legge attuale e le sue previsioni
Il testo in esame alla Camera, modificato in commissione Affari sociali, suddivide i caregiver in tre fasce sulla base delle ore settimanali di assistenza: “prevalente” (convivente, ≥ 91 ore), “convivente” (30-91 ore) e “non convivente” (≥ 30 ore). Il contributo economico previsto può arrivare fino a 400 euro al mese, erogato ogni tre mesi, ma scende a 40 euro per chi ha un ISEE superiore a 15 000 euro (capped a 25 000 euro). Le tutele includono la priorità per il part-time e lo smart working, oltre a un servizio psicologico e di sollievo, la cui entità non è ancora definita.
Le critiche delle associazioni
L’associazione Carer ha sollevato diverse perplessità: il testo discrimina in modo rilevante tra chi è convivente e chi non lo è, penalizzando, ad esempio, i figli di anziani non conviventi. La soglia di distanza tra caregiver e assistito, aumentata da 25 a 40 km, è ritenuta arbitraria. Inoltre, il supporto psicologico è lasciato alle Regioni, molte delle quali non hanno stanziato fondi, perpetuando disuguaglianze territoriali. Le associazioni denunciano anche l’assenza di tutele previdenziali, che la ministra ha indicato come “obiettivo futuro”.
Come afferma Loredana Ligabue di Carer, «il peso non può ricadere tutto sulle famiglie: la cura deve diventare una questione pubblica».



